Le popolazioni amerindie delle foreste settentrionali e delle praterie prima della colonizzazione europea conducevano una vita nomade, per cui i loro insediamenti instabili erano costituiti da capanne molto semplici o da tende in pelle di bufalo, sorrette da pali. Nelle regioni del SO, invece, si era sviluppata una civiltà stabile, a opera delle popolazioni agricole del gruppo uto-azteco (pueblo).

I primi insediamenti coloniali, nell'area meridionale, furono spagnoli e si ispirarono ai criteri architettonici e urbanistici dei conquistatori: una plaza de armas centrale, con la cattedrale ed eventualmente un palazzo per l'esercizio del potere politico, circondata da una struttura ortogonale in espansione progressiva. I nuclei abitativi di origine francese (in Louisiana e nella zona dei Grandi Laghi) ebbero una struttura molto più libera e varia, mentre gli stanziamenti di origine anglosassone dalla fine del sec. XVII furono caratterizzati dal prevalere di edifici costruiti in un particolare stile classicista, definito `georgiano'.

Nel campo delle arti figurative in questo periodo si ebbe solo una produzione paesaggistica (per lo più costituita da acquerelli e incisioni), opera di europei al seguito di colonizzatori e mercanti. La scultura diede solo qualche scarno elemento di decorazione tombale. Già all'inizio del sec. XVIII, in un clima meno sobrio e austero, trovò espressione il genere della ritrattistica, favorito anche dall'arrivo a Boston del pittore britannico J. Smibert. R. Feke fu il primo artista di nascita americana che ottenne risultati davvero apprezzabili in quest'ambito. Contemporaneamente si sviluppò anche una pittura di soggetti storici e mitologici, mentre ebbe nuovo impulso il genere paesaggistico. Il primo pittore americano che raggiunse una notevole fama in Europa fu J.S. Copley, che allo scoppio della rivoluzione si rifugiò in Gran Bretagna. Opposta la scelta di C.W. Peale, anch'egli di impostazione naturalista, che operò nel senso di rivendicare un'identità artistica nazionale. Gli avvenimenti rivoluzionari fornirono del resto abbondante materia per una pittura a carattere storico-celebrativo. Si segnalarono in quest'ambito B. West, J. Trumbull e G. Stuart; dallo stesso clima culturale nacque l'idea della fondazione dell'American Academy of Fine Arts (New York, 1802).

Dopo la conquista dell'indipendenza, la persistente influenza inglese si accompagnò anche in architettura a una ricerca di originalità e di specificità americane. Nacque lo stile `federale', ispirato dalla grande cultura classicista di T. Jefferson. Rispetto al georgiano, questo stile fu caratterizzato da piante più varie e movimentate e da una maggior attenzione agli elementi decorativi e ornamentali. Tra gli esempi più significativi vi sono la villa di Monticello (1771) e il Campidoglio di Richmond (1785-96), l'università della Virginia a Charlottesville (1817-26).

Il sec. XIX vide un tumultuoso sviluppo urbano, accompagnato dal ricorso a una notevole vivacità di stili: dal classico-rinascimentale al neogotico, di evidente derivazione britannica, sino all'eclettismo. B.H. Latrobe (completamento del Campidoglio, Washington; cattedrale dell'Assunzione, Baltimora, 1804) fu certamente il maggior esponente della tendenza grecizzante. Altra personalità di rilievo nell'ambito neoclassico fu W. Strickland (Merchant's Exchange, Filadelfia; Campidoglio, Nashville, 1845). A.J. Davis, J. Renwick e R. Upjohn si segnalarono invece tra i neogotici.

Nella pittura del sec. XIX la paesaggistica continuò a svolgere un ruolo di primo piano, dopo che J. Vanderlyn ebbe concluso in chiave romantica la celebrazione degli avvenimenti rivoluzionari. Fu lo stesso Vanderlyn a indirizzare in un secondo tempo i suoi interessi verso la riproduzione dei paesaggi, immensi e selvaggi, che caratterizzano tanta parte del territorio degli USA. T. Doughty e J. Cropsey proseguirono questa ricerca, che si arricchì delle teorizzazioni di T. Cole (Saggio sullo scenario americano, 1835) e delle opere degli artisti che fondarono la `Scuola del fiume Hudson'. A partire dalla metà del sec. XIX si affermò il `luminismo', un movimento che nell'interpretazione del fatto naturale riprodusse la varietà di atteggiamenti (da una contemplazione fiduciosa e serena, sino alle visioni più inquiete e tormentate) che caratterizzavano tutta la cultura dell'epoca. Contemporaneamente si sviluppò una pittura attenta agli elementi di vita agreste e quotidiana (J. Quidor, W.S. Mount, G.C. Bingham, E. Johnson), mentre altri artisti, definiti `di frontiera', si specializzarono nel ritrarre episodi di vita e cultura indiana o paesaggi dell'Ovest (canyon, altipiani, fauna tipica). La ritrattistica perse in parte importanza per il grande sviluppo e l'entusiasmo che suscitò precocemente negli USA la fotografia. La pittura di soggetti storici, anch'essa soppiantata dalla fotografia, ebbe un ultimo valido esponente in W. Homer, specializzato in soggetti tratti dalla guerra civile.

In ambito scultoreo la produzione si espresse in uno stile neoclassico, che restò dominante sin quasi a fine secolo. In architettura H.H. Richardson per primo, nella 2a metà del sec. XIX, superò sia la dimensione eclettica che ogni forma di subalternità all'arte europea, operando su strutture austere e contemporaneamente poderose e luminose (magazzini Marshall, Chicago, 1885-87).

Altri artisti della scuola di Chicago svilupparono un discorso di modernizzazione e, anche attraverso la disponibilità di nuovi materiali da costruzione (vetro, acciaio, cemento armato) e di nuove tecnologie, raggiunsero una posizione di avanguardia nell'architettura mondiale. L. Sullivan in particolare ha affrontato con decisione il tema del grattacielo come elemento centrale della città degli affari. La `trasparenza' dei suoi edifici vuole fare degli uffici ospitati un prolungamento della intensa e frenetica vita del centro cittadino. J. McNeill Whistler anticipò le avanguardie pittoriche, rivendicando l'autonomia dell'arte e il valore decisivo di intuizione e creatività.

Altre espressioni di un certo rilievo nella produzione pittorica di fine sec. furono quelle di J.S. Sargent per la ritrattistica, G. Inness, W.M. Hunt e J. La Farge per il genere paesaggistico. Da segnalare ancora il gruppo degli impressionisti (J.H. Twachtman, J.A. Weir, E.C. Tarbell), gli spiritualisti (W. Page, W. Rimmer), nel cui gruppo alcuni artisti si cimentarono anche nella scultura, e il simbolista A. Ryder.

In architettura l'allievo più geniale e il continuatore delle teorie di Sullivan fu F.L. Wright, che si occupò soprattutto di abitazioni civili, sviluppando in prevalenza linee ampie e orizzontali (prairie houses) e in seguito lavorò a un progetto di città ideale (Broadacre City) in cui a ogni abitante doveva esser assicurato il contatto diretto con l'ambiente naturale. Dopo la 1a guerra mondiale l'elemento più significativo in ambito urbanistico fu costituito dal progressivo formarsi di megalapoli estesissime, con i relativi problemi di tipo sociale ed ecologico da risolvere. Wright continuava ad avere un ruolo egemone, ma dopo l'Esposizione delle arti decorative e industriali (Parigi, 1925) venne rilanciata l'influenza europea (art-déco, con accentuazione degli elementi pittorici ornamentali). Tale recupero venne ulteriormente accelerato dall'immigrazione negli USA di architetti europei di grandissimo rilievo (W. Gropius, L. Mies van der Rohe, R. Neutra, M. Breuer, E. Mendelsohn).

Per quanto concerne la pittura del sec. XX un elemento di svolta fu costituito dall'Armory Show (New York, 1913), che favorì la conoscenza e lo studio delle più avanzate esperienze europee. Anche l'immigrazione di artisti dadaisti, come F. Picabia e M. Duchamp, contribuì a questi risultati. Nel dopoguerra J. Marin si ispirò al linguaggio fauve e cubista nei suoi paesaggi urbani; E. Hopper realizzò una pittura crudamente realistica; B. Shahn, utilizzando una tecnica di derivazione espressionistica, condusse la sua critica serrata e sferzante alle degenerazioni politiche e morali del suo paese. A partire dagli anni '30 anche la pittura americana risentì dell'accentuato afflusso di artisti esuli dall'Europa. L'avanguardia, che in Europa andava contro corrente, in America si inserì agevolmente in un ambiente tecnologicamente avanzato, ma perse anche la sua carica di contestazione. S. Davis, in quel periodo, seppe fondere gli schemi geometrici dell'astrattismo europeo con un colorismo intenso ed efficace; ma le figure più significative furono A. Gorky e W. De Kooning. Il primo, emigrato dall'Armenia nel 1915, utilizzò le esperienze europee per creare un linguaggio pittorico originale, capace di assegnare all'arte una funzione di opposizione e insieme di purificazione ideale, all'interno di una società dominata dal pragmatismo e dalla concretezza affaristica. Il secondo, emigrato dall'Olanda nel 1926, passò dalla originaria impostazione espressionista alla pittura informale. M. Tobey studiò le tradizioni figurative dell'Estremo Oriente e creò una pittura astratta dominata da innumerevoli microsegni. In F. Kline il segno è greve: nero su superficie bianca, esprime con violenza la contraddizione della società americana, allude alla questione `negra' come contraddizione di fondo dell'ideologia `democratica' USA. M. Rothko pervenne all'estrazione cromatica con composizioni di colori dai contorni sfumati. Dal canto suo J. Pollock realizzò le prime opere in questi anni, ma si sarebbe imposto come uno dei massimi innovatori solo nel 2o dopoguerra, quando gli USA cominciarono a svolgere un ruolo di assoluta preminenza nel panorama mondiale.

Fu proprio Pollock a fondare la scuola d'avanguardia dell'Action painting. Alcuni pittori e scultori di orientamento neodadaista (J. Johns, R. Rauschenberg) anticiparono con le loro soluzioni lo sviluppo, negli anni '50 e '60, della pop art (oltre a Johns e Rauschenberg, R. Lichtenstein, C. Oldenburg, J. Rosenquist, J. Dine). Lo scultore G. Segal introdusse invece all'iperrealismo (R. Artschwager, C. Close e gli scultori J. De Andrea e D. Hanson). Altri pittori e scultori di rilievo, in anni recenti, furono F. Stella, D. Judd, R. Morris, E. Kelly, D. Smith, J. Chamberlain e A. Kaprow, ma soprattutto A. Warhol. Le ultime correnti affermatesi furono la minimal art (S. LeWitt, W. De Maria), la land art (R. Long, R. Smithson, lo stesso De Maria), l'arte comportamentale e l'arte concettuale (D. Hubler).

Nel 2o dopoguerra anche l'architettura statunitense ha continuato a svolgere un ruolo di primo piano in ambito mondiale. L'urbanistica ha continuato a essere influenzata da Wright, la cui architettura è volta a qualificare il tessuto urbanistico (Museo Guggenheim a New York, 1943-59). P. Soleri, di origine italiana, L. Kahn e R.B. Fuller (cupola geodetica del padiglione USA, Esposizione universale di Montreal, 1967) ne svilupparono creativamente alcune intuizioni.

Altri artisti crearono un'architettura definita razionalista, ispirata a realizzazioni di maestri europei: P.C. Johnson, L. Skidmore e i suoi soci A.N. Owings e J.O. Merrill (Chase Manhattan Bank, New York, 1957-61); I.M. Pei (National Airlines Terminal, New York, 1964; East Wing della National Gallery of Art, Washington, 1974-78; J.F. Kennedy Library, Boston, 1979). Meritano infine di essere citate le esperienze della corrente postmoderna (C.W. Moore, R. Venturi, P.C. Johnson) e dell'architettura che si è definita concettuale (M. Graves, Casa Benacerraf, Princeton, 1969-70; A. Isozaki, Museum of Contemporary Art, Los Angeles, 1981; R. Meier, ampliamento del Des Moines Art Center, Des Moines, 1982-85).

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