![]()
Lingua ufficiale è il portoghese. Le più antiche espressioni letterarie in
portoghese risalgono al sec. XI e dalla fine del sec. XII cominciò ad affermarsi
una lirica di tipo cortese, che risentiva fortemente dei contenuti e delle
soluzioni formali provenzali. Gli autori più rappresentativi di questa maniera
poetica sono due sovrani: Alfonso X (1221-84) e Dionigi (1261-1325). Accanto a
questa produzione, si deve registrare la presenza di una lirica più dimessa e
dai toni popolari, opera di giullari.
Solo nei primi anni del sec. XIV la prosa
assurse a dignità letteraria, con la diffusione delle cronache, delle biografie
esemplari e didascaliche, degli scritti di edificazione morale e le traduzioni
del ciclo bretone. In particolare Fernão Lopes, nella 1a metà del sec. XV,
divenuto storico ufficiale di corte, ci ha lasciato con le sue opere (Cronaca di
re Pietro, Cronaca di re Fernando e Cronaca di re Giovanni) una ricostruzione
attenta e minuziosa della società portoghese tardomedievale.
L'età
rinascimentale vide l'affermazione della personalità poetica di Garcia de
Resende (Canzoniere generale, 1516, in portoghese e catalano), la cui produzione
estremamente raffinata riproduce moduli petrarcheschi e mostra una sicura
propensione per soluzioni di un cerebralismo esasperato. La corte portoghese si
apriva intanto all'interesse per la produzione teatrale, grazie alle opere del
drammaturgo ufficiale, Gil Vicente, autore di una produzione varia e complessa (commedie
e tragicommedie di argomento religioso o farsesco e di tono popolaresco o più
elevato).
Al di fuori della corte la produzione teatrale più significativa si
deve a F. de Sá de Miranda, autore di commedie erudite e di un canzoniere, che
testimoniano la sua assimilazione dei modi espressivi propri della letteratura
italiana. Simile è l'impostazione del poeta Bernardim Ribeiro, mentre F. de
Morais (Palmerino d'Inghilterra, 1547) sperimenta il racconto psicologico e
cavalleresco. Antonio Ferreira (Poemi Lusitani, pubbl. nel 1587 e comprendenti
testi poetici e teatrali) non si discosta dagli orientamenti estetici dominanti,
se non per la salda consapevolezza nazionale, che lo induce a utilizzare
esclusivamente il portoghese, in un'epoca in cui impera il bilinguismo.
Gli
ultimi decenni del secolo vedono il diffondersi di una produzione epica che
celebra le spedizioni oltremare e le conquiste portoghesi (Lusiadas, di Luís de
Camões; Peregrinazione, di F. Mendes Pinto).
Nel sec. XVII, accanto alle
cronache di viaggio e ai poemi epici, si registra una sostenuta produzione di
opere in prosa a carattere religioso, teologico o morale (A. Vieira, F.M. de
Melo), conseguenza dell'egemonia gesuitica e controriformista. Tali tendenze
proseguirono per tutta la 1a metà del sec. XVIII, drammaticamente segnata dalla
condanna al rogo (1739) di A. J. Da Silva (Le guerre del Rosmarino e della
Maggiorana).
Dopo l'allontanamento della Compagnia di Gesù (1759), anche in P.
si affermò la cultura illuminista e un'estetica antibarocca, di orientamento
neoclassico. Negli ultimi anni si sviluppò una produzione lirica e teatrale (N.
de Tolentino, M.M. du Bocage) che anticipa temi e sensibilità romantici. Le
forti tensioni politiche e sociali che sconvolsero il paese nel sec. XIX
orientarono la produzione romantica verso una letteratura di impegno nazionale e
realistico, con le opere teatrali e narrative di J.B. de Almeida Garrett, i
romanzi storici di A. Herculano e la produzione naturalista di C. Castelo Branco.
Le tendenze realistiche si accentuarono dopo gli anni '70 con l'affermazione del
cosiddetto gruppo di Coimbra, composto da poeti e soprattutto romanzieri: Antero
de Quental, T. Braga, O. Martins, R. Ortigão, Fialho de Almeida e soprattutto
Eça de Queirós, che nei suoi romanzi (Il delitto del prete, Il cugino Basilio, I
Maia) ha fornito un ritratto lucido e realistico, ma anche potentemente ironico
e disincantato, della società contemporanea. Gli anni di transizione tra i due
secoli segnano la comparsa di orientamenti di tipo crepuscolare e pessimistico,
che accompagnano l'acquisita consapevolezza del declino portoghese. Ne sono
espressione gli scritti dei poeti A. Guerra Junqueiro, Gomes Leal, Cesário Verde
e A. Nobre e del drammaturgo J. da Câmara.
In seguito anche la letteratura
portoghese si è collegata alle esperienze del decadentismo e delle avanguardie
europee: dal simbolismo del poeta e drammaturgo E. de Castro, alla produzione
teatrale `espressionista' di R. Brandão, al simbolismo nutrito di cultura
orientale di C. Pessanha, fino al `saudosismo' nazionalista di Teixeira de
Pascoaes.
La letteratura del '900 è segnata soprattutto dall'affermazione di due
tra le più grandi personalità di tutta la letteratura portoghese: F. Pessoa,
poeta e prosatore, e Mário de Sá Carneiro. Di rilievo anche il gruppo di artisti
raccoltisi attorno alla rivista Presença: il narratore B. da Fonseca e i poeti
C. Queirós e A. C. Monteiro, nonché J. Régio e M. Torga, che si sono espressi
efficacemente in generi letterari diversi.
Dopo l'avvento della dittatura, la
narrativa ha adottato prevalentemente i toni del neorealismo, impegnato nella
critica della realtà socio-politica. È il caso di Ferreira de Castro, I. Lisboa,
A. Redol, S. Pereira Gomes e F. Namora. Altri autori seguono la strada di un più
accentuato sperimentalismo: A. Bessa Luís, J. Cardoso Pires, A. Faria e J.
Saramago.
In ambito poetico invece la stagione del realismo è stata effimera,
ben presto soppiantata dalle voci surrealiste del cosiddetto gruppo di Lisbona,
dal quale hanno preso le mosse lirici come A. O' Neill, A.M. Lisboa, M. Cesariny
de Vasconcelos.
La fine della dittatura ha favorito un fervore di scritti legati
alla situazione contingente e fortemente impegnati, su versanti diversi,
nell'opera di ricostruzione, mentre nelle ex colonie veniva acquistando rilievo
una fiorente letteratura africana di espressione portoghese..