1. Origini del popolo russo

Prima dell’era cristiana, il territorio russo era popolato nelle regioni settentrionali da tribù nomadi di slavi. Più a sud, nella Scizia, si stanziarono numerose popolazioni di origine asiatica fra le quali i cimmeri, gli sciti e i sarmati, mentre mercanti e coloni greci stabilirono stazioni commerciali e insediamenti lungo la costa settentrionale del Mar Nero e in Crimea.

2. Prime invasioni

I fenomeni migratori furono agevolati dall’estensione delle pianure. Durante i primi secoli dell’era cristiana, i popoli della Scizia furono cacciati dai goti, che fondarono un regno ostrogoto sulle coste settentrionali del Mar Nero. Nel IV secolo gli unni conquistarono e distrussero la Scizia. In seguito giunsero nella regione gli avari, i magiari, i vichinghi e i cazari, che mantennero il controllo del territorio fino a circa la metà del X secolo.

Nel frattempo, le tribù slave che abitavano a nord-est dei Carpazi cominciarono a migrare suddividendosi in gruppi: a ovest si stanziarono i moravi, i polacchi, i cechi e gli slovacchi, a sud i serbi, i croati, gli sloveni e i bulgari, a est i russi, gli ucraini e i bielorussi. Gli slavi orientali, facilitati dai numerosi sistemi idrografici che si estendevano dalle alture del Valdaj in tutto il territorio, fondarono importanti centri come Kiev a sud e Novgorod a nord.

3. La casata dei Rjurikidi

L’organizzazione politica degli slavi orientali, ancora di tipo tribale, non disponeva di un’autorità suprema capace di risolvere i costanti conflitti interni. Le ostilità tra i clan divennero talmente violente che, sotto la minaccia di un’invasione dei cazari, fu presa la decisione di ricorrere a un principe straniero in grado di unire le fazioni sotto un’unica entità statale. Fu scelto Rjurik, capo vichingo (in russo variago o rus’) che nell’862 fondò il principato di Novgorod, cui si fa risalire, secondo la tradizione, l’inizio della storia dell’impero russo, avviando un periodo di consolidamento interno e di espansione dell’influenza slava verso le regioni settentrionali.

3.1. Oleg e Svjatoslav

Nell’879 il giovane Igor, figlio di Rjurik, succedette al padre ma il potere, di fatto, fu assunto da un parente di Rjurik, Oleg, che nell’882 conquistò la regione di Kiev, città che divenne la capitale del regno (“Terra di Rus’”). In seguito Oleg guidò le proprie truppe verso sud spingendosi fino a Costantinopoli, con cui siglò un trattato nel 911. Da quel momento in poi gli scambi culturali e commerciali russi con l’impero bizantino divennero molto intensi. Igor assunse il potere nel 912 e nel 945, alla sua morte, gli succedette la moglie Olga, che si convertì al cristianesimo; a questa nel 969 succedette il figlio Svjatoslav, grande condottiero, che rafforzò la posizione russa nel sud guidando le proprie truppe contro i cazari, i peceneghi e i bulgari.

3.2. Vladimiro

Alla morte di Svjatoslav l’impero fu spartito fra i tre figli, dopo una serie di conflitti che finirono nel 980, quando il più giovane dei tre, Vladimiro, divenne l’unico sovrano. Nel 988 egli si convertì al cristianesimo di Bisanzio, che divenne religione ufficiale del popolo russo. La Chiesa ortodossa russa, le cui funzioni si svolgevano in lingua slava, godeva di grande autonomia, nonostante fosse rimasta sotto l’autorità del patriarca di Costantinopoli.

3.3. Jaroslav il Saggio

Nel 1015, dopo la morte di Vladimiro, scoppiò una sanguinosa lotta di successione fra i suoi figli, dalla quale uscì vittorioso Jaroslav il Saggio, principe di Novgorod, che nel 1036 si proclamò sovrano di tutta la Russia. Durante il suo regno fece costruire a Kiev magnifici palazzi, come la cattedrale di Santa Sofia; inoltre, emanò un primo corpus di leggi, la Russkaja pravda (“Verità russa”).

4. Il declino di Kiev

Dopo la morte di Jaroslav (1054) i figli si spartirono l’impero e, in seguito, ogni principe suddivise ulteriormente i propri territori tra i figli. La Russia divenne così un insieme di piccoli stati, in continuo conflitto tra loro ma vincolati da lingua, religione e tradizioni comuni. Nel frattempo da occidente, polacchi, lituani e Cavalieri teutonici iniziarono a invadere il paese.

5. L’invasione mongola

Nel 1223, l’esercito mongolo di Gengis Khan invase il sud-est del paese. I principi russi si allearono per combattere il nemico comune, ma nella battaglia del fiume Kalka (oggi Kalmius) la coalizione fu sconfitta. Nel 1237, sotto il comando di Batu Khan, nipote di Gengis Khan, i mongoli conquistarono, devastandola, tutta la Russia meridionale.

Nel 1240 i mongoli conquistarono anche il territorio sudoccidentale, distrussero la città di Kiev, devastarono la Polonia e l’Ungheria, arrivando fino alla Moravia. Nel 1242 Batu stabilì la capitale a Sarai (vicino all’attuale Caricyn), fondando il khanato dell’Orda d’Oro, indipendente di fatto dall’impero mongolo.

L’invasione dei mongoli distrusse gli elementi di autogoverno e le assemblee rappresentative che si erano sviluppate in alcune città russe; si ebbe inoltre l’arresto del progresso economico e culturale, con il conseguente isolamento della Russia rispetto ai paesi dell’Europa occidentale.

La città di Novgorod, che era sfuggita all’invasione mongola, nel 1240 subì la minaccia degli svedesi, che giunsero fino alle sponde della Neva ma furono sconfitti da Aleksandr Nevskij. Due anni dopo i Cavalieri teutonici attaccarono da ovest, ma ancora una volta Aleksandr fermò il tentativo di invasione. Per evitare il rischio di una terza offensiva da sud, egli adottò una politica di sottomissione all’Orda d’Oro e di conciliazione con il khan. Nel 1246 Aleksandr succedette al padre come duca di Novgorod e nel 1252 gli fu conferito dai principi tatari il riconoscimento del principato di Vladimir e Suzdal. La maggior parte dei principi russi seguì allora l’esempio di Aleksandr, rendendo omaggio al regno tataro.

6. L’ascesa di Mosca

La città di Mosca, nel principato di Vladimir, occupava una posizione geografica estremamente favorevole; essa era infatti al centro delle principali rotte commerciali fluviali. Nel 1263 Aleksandr Nevskij concesse Mosca al più giovane dei suoi figli, Daniele, che divenne così capostipite della potente casata dei duchi di Moscovia. Grazie alle buone relazioni con i mongoli, Daniele ampliò gradualmente i suoi possedimenti, fino a organizzarli in un nuovo stato russo. Con Ivan I Kalità, figlio di Daniele, divenuto duca nel 1328, i signori di Moscovia iniziarono a fregiarsi del titolo di principi “di tutta la Russia”.

A metà del XIV secolo numerosi conflitti interni indebolirono il potere dell’Orda d’Oro e il granduca Dmitrij Donskoj ne approfittò per ribellarsi contro i mongoli sconfiggendoli nel 1380 a Kulikovo e creando così le condizioni per una rapida espansione della Moscovia.

7. Espansione della Moscovia

Nel 1453 Costantinopoli fu conquistata dai turchi ottomani e la Chiesa ortodossa russa, da quel momento, considerò Mosca la “terza Roma”, erede di Costantinopoli e nuovo centro dell’ortodossia. Il granduca Ivan III il Grande assoggettò la città di Novgorod nel 1478 e la regione di Tver nel 1485. In seguito, dopo aver posto fine al rapporto di vassallaggio con i mongoli, Ivan rivolse la sua attenzione ai territori occidentali controllati da Lituania e Polonia e arrivò a controllare molti territori di confine. Basilio III, figlio e successore di Ivan, continuò l’aggressiva politica espansionista del padre con l’annessione di Pskov nel 1510, di Smolensk nel 1514 e di Rjazan nel 1521.

8. Ivan il Terribile

Con Ivan il Terribile cominciano a delinearsi i primi tratti della Russia imperiale.

Ivan IV, detto il Terribile, succedette al padre Basilio III nel 1533 all’età di tre anni; morta anche la madre nel 1538, lo stato fu sconvolto da un continuo conflitto per il potere scatenatosi fra i nobili, i cosiddetti boiari. Nel 1547 Ivan si proclamò zar assumendo le redini del governo per contrastare il potere dei boiari. Nel 1549 introdusse il primo Zemskij Sobor (assemblea nazionale che rappresentava i proprietari terrieri) al fine di consolidare la sua posizione di autocrate e di limitare il potere dei boiari e della Chiesa. Tra il novembre e il dicembre del 1564 abdicò e rientrò a Mosca dopo aver ricevuto poteri assoluti. Quando i boiari organizzarono un complotto contro lo zar, Ivan scatenò una violentissima repressione nei loro confronti.

Nel 1552 l’esercito moscovita tolse ai tatari Kazan e nel 1556 Astrahan divenne parte del territorio russo. I confini della Moscovia si estesero ulteriormente grazie alle scorrerie dei cosacchi, stabilitisi lungo il corso inferiore del Volga e del Don. Alcuni si spinsero più a nord e nel 1581 il loro ataman, Jermak Timofejevič, guidò una spedizione verso est attraverso gli Urali, portando sotto il dominio russo quasi tutto il bacino del fiume Ob e avviando la conquista della Siberia.

9. Boris Godunov

Alla morte di Ivan il Terribile, Boris Godunov divenne reggente per conto di Teodoro I; sotto la sua guida lo stato russo continuò a espandersi aumentando ricchezza e prestigio. Nel 1598 la casata dei Rjurikidi si estinse con la morte di Teodoro, privo di eredi, e Boris fu eletto zar dallo Zemskij Sobor. Quando però si diffuse la convinzione che Godunov fosse il responsabile della morte di Demetrio, figlio ed erede di Ivan il Terribile misteriosamente scomparso nel 1591, nuovi pretendenti al trono inaugurarono la cosiddetta “epoca dei torbidi”.

10. Epoca dei torbidi

Tre mesi dopo la morte di Godunov, nel 1605, un pretendente al trono che si faceva chiamare Demetrio I, detto anche il “Falso Demetrio”, entrò a Mosca e si impadronì del potere proclamandosi zar. Fu un sovrano coscienzioso e abile, ma il suo regime era ostile ai boiari i quali si ribellarono, assassinandolo in una congiura ordita dal principe Vasilij Šuiskij, successivamente eletto zar. I cosacchi e i contadini, temendo la severità del regime boiaro, si ribellarono unendosi a un secondo pretendente, Demetrio II, il cui esercito era già sulla strada di Mosca. Nello stesso tempo, anche il re di Polonia Sigismondo III, nell’intento di conquistare il trono russo, invase il territorio dall’ovest mentre la Svezia su richiesta di Vasilij inviò inutilmente dei rinforzi, non riuscendo a evitare la deposizione dello zar nel 1610: l’esercito polacco entrò a Mosca e l’intero territorio cadde in un completo stato di anarchia.

La riscossa russa fu organizzata dal principe Požarskij che, alla testa di un esercito composto anche da cosacchi, partì da Novgorod per Mosca e, nel 1612, cacciò i polacchi. L’anno dopo, lo Zemskij Sobor elesse zar Michele Romanov (discendente della zarina Anastasia Romanovna, moglie di Ivan il Terribile) inaugurando la dinastia dei Romanov.

11. I Romanov

Le principali conseguenze dell’epoca dei torbidi furono la rovina della nobiltà boiara e l’ascesa al potere della piccola aristocrazia terriera.

Sotto il governo dei due primi Romanov, Michele e suo figlio Alessio I che gli succedette nel 1645, non vennero attuate grandi riforme e nuove leggi conferirono ulteriori privilegi ai proprietari terrieri. Nel 1670 scoppiò una grande rivolta agraria nel sud-est, soffocata con grande difficoltà un anno dopo dalle truppe dello zar. Questa prima ribellione stabilì le basi di future rivolte.

Nel frattempo, nel 1654, i cosacchi dell’Ucraina, dopo essersi ribellati contro il dominio polacco, offrirono la loro fedeltà allo zar Alessio. Nella successiva guerra con la Polonia (1654-1667) la Russia riconquistò l’Ucraina orientale, compresa la città di Kiev.

Con Fedor III, figlio di Alessio, la Russia vinse la prima guerra contro l’impero ottomano. Alla morte di Fedor nel 1682, il suo fratellastro Pietro il Grande fu incoronato zar.

12. L’impero russo
12.1. Pietro il Grande

Nel 1697 Pietro organizzò una missione tecnico-diplomatica in Occidente assentandosi dalla Russia per diciotto mesi. Dopo questo periodo avviò, con decreti e riforme, una radicale trasformazione dell’assetto istituzionale del paese. Decretò la riorganizzazione dell’esercito, della marina militare, della struttura del governo e della società seguendo i parametri occidentali, incoraggiando lo sviluppo dell’industria e del commercio, dell’istruzione e delle scienze. Durante il regno di Pietro, la Russia conquistò numerosi nuovi territori. Il principale conflitto, la grande guerra del Nord (1700-1721), fu combattuto contro la più potente nazione baltica di allora, la Svezia. Il controllo del mar Baltico era infatti necessario per la creazione di una grande flotta militare e per l’espansione del commercio estero russo. Dopo un’iniziale sconfitta a Narva (nell’attuale Estonia) nel 1700, Pietro riorganizzò il suo esercito e attaccò le basi svedesi in Livonia. Nel 1703 avviò la costruzione della nuova e splendente capitale, la città di San Pietroburgo, in un territorio paludoso conquistato alla Svezia (il governo vi si trasferì da Mosca nel 1714). L’esercito russo sconfisse gli svedesi a Poltava nel 1709, sancendo il predominio della Russia sul Baltico. Con la pace di Nystad (10 settembre 1721), la Russia acquisì Livonia, Estonia, Ingria, parte della Carelia e diverse isole del Baltico. Pietro fu formalmente proclamato imperatore nel 1721.

12.2. I successori di Pietro

Dopo la morte di Pietro, si verificò una rapida successione di sovrani causata da congiure spesso ordite dalle guardie di palazzo. Nel 1741 salì al trono Elisabetta, figlia di Pietro il Grande. Durante il suo regno l’impero estese i propri domini, conquistando parte della Finlandia nella guerra con la Svezia (1731-1743), e si alleò con l’Austria e la Francia per muovere guerra alla Prussia (guerra dei Sette anni, 1756-1763). Suo nipote e successore fu Pietro III che nel 1762, anno in cui firmò la pace con Federico II di Prussia, fu deposto e assassinato. Sua moglie, una principessa tedesca, gli succedette col nome di Caterina II, detta Caterina la Grande.

12.3. Caterina la Grande

Caterina fu la prima tra i successori di Pietro il Grande a proseguirne le politiche. Combatté contro l’impero ottomano per ottenere i porti sul Mar Nero necessari al commercio russo, e nel corso della guerra turco-russa, dal 1768 al 1774, conquistò la Crimea. Le successive campagne militari contro la Turchia (1787-1792) estesero il dominio russo fino a ovest del fiume Dnestr. Con le tre spartizioni della Polonia (1772, 1793, 1795), la Russia acquisì vasti territori verso occidente. Caterina fu influenzata dalle idee degli illuministi francesi, ma la sua politica interna provocò lo svilupparsi di forti conflitti sociali, che culminarono nella rivolta contadina guidata dal cosacco Emeljon Pugačëv, soffocata nel 1775. Anziché riformare le leggi oppressive della servitù della gleba, Caterina le rafforzò, abbandonando completamente ogni progetto di riforma in senso liberale dopo l’inizio della Rivoluzione francese, nel 1789.

12.4. Paolo I e Alessandro I

Nel 1796 Paolo I succedette alla madre Caterina; sovrano autocratico, dispotico e squilibrato, fu assassinato nel 1801 in seguito a una congiura ordita dalla nobiltà.

Suo figlio Alessandro I, nipote prediletto di Caterina, concesse l’amnistia ai prigionieri politici, elaborò un progetto di Costituzione per l’impero e abolì molte misure restrittive adottate dal padre. Il processo di riforma subì però una battuta d’arresto quando la Russia fu coinvolta in una serie di guerre su diversi fronti. Nel 1805 aderì alla terza coalizione contro Napoleone I ma, dopo la sconfitta di Friedland (14 giugno 1807), Alessandro si accordò con Napoleone firmando il trattato di Tilsit, grazie al quale ottenne libertà d’azione contro la Svezia e la Turchia. Attaccando la Turchia (vedi Guerre russo-turche) la Russia ottenne la Bessarabia, mentre al termine della guerra contro la Svezia (1808 e 1809) acquisì le isole Åland e la Finlandia. In seguito, i rapporti con la Francia si deteriorarono e nel 1812 Napoleone invase la Russia. In settembre l’esercito francese entrò a Mosca, che però era stata incendiata dai suoi stessi abitanti. Dopo la disastrosa ritirata francese, Alessandro divenne la figura centrale dell’alleanza che rovesciò Napoleone. Nel 1815, al congresso di Vienna, i territori del ducato di Varsavia furono concessi alla Russia (vedi Guerre napoleoniche).

12.5. Nicola I

Nel 1825, dopo la morte di Alessandro, Nicola I succedette al fratello benché un gruppo di giovani ufficiali avesse organizzato una congiura, la cosiddetta rivolta decabrista, per un regime costituzionale. Soffocata rapidamente la cospirazione, lo zar adottò una serie di provvedimenti restrittivi, fra i quali la creazione di una nuova polizia segreta e l’applicazione di una rigida censura su tutte le pubblicazioni. Dopo le rivoluzioni del 1848, Nicola intensificò la campagna repressiva contro l’ideologia liberale diffusasi nei circoli culturali di Mosca e di San Pietroburgo.

Nicola I dispiegò una strategia espansionista nei Balcani, estendendo l’impero a sud-ovest verso le province turche, a sud attraverso il Caucaso fino all’Asia centrale e a est fino all’oceano Pacifico. La guerra con l’Iran, cominciata nel 1826, finì due anni dopo con la conquista di una parte dell’Armenia. La flotta russa, nel contempo, si unì alle navi britanniche e francesi, insieme alle quali distrusse la flotta turca nella battaglia di Navarino il 20 ottobre 1827. Nelle successive campagne militari del 1828 e del 1829, la Turchia fu nuovamente sconfitta e con la pace di Adrianopoli (14 settembre 1829) la Russia ottenne la sovranità sui popoli del Caucaso e il protettorato di Moldavia e Valacchia.

Le altre potenze europee formarono allora un blocco per neutralizzare l’espansionismo russo. Nel 1853, quando Nicola invase i principati del Danubio, la Turchia dichiarò guerra alla Russia che nella guerra di Crimea (1853-1856) fu nettamente sconfitta da una coalizione formata dagli eserciti britannico, francese, piemontese e ottomano.

12.6. Alessandro II

Nel 1855 Nicola I morì e la pace fu conclusa un anno dopo da suo figlio Alessandro II. La Russia fu costretta ad abbandonare il territorio di Kars e parte della Bessarabia e a rinunciare ai protettorati danubiani.



Per arginare i nefasti effetti provocati dalla guerra di Crimea, Alessandro II promosse alcune riforme. Nel 1861 sancì l’emancipazione dei servi della gleba e, nel 1864, creò le assemblee provinciali elettive (zemstvo) e riorganizzò la giustizia. Lo zar si rifiutò però di approvare una Costituzione o l’organizzazione di un’assemblea nazionale rappresentativa. Durante il suo regno si moltiplicarono i fermenti rivoluzionari: dal movimento nichilista, che lottava per l’emancipazione individuale, a quello populista del narodniki, attivo nell’organizzazione delle rivolte contadine. Alessandro II fu assassinato nel 1881 da un membro del gruppo rivoluzionario Narodnaja volja (Volontà del popolo).

12.7. Alessandro III

Il nuovo zar, Alessandro III, condusse una politica reazionaria e repressiva riducendo drasticamente le competenze degli zemstvo e proseguendo l’opera di russificazione delle minoranze dell’impero. La propaganda rivoluzionaria e le teorie marxiste trovarono molti sostenitori tra i lavoratori delle fabbriche, aumentati notevolmente dopo la realizzazione di un intenso programma di industrializzazione.

12.8. Nicola II

Nicola II succedette al padre Alessandro III nel 1894. Sovrano debole, mantenne il sistema autocratico del padre e perse completamente il contatto con il popolo. Durante il suo regno l’aumento dell’oppressione e del controllo esercitati dalla polizia si scontrò con un’ondata di atti terroristici e una forte crescita del movimento socialista. In politica estera, i progetti di espansione in Estremo Oriente, che sfociarono nell’occupazione della Manciuria, portarono la Russia a scontrarsi con il Giappone con cui entrò in guerra l’8 febbraio 1904 (Guerra russo-giapponese).

13. La rivoluzione del 1905

Il governo, con lo scopo di ottenere l’appoggio popolare per la prosecuzione della guerra contro il Giappone, consentì agli zemstvo di riunirsi a San Pietroburgo nel novembre 1904, ma ne ignorò le richieste e una manifestazione di migliaia di persone il 22 gennaio 1905 fu soffocata nel sangue dalle truppe imperiali: il massacro scatenò una rivolta popolare estesasi in breve in tutto il paese.

La guerra con il Giappone si risolse disastrosamente per la Russia e la sconfitta, acuita dalla pressione degli avvenimenti interni, costrinse il governo a concedere una riforma costituzionale, in seguito alla quale lo zar approvò l’insediamento di un’assemblea legislativa, o Duma. Rivoluzione russa (1905).

14. La Rivoluzione d’ottobre

Lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 arrestò temporaneamente le attività rivoluzionarie dei radicali, ma le sconfitte dell’esercito russo, pesanti quasi quanto i disastri di Crimea e Giappone, in breve tempo resero la guerra impopolare in tutto il paese. Diserzione, repressione e corruzione aumentarono notevolmente, e l’imperatore si trovò completamente soggiogato dalla moglie Alessandra e da Rasputin, la cui sgradita presenza a palazzo provocava tanta irritazione che, nel dicembre 1916, egli fu assassinato da un gruppo di aristocratici. Nel febbraio 1917 scoppiò un’insurrezione a Pietrogrado (il nome di San Pietroburgo durante la guerra), nel corso della quale le truppe zariste si unirono ai rivoltosi; Nicola II e suo figlio furono costretti ad abdicare (15 marzo) lasciando il potere in mano a un governo provvisorio nominato dalla Duma.



7 novembre 1917
Colpo di stato bolscevico in Russia
Vladimir Lenin assume il potere rovesciando lo zar con un incredibile colpo di stato. La fame generalizzata e il catastrofico fallimento militare nella Prima Guerra Mondiale avevano costituito un fertile terreno di rivolta. Il 15 marzo 1917 lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare in favore di un governo provinciale di comodo. Insoddisfatto dei risultati ottenuti sino ad allora, Lenin tornò dal suo esilio in Svizzera per infiammare la rivoluzione bolscevica, che culminò il 7 novembre con il colpo di stato. Lenin rimase a capo dell'Unione Sovietica fino alla morte, avvenuta nel 1924, e fu succeduto da Josif Stalin.

Questo atto segnò la fine dell’impero russo. Gli eventi del 1917 portarono a una crisi generale delle istituzioni e a una drammatica lotta per il potere, sfociata nella Rivoluzione d’ottobre e nella successiva costituzione dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS).

15. La seconda guerra mondiale



29 giugno 1941
Avanzata tedesca in Russia
A una sola settimana dall'inizio della massiccia invasione dell'URSS le divisioni naziste travolgono una dopo l'altra Leningrado, Mosca e Kiev. Stalin aveva ignorato i segnali che indicavano che Hitler avrebbe finito per tradire il patto di non aggressione russo-tedesco del 1939. Nei primi mesi dell'invasione la Germania riuscì a conquistare più di 500.000 miglia quadrate di suolo sovietico. Ma la tenacia dell'armata rossa e la durezza del sopraggiunto inverno russo ebbero ragione delle truppe naziste.

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