La rinascita della cultura in età carolingia indirizzò la produzione artistica verso il recupero di elementi classici. Se nella Cappella Palatina di Aquisgrana la pianta centrale riconfermò l'influenza bizantina, le basiliche di St-Denis, Corvey e Reichenau segnarono il passaggio alla pianta longitudinale, a navate plurime. In seguito si affermò lo stile romanico, dominante nei sec. XI e XII.

In architettura l'orientamento prevalente fu volto all'edificazione di strutture portanti insieme sobrie e poderose, tali da consentire coperture in muratura (volte a botte e a crociera). Gli esempi più significativi sono costituiti dalle chiese della Borgogna, come l'abbazia benedettina di Cluny, quella di S. Maddalena a Vézelay e la cattedrale di Saint Lazare, ad Autun; da alcuni santuari dell'Alvernia (St-Foy, a Conques) e dall'abbazia di S. Saturnino, a Tolosa.

La scultura operò soprattutto in funzione dell'arricchimento di capitelli, architravi e portali, con i suoi volumi plastici e corposi (rilievi di Gilabertus, a Tolosa). Più eclettica e meno significativa in questo periodo fu la pittura, mentre raggiunsero elevati livelli la miniatura, soprattutto nel nord, e la pittura su vetro (Notre-Dame di Poitiers).

I primi esempi di architettura gotica si trovano ancora nell'abbazia di St-Denis, con il nuovo coro voluto dall'abate Suger e consacrato nel 1144. L'innovazione principale del gotico fu tutta tesa nella ricerca della verticalizzazione, attuata con l'utilizzo di archi acuti, navate altissime, torri, pinnacoli e contrafforti. L'effetto fu quello di una maggior agilità delle strutture portanti, di una riduzione delle superfici murarie, e di una maggior luminosità, secondo l'ideale estetico-religioso propugnato dallo stesso Suger (la luce come metafora della divinità).

Se il centro di irradiazione della nuova concezione architettonica fu indubbiamente l'Île-de-France, dove sorsero anche la cattedrale di Notre-Dame (1163) e la più tarda Sainte-Chapelle (1248), entrambe a Parigi, prestigiosi edifici gotici furono innalzati in tutta la F. (cattedrali di Amiens, Bourges, Chartres, Reims). Anche nella scultura prevalsero gli aspetti di linearità e snellezza, mentre la pittura consisteva ancora prevalentemente nella decorazione delle grandi vetrate delle chiese, negli smalti e nella miniatura, che vide in quest'epoca l'affermarsi di ineguagliati maestri, quali J. Pucelle, J. de Bondol e i fratelli Limbourg.

L'arte gotica fu dominante per tutto il sec. XIV, mentre tra i sec. XIV-XV si affermò in architettura la variante del gotico fiammeggiante, caratterizzata da una forte accentuazione degli elementi non strutturali e decorativi. Nel sud cominciarono a penetrare nel corso del sec. XIV le influenze italiane, a carattere pre-umanistico, anche per la presenza della corte papale ad Avignone. Soprattutto i grandi pittori del sec. XV, come il Maestro dell'Annunciazione di Aix, il Maestro di Moulins, e soprattutto J. Fouquet operarono una sintesi tra le suggestioni italiane, i modelli fiamminghi e la grande sensibilità cromatica propria delle composizioni tardo-gotiche. La scultura si orientò, per tutto il sec. XIV, verso una produzione raffinata, frastagliata e ornativa, finché negli ultimi decenni il fiammingo C. Sluter con la sua attività alla certosa di Champmol presso Digione, ridiede vigore e potenza plastica alle sue figure realisticamente concepite.

Nel sec. XVI l'elemento decisivo da considerare fu l'attività in F. di artisti italiani come Leonardo da Vinci, Rosso Fiorentino, S. Serlio, B. Cellini, che vi diffusero le più avanzate acquisizioni dell'arte rinascimentale. Fu ampliato in questo periodo il palazzo del Louvre, sotto la direzione del classicista P. Lescot, e furono costruiti i castelli di Fontainebleau (a opera del Serlio) e di Chambord.

In pittura dall'attività del Giambologna derivò la cosiddetta scuola di Fontainebleau, caratterizzata da un elegante manierismo e dalla raffigurazione di temi laici e mondani, adeguati alle esigenze della raffinata corte di Francesco I. Anche le sculture di J. Goujon, che contribuirono a ornare il Louvre, e quelle di G. Pilon, risentirono dell'insegnamento di B. Cellini e delle tendenze manieriste.

Nel sec. XVII continuò a manifestarsi l'influenza dell'arte italiana: F. Mansart si ispirò soprattutto al barocco romano, come l'altro grande architetto del secolo, L. Le Vau. Entrambi si misurarono in progetti di notevole rilievo (come l'ampliamento del Louvre e la costruzione della reggia di Versailles) che richiesero anche una progettazione di tipo urbanistico. In pittura G. La Tour si ispirò alla produzione di Caravaggio, i fratelli Le Nain si riaccostarono al naturalismo, prima che, con la fondazione dell'Accademia Reale (1648, C. Le Brun), si affermasse prepotentemente una concezione classicheggiante, aulica e fastosa che ebbe in N. Poussin il più felice e coerente interprete. A tale orientamento generale si ricondussero anche la produzione di C. Lorrain (dipinti di soggetto mitologico e biblico, ambientati in paesaggi classici) e i ritratti di P. de Champaigne e H. Rigaud, nonché le raffigurazioni di genere storico di F. Lemoine.

L'inizio del sec. XVIII fu caratterizzato in tutte le arti dall'affermazione del gusto rococò. Sviluppatosi come stile profano negli ambienti di corte, in pittura si esplicò soprattutto nella realizzazione di soggetti a carattere mondano, come le raffigurazioni mitologiche galanti. J.A. Watteau ne fu il raffinato caposcuola; F. Boucher, artista ufficiale di Luigi XV, il più coerente interprete, insieme a J.H. Fragonard. Per il suo carattere prevalentemente decorativo, questo stile diede ottimi risultati soprattutto nelle arti minori, e in particolare nella produzione di arazzi, mobili, porcellane, stucchi e architetture d'interni. Un artista isolato fu J.B. Chardin, che oppose al gusto prevalente una ricerca pittorica austera ed essenziale.

Negli ultimi decenni del secolo si affermò l'estetica neoclassica, con la sua critica serrata agli eccessi sregolati di barocco e rococò. J.L. David, con il Giuramento degli Orazi (1784, Parigi, Louvre), diede inizio al movimento. In lui il recupero del passato, realizzato privilegiando la Roma repubblicana, assolse a una funzione politica e morale, di sostegno agli ideali rivoluzionari (La morte di Marat, 1793, Bruxelles, Mus. Royal des Beaux-Arts). L'architettura diede soprattutto i grandi progetti, solo parzialmente realizzati, di C.N. Ledoux (teatro di Besançon, 1775-84) e di E.L. Boullée.

Con l'avvento di Napoleone il recupero della classicità divenne arte di regime (stile impero), grandiosa e celebrativa. Ne sono testimonianza gli interventi che P. Fontaine e C. Percier realizzarono a Parigi (Louvre, Tuileries, ecc.) e i dipinti di F. Gérard e A.J. Gros. Appartenne alla corrente classica J.A. Ingres, la cui pittura fu contrastata, anche a livello di serrata polemica teorica, dalle soluzioni cromatiche e dinamiche di E. Delacroix e T. Géricault. Questi ultimi furono i più validi interpreti della pittura romantica, insieme a C. Corot, certamente il maggior paesaggista del sec. XIX, e alla scuola di Barbizon, i cui seguaci (T. Rousseau, N. Diaz de la Peña, C. Daubigny) per conoscere e interpretare la natura decisero di immergervisi, rifiutando gli artefatti ambienti cittadini.

Verso la metà del sec. XIX si impose l'arte socialmente impegnata di H. Daumier, rispetto al quale le soluzioni di F. Millet apparvero più ambigue e legate a un sentimentalismo romantico ormai di maniera. G. Courbet infine unì alla tensione politica l'interesse per la rappresentazione di paesaggi naturali. Egli avviò il simultaneo superamento dell'orientamento classico e di quello romantico, annunciando il proposito di attenersi a un realismo integrale.

Nella scultura il romanticismo diede, oltre alle realizzazioni del già citato Daumier, i rilievi plastici e celebrativi di F. Rude (Arco di Trionfo, Parigi, 1833-36). L'architettura ottocentesca vide dapprima l'affermazione incontrastata di E. Viollet-le-Duc, che fu anche un teorico del restauro interpretativo. Le realizzazioni di altri artisti furono invece improntate a un gusto eclettico, finché H. Labrouste (Biblioteca Nazionale, Parigi, 1858-68), fondò la corrente razionalista e A.G. Eiffel realizzò le sue opere ardite, concepite sulla base di un'avanzata tecnologia. In campo urbanistico, significativo il piano di Parigi, realizzato in diciassette anni (1853-69) dal prefetto G.E. Haussmann.

Negli ultimi decenni del sec. XIX fino allo scoppio della 1a guerra mondiale, la F. divenne il centro più vivo dell'arte internazionale. Dopo il 1870 si tennero a Parigi le prime mostre di artisti del movimento impressionista (C. Monet, P.A. Renoir, E. Degas, P. Cézanne, C. Pissarro). G. Seurat e P. Signac si proposero di superare l'impressionismo accentuandone gli elementi di scientificità (pointillisme) e contro questa forma di neo-impressionismo si mosse la ricerca, spiritualista e idealista, del simbolismo (G. Moreau, P. Gauguin, lo scultore A. Rodin), sino alle realizzazioni del gruppo dei pittori nabis (M. Denis, P. Bonnard, F. Vallotton).

Il neo-impressionismo fu anche alle radici delle successive ricerche strutturali dei fauves (H. Matisse, M. de Vlaminck, A. Derain, A. Marquet, K. Van Dongen), che studiarono le possibilità plastiche e costruttive del colore, e di quelle dei cubisti (G. Braque, P. Picasso, J. Gris), che dissolsero l'unicità obiettiva dell'oggetto nella molteplicità dei punti di vista.

L'architettura del sec. XX diede le sue migliori espressioni con gli esponenti dell'art nouveau (A. Perret, H. Guimard), che vollero coniugare l'utile con il piacevole, e con il genio creativo di Le Corbusier, massimo interprete del funzionalismo. La stagione delle avanguardie, con le loro irrequiete ricerche espressive (M. Duchamp, F. Picabia), avviarono al passaggio, realizzatosi intorno agli anni '20, dal simbolismo al surrealismo, che volle esplorare il mondo dell'inconscio e delle pulsioni irrazionali.

Con la crisi degli anni '30 e le vicende della 2a guerra mondiale, anche la centralità della ricerca artistica francese si esaurì. Le correnti più vitali sono state in seguito l'art brut, fondata dal pittore e scultore J. Dubuffet e il tachisme, di H. Micheaux, che rientrano nel più complessivo movimento dell'informale, insieme ad altri artisti quali J. Fautrier e P. Soulages.

Dopo una ripresa del movimento dadaista, dagli anni '60 ha cominciato ad affermarsi la corrente del nouveau réalisme (Arman, M. Raysse). Significativo l'intervento pubblico in campo artistico attraverso lo stanziamento di ingenti fondi per l'acquisto di opere d'arte o apposite leggi che consentono di pagare le tasse di successione attraverso la cessione allo stato di opere d'arte (dation). Nel quadro della politica di grandeur è da ricordare la realizzazione di grandi complessi monumentali, in particolare per l'abbellimento di Parigi.

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