Le testimonianze più antiche della presenza umana in P. risalgono all'età paleolitica. Prima della conquista romana il territorio era abitato dalla popolazione autoctona dei lusitani, la cui resistenza fu vinta solo nel 136 a.C. In seguito i romani vi costituirono la provincia di Lusitania. Dopo il crollo dell'impero, si registrarono invasioni di suebi e visigoti (sec. V-VI). La parte meridionale cadde quindi sotto il dominio degli arabi, che ne favorirono lo sviluppo. Avviata dopo il 1000 la reconquista, nel 1095 i territori liberati vennero affidati da Alfondo VI di Castiglia e León a Enrico di Borgogna, che vi costituì un vasto dominio personale, La vittoria riportata dal suo successore Alfonso I sugli arabi permise nel 1139 la proclamazione di un regno indipendente, non riconosciuto dalla Castiglia che continuò ad avanzare pretese su di esso.

Nel 1248 Alfonso III conquistò stabilmente l'Algarve e negli anni seguenti venne favorito dai governanti lo sviluppo dei commerci, delle attività produttive e culturali; fu approntata una forte flotta mercantile e il paese venne dotato di istituzioni democratiche (cortes, forais).

Una grave crisi politica nel sec. XIV, dovuta all'estinzione della casa di Borgogna, portò al potere Giovanni I (1385-1439), che ripristinò l'assolutismo monarchico e avviò la politica di espansione coloniale in Africa e di esplorazioni geografiche (conquista di Ceuta, 1415; scoperta e occupazione di Madeira, 1420, delle Canarie e delle Azzorre, 1434, basi commerciali stabilite a Capo Verde, 1447, e lungo le coste del golfo di Guinea), nella quale si distinse il principe Enrico il Navigatore (1394-1460).

Vincolati dal trattato di Tordesillas (1494), che stabiliva le aree di espansione portoghese e spagnola, i portoghesi si impegnarono nella apertura di vie commerciali con l'oriente: dopo essere riusciti a doppiare il capo di Buona Speranza (1487), scoprirono e occuparono il Brasile (1500), stabilirono basi sulle coste degli attuali Angola e Mozambico, a Ormuz, alle Molucche e a Goa, egemonizzando nei fatti i traffici con l'oriente.

Nella 2a metà del sec. XVI cominciò il declino, con la crisi dinastica che portò sul trono portoghese Filippo II di Spagna, e con la conseguente perdita dell'indipendenza. Solo nel 1640 un'insurrezione della popolazione di Lisbona portò alla cacciata degli spagnoli e all'ascesa al trono di Giovanni IV di Braganza. Ma nel frattempo la supremazia sui mari dei portoghesi era tramontata per sempre, come gran parte del dominio coloniale: restava il Brasile, che alimentò con una notevole ma effimera ricchezza l'economia portoghese. Nel corso del sec. XVIII il P. visse momenti di ripresa economica e culturale, alternati a crisi politiche o a drammatiche vicende (come il terremoto che distrusse Lisbona nel 1755) che ne rallentarono l'evoluzione. Dopo la breve occupazione napoleonica, all'inizio del sec. XIX, venne restaurata la dinastia dei Braganza, che dovette affrontare le agitazioni degli elementi liberali contro l'assolutismo monarchico.

Si giunse infine (1820) alla formazione di un regime monarchico costituzionale, a lungo contrastato dalle forze conservatrici. Iniziò un'epoca di rivolte militari, insurrezioni e ribellioni che accentuò il declino del paese, determinato anche dalla perdita della importante colonia brasiliana (1822). La difficile situazione economica e alcuni insuccessi nella politica coloniale accentuarono i contrasti tra la corona e il movimento repubblicano. Dopo l'assassinio di Carlo I e del principe ereditario (1908), una sommossa costrinse all'esilio anche l'ultimo erede, Emanuele II. Il 5.10.1910 venne proclamata la repubblica, ma la situazione finanziaria del paese continuò ad aggravarsi, anche per gli effetti della partecipazione alla 1a guerra mondiale e per i contrasti violenti che travagliavano la società. Un pronunciamento di ufficiali dell'esercito portò all'instaurazione di una dittatura militare (1926), che governò il P. per mezzo secolo, prima sotto la guida di A. de Oliveira Salazar (dal 1932), poi di M. Caetano (dal 1968). Il 25.4.1974 un pronunciamento di ufficiali democratici (`rivoluzione dei garofani') portò all'abbattimento della dittatura e alla liquidazione di quanto restava dell'antico impero coloniale.

Dopo la perdita dei territori portoghesi in India, avvenuta negli anni '60, fu la volta del riconoscimento dell'indipendenza di Guinea Bissau, Mozambico e Angola. Dopo un periodo di tutela a opera dei militari, una nuova costituzione ha ripristinato la libera dialettica democratica: al potere si sono così alternate coalizioni guidate dai socialisti e dai socialdemocratici. La carica di presidente della repubblica è passata dal generale R. Eanes al leader socialista M. Soares (1986, rieletto nel 1991), quindi a J. Sampaio (1996). Alle elezioni dell'ottobre 1995 si sono affermati i socialisti di A. Guterres, che ha assunto la carica di primo ministro.


 

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