Sull'attuale territorio degli USA, prima della colonizzazione europea, vivevano, divisi in gruppi e distinti in alcune grandi famiglie (algonchini, irochesi, sioux, uto-aztechi e muskhogee), circa un milione di amerindi, per lo più dediti alla caccia, alla pesca e ad attività agricole molto primitive.

Dopo alcune spedizioni esplorative spagnole provenienti dal Messico (Coronado, 1540), nella 1a metà del sec. XVI altri esploratori spagnoli raggiunsero le coste della Florida e vi crearono i primi insediamenti. Contemporaneamente più a Nord sbarcarono gli esploratori al servizio della Francia (Giovanni da Verrazzano) e dell'Inghilterra (G. Caboto). Gli spagnoli si spinsero in seguito in California dove fondarono una serie di missioni e nel Nuovo Messico e in Arizona dove entrarono in contatto con i pueblos.

La presenza spagnola fu tuttavia quantitativamente poco rilevante, e il suo influsso scomparve dopo l'annessione dei territori meridionali agli USA, agli inizi del sec. XIX. Le prime colonie inglesi stabili vennero invece create nei primi decenni del sec. XVII, dapprima in Virginia, poi nel Maryland e nella Carolina. In questi territori furono impiantate coltivazioni di tabacco e di riso e, dalla fine del secolo, vi furono introdotti schiavi neri importati dall'Africa.

Nella Nuova Inghilterra, più a Nord, gruppi protestanti attuarono tra il 1620 e il 1636 la colonizzazione del Massachusetts (fondazione di Plymouth a opera dei padri pellegrini) e del Rhode Island. Tali colonie si strutturarono come comunità semindipendenti dalla madrepatria, basate su una rigida etica del lavoro e sulle piccole aziende agricole a conduzione familiare.


 

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