A partire dal III mill. a.C. nel territorio dell'attuale G. cominciarono gli stanziamenti di popolazioni indoeuropee. Il termine `germani' fu utilizzato in epoca successiva dai romani, per indicare l'insieme delle popolazioni, distinte ma non prive di collegamenti, stanziate al di là del Reno. I germani avevano avuto in precedenza contatti significativi con tribù celtiche.

A partire dal sec. II a.C. i loro movimenti espansionistici li portarono appunto in contatto con i romani. Nel 102 a.C. Mario sconfisse i teutoni e l'anno successivo i cimbri. Più tardi Cesare sconfisse i suebi e fissò al Reno il confine orientale della Gallia. In quest'epoca l'area abitata dai germani era circoscritta dai fiumi Reno, Danubio, Elba e dalla costa del mare del Nord. Augusto cercò di estendere alla G. il dominio romano, ma la sconfitta subita a opera di Arminio nella foresta di Teutoburgo (9 d.C.) segnò la fine di quelle ambizioni. Venne allora stabilita una linea di confine fortificata, che correva lungo il corso del Reno e del Danubio e furono create le due province della G. Superiore (con capitale l'odierna Magonza) e della G. Inferiore (Colonia).

Nel corso del secolo III la crisi politico-militare dell'impero consentì a diverse popolazioni germaniche (franchi, alamanni, goti) di riprendere l'iniziativa, compiendo incursioni e saccheggi oltre il confine.

Il tentativo di contenere le invasioni barbariche era destinato a fallire nei secoli successivi; alla caduta dell'impero d'occidente il regno dei franchi inglobò la maggior parte delle terre germaniche, che entrarono più tardi a far parte, sotto Carlo Magno, del Sacro Romano Impero.

Con il trattato di Verdun (843), e con la conseguente tripartizione dell'impero, i territori orientali furono affidati a Ludovico I e costituirono il Regno di Germania. Nell'887, con la deposizione di Carlo III il Grosso, il regno divenne elettivo, per alcuni decenni, e fu affidato ad Arnolfo di Carinzia. Questo periodo fu caratterizzato da forti spinte particolaristiche delle famiglie nobiliari che rappresentavano le varie etnie, ma la situazione mutò nuovamente nel senso di un rafforzamento del potere centrale con l'elezione di Enrico I, con il quale iniziò la dinastia di Sassonia.

Lo stesso Enrico, e più tardi suo figlio Ottone I il Grande, sconfissero definitivamente gli ungheresi che, provenienti dall'Asia, avevano fatto numerose scorrerie in occidente. In funzione anti-slava, lo stesso Ottone istituì diverse marche tra l'Elba e l'Oder e lungo il Danubio. Nel 955 egli divenne anche re d'Italia e nel 962 si fece incoronare imperatore del Sacro Romano Impero Germanico da papa Giovanni XII. In seguito tuttavia si aprì un conflitto tra gli imperatori e la chiesa (lotta per le investiture); ciò favorì la ripresa delle spinte autonomistiche da parte della feudalità germanica, che proseguirono sino al 1122, quando il concordato di Worms pose termine ai contrasti col papato e consentì agli imperatori di rafforzare l'autorità interna.

Tra il 1125 e il 1152 la Germania fu ancora interessata dalla lotta per la conquista del trono imperiale tra le grandi famiglie dei duchi di Sassonia (guelfi) e di Baviera (ghibellini). Il contrasto si compose con l'elezione di Federico I Barbarossa, appartenente alla casata sveva, ma imparentato anche con i rivali di Sassonia.

Dopo lo scontro tra il Barbarossa e i comuni italiani, conclusosi con un primo riconoscimento delle autonomie di questi ultimi (pace di Costanza, 1183), e dopo la parentesi autorevole di Federico II (1220-50), gli imperatori germanici conservarono in Italia un'autorità puramente formale. Nel basso medioevo le più importanti casate che si contesero il titolo imperiale furono gli Asburgo e i Lussemburgo.

Nel 1356 Carlo IV promulgò la bolla d'oro, una sorta di costituzione imperiale che ribadiva il carattere elettivo della corona germanica e dell'annesso titolo imperiale, individuando anche i sette principati elettorali che divenivano indivisibili. Comunque, nei fatti, dal 1458 il titolo fu sempre attribuito a esponenti della famiglia degli Asburgo.

L'elezione di Carlo V nel 1516 assicurò alla G. un ruolo di assoluta preminenza nel mondo occidentale. Il nuovo imperatore aveva infatti ereditato per parte materna il regno di Spagna e i territori a esso collegati e affrontò un lungo scontro con Francesco I di Francia, con lo scopo di riaffermare la propria supremazia sull'Italia, ma perseguendo anche il disegno di ripristinare l'antico universalismo del potere imperiale.

In questo periodo tuttavia Carlo dovette affrontare anche la dissidenza interna dei principi e degli elementi nazionalisti, che appoggiavano il protestantesimo luterano, nonché le rivolte dei cavalieri (1523) e dei contadini (1524-25) e la minaccia rappresentata dall'espansionismo turco.

Sconfitti e sterminati gli elementi protestanti più radicali, il conflitto tra cattolici e luterani proseguì fino al 1555, quando la pacificazione di Augusta sancì il principio per cui i signori feudali potevano scegliere tra le due confessioni e i sudditi dovevano conformarsi alla scelta del signore. Fallito il sogno di un impero universale che avesse a fondamento ideologico la fede cattolica, Carlo V decise l'anno successivo di abdicare, lasciando la corona imperiale e i territori germanici al fratello Ferdinando e la corona spagnola con relativi possedimenti al figlio Filippo II.

Ma il contrasto religioso all'interno dei vari paesi europei continuava a espandersi e, intrecciandosi con motivi politici e dinastici, agli inzi del sec. XVII sfociò in un lungo conflitto internazionale (guerra dei Trent'anni) che coinvolse anche la G. ed ebbe termine nel 1648, con la pace di Westfalia. La G. ne uscì sconfitta, con la perdita di vari territori a vantaggio della Francia e della Svezia, con un consistente declino economico e demografico e con un nuovo assetto politico, per cui il territorio venne frammentato in numerosi staterelli sovrani, sui quali il potere imperiale si esercitava ormai solo in modo nominale, mentre un ruolo emergente venivano assumendo i territori austriaci, sotto il controllo diretto degli Asburgo.

All'inizio del sec. XVIII cominciò l'ascesa della Prussia, della quale Federico III (1701-13) venne nominato re. Durante il suo regno venne ricostruita Berlino e furono create l'Accademia delle arti e quella delle scienze. Federico Guglielmo (1713-40), proseguì nell'opera di rafforzamento del regno, facendone uno stato burocratico e fortemente militarizzato, ma fu soprattutto Federico il Grande (1740-86) che consolidò l'opera del padre, attuando grandi riforme economiche e finanziarie e provvedendo al potenziamento delle infrastrutture.

Prussia e Austria furono poi alleate contro la Francia rivoluzionaria e l'impero napoleonico. Dopo il congresso di Vienna, la Prussia si fece promotrice dell'unione doganale (Zollverein) tra gli stati tedeschi, ne assunse la presidenza (1834) e iniziò un processo tendente all'unificazione politica e alla industrializzazione del territorio.

Nel 1866 la Prussia sconfisse l'Austria a Sadowa e con la pace di Praga si assicurò il predominio sulla neo-costituita Confederazione tedesca del Nord (presidente Guglielmo I, cancelliere Bismarck). La successiva guerra con la Francia consentì l'annessione dell'Alsazia e della Lorena e portò alla proclamazione di Guglielmo I imperatore di G. e alla nascita del Reich tedesco (confederazione di 25 stati), di cui all'imperatore fu attribuita la presidenza ereditaria. Negli ultimi decenni dell'800 il paese, sotto la guida prima di Guglielmo I e di Bismarck e, dopo il 1890, di Guglielmo II, completò il processo di industrializzazione e si inserì a tutti gli effetti nel ristretto gruppo di grandi potenze caratterizzate da uno sviluppo capitalistico avanzato. Bismarck condusse inoltre un'aspra lotta contro le posizioni autonomistiche degli ambienti cattolici, raggruppati nel Partito del centro. Questa impostazione, chiamata Kulturkampf si concluse alla fine degli anni '70, quando Bismarck si alleò con il centro e promulgò le leggi straordinarie anti-socialiste (dal 1875 infatti i due partiti di orientamento socialista si erano fusi e avevano fondato il Partito socialdemocratico, SPD). In politica estera il cancelliere mirò a rafforzare la posizione della G. nell'Europa centrale, stringendo un'alleanza sia con l'Austria-Ungheria (1879), estesa successivamente all'Italia (Triplice alleanza, 1882), sia con la Russia (trattato di controassicurazione, 1887). Cominciò anche una politica di espansione coloniale, che sfociò nell'acquisizione di alcuni territori di importanza strategica più che economica (Togo, Camerun, Tanganika, Africa del Sud-Ovest, isole del Pacifico) e determinò un contrasto con Gran Bretagna e Francia, che sarebbe stato una delle cause della 1a guerra mondiale.

Già negli ultimi anni del governo di Bismarck venne avviata una politica di provvedimenti sociali volta a sottrarre le masse lavoratrici all'influenza sempre crescente della SPD, divenuta nel frattempo la formazione guida della II internazionale socialista e, dal 1912, il partito di maggioranza relativa.

Nel 1914, allo scoppio della 1a guerra mondiale, la G. si schierò con l'Austria-Ungheria, contro Francia, Gran Bretagna, Russia e più tardi contro Giappone, Italia e USA. I tedeschi riportarono alcune vittorie solo sul fronte russo dove, per effetto della rivoluzione bolscevica, venne firmata una pace separata (Brest Litovsk, 1918). Sui fronti occidentale e meridionale gli imperi centrali dovettero sopportare una lunga guerra di logoramento, che comportò ingentissime perdite. La sconfitta militare provocò il crollo della monarchia e la proclamazione della repubblica (novembre 1918). I successivi moti spartachisti di Berlino, nel gennaio del 1919, stroncati dall'esercito, si conclusero con l'assassinio dei dirigenti comunisti R. Luxemburg e K. Liebknecht.

Il successivo trattato di Versailles (1919) impose alla G. dure condizioni, quali la restituzione alla Francia dell'Alsazia e della Lorena, la cessione di numerosi territori alla Polonia e il pagamento di ingenti danni di guerra. Il nuovo regime costituzionale (repubblica di Weimar) fu estremamente debole: il potere restò per alcuni anni nelle mani della destra socialdemocratica, compromessa con le gerarchie militari; l'insoddisfazione per le clausole troppo onerose del trattato di Versailles, le difficoltà economiche connesse all'obbligo di pagamento dei danni di guerra, resero però incandescente la situazione politica e disastrosa quella economica. Dopo l'assunzione della presidenza da parte del maresciallo P. von Hindenburg (1925) incominciò una sensibile ripresa delle forze reazionarie, militariste e revanchiste, finché la grande crisi economica mondiale del 1929 fece precipitare la situazione.

Hindenburg sospese di fatto, a partire dal 1930, le garanzie parlamentari e costituzionali e nel 1933 nominò cancelliere A. Hitler, capo del Partito nazionalsocialista. Utilizzando come pretesto complotti e attentati attribuiti ai comunisti, Hitler diede avvio alla costituzione del III Reich, imponendo un regime dittatoriale, che soppresse ogni libertà e attuò una feroce repressione nei confronti dei democratici e delle minoranze, spec. ebraiche. In politica estera Hitler assunse un atteggiamento aggressivo ed espansionistico, teso alla costituzione della `Grande G.'. Nel 1936 stipulò un'alleanza con l'Italia fascista (Asse Roma-Berlino), che poi venne estesa al Giappone, e il Patto anti-Comintern, con gli stessi paesi e con la Spagna franchista, che aveva sostenuto con l'invio di materiali e truppe. Nel marzo 1938 la G. realizzò l'annessione dell'Austria (Anschluss).

Nel settembre dello stesso anno, con il patto di Monaco tra G., Gran Bretagna, Francia e Italia, Hitler ottenne il territorio cecoslovacco dei Sudeti. Nella primavera del 1939, approfittando dell'evidente acquiescenza delle potenze occidentali, la G. procedette all'occupazione di Boemia e Moravia. Nello stesso anno vennero avanzate pesanti rivendicazioni sulla città di Danzica e sugli altri territori polacchi abitati in prevalenza da popolazioni di lingua tedesca. Dopo l'accordo del 23 agosto con l'URSS (patto di non aggressione e intesa per la spartizione della Polonia), le truppe naziste cominciarono l'invasione di quel paese (1 settembre), atto che segnò l'inizio della 2a guerra mondiale. Le vicende belliche, dopo una prima fase molto favorevole alle potenze dell'Asse, segnarono invece il crollo di questi paesi. In particolare il territorio tedesco fu invaso dalle truppe sovietiche e da quelle anglo-americane e francesi. Tra l'aprile e il maggio del 1945 vennero firmati gli accordi di resa che prevedevano la ripartizione del territorio tedesco in quattro zone di occupazione. La linea dell'Oder-Neisse divenne il nuovo confine con la Polonia, mentre la Prussia orientale fu divisa tra la stessa Polonia e l'URSS. La città di Berlino, situata all'interno della zona di occupazione sovietica, fu a sua volta divisa in quattro settori.



Le zone tedesche occupate dagli occidentali vennero quindi unificate e dal 1949 costituirono la Repubblica Federale Tedesca (248709 km2) con capitale Bonn, la cui costituzione garantiva il ripristino della dialettica democratica. Il governo fu diretto dalla CDU (unione cristiano-democratica), alleata alla omologa formazione bavarese della CSU e con l'appoggio dei liberali (FDP); primo cancelliere fu eletto l'ex sindaco di Colonia, K. Adenauer, che realizzò una politica interna moderata, mentre in politica estera decise l'adesione alla NATO e alla CEE. Nel frattempo anche nei territori soggetti all'occupazione sovietica si era formato uno stato tedesco, la Repubblica Democratica Tedesca (RDT), proclamata nell'ottobre del 1949 (108333 km2). Il nuovo stato ebbe per capitale Berlino Est, mentre il settore occidentale della città restò nei fatti strettamente collegato alla RFT, pur non facendone parte formalmente. Nella RDT il potere venne assunto dal Partito socialista unificato tedesco (SED) e il paese entrò a far parte del Patto di Varsavia e del Comecon. Fino al 1971 il segretario della SED, W. Ulbricht, nominato anche capo dello stato, guidò il paese in un clima di profonda contrapposizione tra democrazie occidentali e stati socialisti (guerra fredda).

Nel 1961, per porre freno al massiccio esodo di tedeschi-orientali verso ovest, venne eretta dalle autorità dell'est una barriera di separazione tra le due Germanie; a Berlino il celebre muro, che separava le due parti della città, è stato il simbolo più vistoso della divisione. Intanto nella RFT, dopo il cancellierato di L. Erhard (CDU), che diede nuovo impulso alla crescita economica, e di K.G. Kiesinger, di grande coalizione, giunsero al potere i socialdemocratici, con W. Brandt (1969) e in seguito H. Schmidt (1974). Incominciò così una politica di distensione nei confronti dei paesi dell'est (Ostpolitik), proseguita, seppure con maggior cautela, anche dopo il ritorno al potere della CDU (1982) con H. Kohl. Anche la sostituzione di Ulbricht con E. Honecker alla guida della RDT (1971), favorì in qualche modo tale nuovo clima, ma la svolta nei rapporti tra le due Germanie è avvenuta solo dopo l'avvento al potere in URSS di M. Gorbaciov (1985). La politica di riforme, sul piano interno e in ambito internazionale, avviata da quest'ultimo, ha favorito un processo di liberalizzazione in tutto l'est europeo, che ha portato nel 1989 alla fine del partito unico anche nella RDT, allo scioglimento della SED, trasformatasi in partito socialdemocratico, e all'abbattimento del muro di Berlino, col ripristino della libertà di transito e comunicazione tra le due Germanie. Alle elezioni politiche del 18.3.1990 nella RDT l'affermazione dell'Alleanza per la Germania ha messo all'ordine del giorno la riunificazione in tempi rapidi che, preceduta dall'unificazione monetaria (18.5.1990), è stata proclamata il 3.10.1990; il 20.6.1991 il Bundestag ha deciso il trasferimento della capitale da Bonn a Berlino. In seguito alla riunificazione il paese ha dovuto affrontare gravi problemi, in particolare la difficile situazione economica e un allarmante riaccendersi del razzismo, che si è manifestato in ripetute gravissime aggressioni contro membri delle comunità straniere. Nelle elezioni politiche dell'ottobre 1994 la coalizione di governo CDU-CSU, pur indebolita, ha mantenuto la maggioranza e H. Kohl è stato confermato cancelliere.

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