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Le più antiche testimonianze della presenza umana in Francia risalgono alla
cultura pebble (ca 1000000 di anni fa); nel pleistocene è attestata la cultura
abbevilliana e acheuleana e numerosissimi sono i reperti del paleolitico. Nel V
mill. a.C., con l'introduzione dell'agricoltura, si delinea una suddivisione in
tre zone culturali (mediterranea, nord-orientale e atlantica).
Nell'età del
bronzo, a partire dalla F. centro-orientale, si fa preponderante la presenza
delle popolazioni celtiche, che si sovrapposero alle preesistenti (liguri, iberi).
Sede di colonie greche lungo la costa mediterranea (Massalia, sec. VII-VI a.C.),
a partire dal sec. II a.C. entrò in contatto con Roma, che conquistò la regione
meridionale e vi costituì la Provincia Narbonensis (da cui il nome Provenza)
(120 a.C.), mentre la F. continentale, indicata con la denominazione di Gallia
Comata, vedeva la presenza di numerosissime tribù.
Tra il 58 e il 52 a.C. si
ebbe la spedizione militare di Giulio Cesare, conclusa con l'occupazione di
tutto il territorio (Gallia e guerre galliche). Il dominio romano venne quindi
definitivamente assicurato da Ottaviano Augusto, che intorno al 25 a.C. pacificò
tutta l'area gallica e la ripartì in quattro province (oltre alla Narbonese
costituì le province di Aquitania, Lugdunese e Belgica). La romanizzazione della
Gallia fu particolarmente profonda e notevole fu lo sviluppo economico della
regione.
A partire dal 355 cominciarono le invasioni e gli stanziamenti di
popolazioni germaniche: franchi, alamanni, visigoti, burgundi, bretoni. I
franchi con Clodoveo (481-511), fondatore della dinastia merovingia, riuscirono
a prevalere e riunificarono il paese.
L'aristocrazia mantenne larghi spazi di
autonomia, e solo verso la fine del sec. VII Pipino di Héristal ristabilì
l'autorità nel regno franco. Carlo Martello, suo figlio, rafforzò il prestigio
della casata e pose termine all'espansione araba in Europa con la vittoria di
Poitiers (733).
Nel 751, con la consacrazione a re dei franchi di Pipino il
Breve, figlio di Carlo Martello, ebbe inizio la dinastia carolingia.

L'intervento di Pipino e poi del figlio Carlo Magno a sostegno di papa Stefano
II, minacciato dai longobardi e ostile alla presenza bizantina in Italia,
permise ai franchi di estendere il loro dominio fino all'Italia centrale, e
attribuì grande prestigio a Carlo Magno, incoronato nell'800 imperatore del
Sacro Romano Impero da papa Leone III.
La coesione e l'unità dell'impero,
assicurate da Carlo Magno con interventi militari, amministrativi, culturali,
furono nel corso del sec. IX gravemente compromesse dalla consuetudine
capetingia di dividere il regno tra gli eredi, dalla differenziazione
linguistica e culturale tra le varie parti, dal prevalere dei particolarismi e
soprattutto dall'affermazione del sistema feudale, che divenne dominante nei
sec. X-XII.
La F. fu teatro di continue lotte fra signori di grandi stati (Aquitania,
Borgogna, Champagne, Vermandois) e dovette altresì subire le scorrerie dei
saraceni nel sud e dei normanni nel nord; questi ultimi si stanziarono
definitivamente nel sec. X nel territorio che da loro prese nome (Normandia). La
dinastia capetingia, iniziata nel 987 con Ugo Capeto, il cui regno aveva
dapprima un'estensione limitata alla regione parigina, rafforzò lentamente, ma
in maniera decisiva, il potere regale, che si impose sull'irrequieta classe
feudale.
Il matrimonio di Eleonora di Aquitania, ripudiata da Luigi VII, con
Enrico II Plantageneto d'Inghilterra (1154) pose le basi del dominio inglese su
buona parte della F. occidentale e settentrionale, che aprì la lunga serie di
guerre franco-inglesi. Luigi VII e suo figlio Filippo II Augusto iniziarono la
riconquista dei domini inglesi, mentre con il pretesto della crociata contro gli
albigesi (1208-9) venne esteso il potere centrale in Linguadoca e Provenza.
Nel
sec. XIII, Luigi IX introdusse alcuni elementi innovativi nell'organizzazione
dello stato (tribunali d'appello, corte dei conti) e Filippo IV il Bello
(1285-1314) ne completò l'opera, costituendo uno stato unitario, efficiente,
laico, basato sul potere assoluto del re, ma articolato in magistrature centrali
e locali con specifiche competenze. Tale impostazione, entrando in conflitto con
l'ideale universalistico del papato, portò al violento scontro con Bonifacio
VIII (oltraggio di Anagni, 1303). La monarchia uscì comunque rafforzata dalla
lotta col papato: la stessa sede pontificia fu trasferita ad Avignone (1309), e
vi rimase per oltre settant'anni, sotto la tutela dei re di F.
Guerra dei Cent'anni.
Tra il 1328 e il
1453 il regno dovette affrontare la fase decisiva del conflitto con
l'Inghilterra
(guerra dei Cent'anni), durante il quale
fu messa in pericolo la stessa esistenza dello stato unitario francese. Dopo
alterne vicende, la nuova dinastia dei Valois riuscì espellere gli inglesi
(1453) dalla F., eccetto Calais.
In Italia.
Fransesco I di Francia, insieme a
Carlo V di Spagna, è uno dei grandi protagonisti della
politica europea del Cinquecento. Il suo regno, sebbene duramente sconfitto
nelle guerre d'Italia, è sicuramente uno dei primi esempi di Stato moderno,
dotato già di un notevole apparato amministrativo e fiscale.
Tra il 1494 e la metà del sec. XVI, i sovrani
francesi furono impegnati in Italia. Dapprima Carlo VIII e Luigi XII
rivendicarono il Regno di Napoli e il ducato di Milano, sulla base del diritto
ereditario. In seguito Francesco I ed Enrico II vi combatterono contro
l'imperatore Carlo V e le sue pretese egemoniche. L'abdicazione di Carlo V, con
la divisione del suo impero e la successiva pace di Cateau-Cambrésis (1559),
pose fine alla contesa con una soluzione di compromesso: la F. rinunciò
all'Italia, ma conservò la Borgogna.
Le guerre di religione fra cattolici e
ugonotti.
Le guerre di religione fra cattolici e
ugonotti segnarono la F. della 2a metà del sec. XVI, azzerandone il peso
politico in Europa e frantumandone l'unità faticosamente raggiunta. Solo Enrico
IV di Borbone riuscì a por fine alla guerra e al disordine con l'editto di
Nantes (1598), col quale venivano riconosciuti agli ugonotti diritti e garanzie.
Questa soluzione equilibrata consentì una rapida ripresa dell'economia e
l'edificazione di uno stato assoluto, accentrato ed efficiente al quale la
borghesia francese diede tutto il suo appoggio. Luigi XIII e Luigi XIV, ma
sostanzialmente i loro potenti ministri Richelieu, Mazarino e Colbert, fecero
del sec. XVII un grande periodo di sviluppo.
La guerra dei Tent'anni.
La F. uscì positivamente dalla
guerra dei Trent'anni (pace di
Westfalia, 1648) stroncando le velleità di supremazia della Spagna e ottenendo
Alsazia, Rossiglione, Artois e parte delle Fiandre; avviò inoltre una decisa
espansione coloniale in America e in Africa. Proprio il regno di
Luigi XIV
(1643-1715) segnò il culmine della potenza francese, ma già la pace di Utrecht
(1713) indicò una prima inversione di tendenza. Con l'avvento di Luigi XV si
manifestarono i segni della profonda crisi economica e sociale che, di lì a
qualche decennio, avrebbe sconvolto il paese.
La guerra dei Sette anni (1756-63) segnò la sconfitta della F. in Europa e la
perdita di gran parte delle colonie. L'affermarsi della cultura illuminista fu
un elemento decisivo per la maturazione della rivoluzione: l'assunzione di
responsabilità della classe borghese, insofferente dei privilegi di cui la
nobiltà continuava a godere, combinata con la grave crisi finanziaria
manifestatasi durante il regno di Luigi XVI (1774-92), favorì lo scoppio della
rivoluzione francese (1789) e la
promulgazione di una legislazione innovativa (abolizione dei privilegi feudali,
dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino).
Nel 1792 fu proclamata la
repubblica: questa dovette immediatamente fronteggiare l'aggressione di tutte le
potenze europee, che riuscì a respingere. Seguì una fase caratterizzata dalla
dittatura giacobina, rovesciata dal colpo di stato del 9 termidoro (1794), che
portò al potere un Direttorio, espressione delle tendenze borghesi moderate. Le
armate francesi difesero la rivoluzione e contribuirono a diffonderne
l'esperienza in Europa.
In questa fase emerse la figura di
Napoleone Bonaparte, che dopo la
vittoriosa campagna d'Italia e altri trionfi militari, prese il potere (18
brumaio 1799) e ben presto si fece consacrare imperatore dal papa (1804). Il
dominio francese si estese su tutta l'Europa continentale e solo il fallito
tentativo di assoggettare la Russia avviò il suo declino. Dopo le sconfitte di
Lipsia (1813) e di Waterloo (1815), si chiuse la parentesi napoleonica.
18 giugno 1815
Napoleone è sconfitto a Waterloo
Con
la sconfitta di Napoleone Bonaparte da parte del duca di Wellington termina
l'era napoleonica. Costretto a rinunciare al titolo di imperatore di Francia nel
1814, Napoleone era fuggito dal breve esilio sull'Isola d'Elba e tornato in
Francia aveva allestito un'altra grande armata. Nei 100 giorni seguenti
Napoleone, considerato un condottiero invincibile, riportò vari successi sui
campi di battaglia europei. Ma la battaglia di Waterloo, in Belgio, gli inflisse
per mano di Wellington quella che sarebbe stata la sua ultima sconfitta. Poco
dopo fu arrestato e mandato in esilio sull'isola di Sant'Elena, dove morì sei
anni dopo.
In F. venne allora restaurata la monarchia borbonica, con Luigi XVIII; il governo
ultra-conservatore di Carlo X e del suo ministro Polignac condusse ai moti
parigini del 1830: deposto Carlo, Luigi Filippo d'Orléans fu proclamato re e
guidò il paese sino al 1848, quando una nuova insurrezione popolare portò
all'instaurazione della II Repubblica.
Ma il presidente eletto nel 1848, Luigi
Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone I, assunse il potere assoluto (1851) e,
l'anno successivo, si proclamò imperatore (Napoleone III). La F. affrontò
numerose avventure militari, partecipando dapprima alla guerra di Crimea
(1854-56), poi intervenendo contro l'Austria a fianco del Piemonte, ottenendo
Nizza e la Savoia, e contro la Prussia nel 1870.
La sconfitta di Sedan determinò
il crollo dell'impero, la crisi rivoluzionaria della Comune di Parigi (1871) e
l'instaurazione della III Repubblica, che dovette accettare la cessione di
Alsazia e Lorena alla Germania. Gli ultimi decenni del sec. XIX furono
caratterizzati da un intenso sviluppo industriale, dall'accentuazione dello
scontro politico e dall'espansionismo coloniale in Africa e in Indocina.
La F. partecipò alla 1a guerra mondiale a fianco della Gran Bretagna e della Russia:
alla sconfitta degli imperi centrali, ottenne la restituzione dell'Alsazia e
della Lorena, alcune colonie e l'impegno al pagamento, da parte della Germania,
di ingenti indennizzi di guerra. La crisi economica del 1929 provocò notevoli
tensioni sociali: nel 1934 i partiti di sinistra costituirono il Fronte popolare
che nel 1936 vinse le elezioni. Il nuovo governo, presieduto dal socialista L.
Blum, attuò importanti riforme sociali, ma dovette affrontare una difficile
situazione economica e crisi internazionali (guerra di Spagna). Il successivo
governo (1938), espressione del centro-destra, non si oppose alla politica
espansionista tedesca in Europa centrale ed entrò in guerra solo dopo
l'invasione della Polonia (1939).
L'attacco tedesco alla F. si sviluppò nel
maggio 1940 e in poche settimane fu la disfatta. La parte settentrionale venne
occupata direttamente dai tedeschi, mentre al sud si costituì il regime
collaborazionista di Vichy, con a capo il maresciallo Pétain (Repubblica di
Vichy). A Londra C. De Gaulle costituì il comitato F. libera, poi un governo in
esilio, che organizzò reparti militari nelle colonie per partecipare alla guerra
a fianco degli Alleati, mentre all'interno si sviluppò un intenso ed efficace
movimento di resistenza (maquis). Nel 1944 con lo sbarco in Normandia e in
Provenza iniziò la liberazione del paese. Al termine del conflitto venne
convocata un'assemblea costituente che proclamò la IV Repubblica: seguì una
serie di governi deboli che dovettero affrontare la ricostruzione post-bellica,
le crescenti tensioni sociali e il difficile processo di decolonizzazione.
La sconfitta di Dien Bien Phu (1954) costrinse la F. a ritirarsi dal Sud-Est
asiatico, mentre la guerriglia in Algeria (1956) giunse a mettere in crisi la
struttura costituzionale della F. Nel 1958 un colpo di stato ad Algeri costrinse
il governo ad affidare i pieni poteri a De Gaulle: in pochi mesi venne redatta
una nuova costituzione ( Repubblica) e nel dicembre De Gaulle venne eletto
presidente. Iniziò così una fase di stabilità politica che avviò un notevole
sviluppo economico e una politica estera volta ad assicurare alla F. un ruolo
internazionale di grande rilievo (grandeur) con una funzione guida nella CEE (trattato
franco-tedesco, ostilità all'ingresso della Gran Bretagna nella comunità).
Il progressivo allontanamento dagli USA e l'accentuarsi di una politica
internazionale autonoma portarono la Francia all'uscita dalla NATO (1966). La
decolonizzazione venne portata a compimento rapidamente e anche l'Algeria
ottenne l'indipendenza (1962). Sotto la spinta degli imponenti moti studenteschi
e popolari del maggio 1968 il regime gollista vacillò e l'anno successivo,
vistosi respingere un progetto di riforma del senato, De Gaulle si dimise.
Al successore gollista G. Pompidou, nel 1974 seguì il centrista V. Giscard
d'Estaing, mentre nel 1981 venne eletto da un'ampia coalizione di sinistra F.
Mitterrand, riconfermato in tale carica nel 1988. Da allora si sono succeduti
numerosi governi guidati da esponenti socialisti, ma anche centristi (coabitazione,
1986-88). Mitterrand ha dato nuovo impulso alla CEE, cercando di far assumere
all'Europa un ruolo autonomo e protagonista nella politica internazionale. In
politica interna ha proceduto a un certo disimpegno dello stato nell'economia
attraverso alcune privatizzazioni e ha mantenuto una ferma posizione di fronte
al successo, anche elettorale, di un movimento nazionalista e razzista (Front
National). Alle elezioni del 1993 il Partito socialista ha subito una netta
sconfitta e si è insediato un governo di centro-destra di coalizione (RPR-UDF)
guidato da Édouard Balladur. L'affermazione della destra è stata confermata con
l'elezione di J. Chirac alle presidenziali del 1995.