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1. Origini del popolo russo
Prima dell’era cristiana, il territorio russo era popolato nelle regioni
settentrionali da tribù nomadi di slavi. Più a sud, nella Scizia, si stanziarono
numerose popolazioni di origine asiatica fra le quali i cimmeri, gli sciti e i
sarmati, mentre mercanti e coloni greci stabilirono stazioni commerciali e
insediamenti lungo la costa settentrionale del Mar Nero e in Crimea.
2. Prime invasioni
I fenomeni migratori furono agevolati dall’estensione delle pianure. Durante i
primi secoli dell’era cristiana, i popoli della Scizia furono cacciati dai goti,
che fondarono un regno ostrogoto sulle coste settentrionali del Mar Nero. Nel IV
secolo gli unni conquistarono e distrussero la Scizia. In seguito giunsero nella
regione gli avari, i magiari, i vichinghi e i cazari, che mantennero il
controllo del territorio fino a circa la metà del X secolo.
Nel frattempo, le tribù slave che abitavano a nord-est dei Carpazi cominciarono
a migrare suddividendosi in gruppi: a ovest si stanziarono i moravi, i polacchi,
i cechi e gli slovacchi, a sud i serbi, i croati, gli sloveni e i bulgari, a est
i russi, gli ucraini e i bielorussi. Gli slavi orientali, facilitati dai
numerosi sistemi idrografici che si estendevano dalle alture del Valdaj in tutto
il territorio, fondarono importanti centri come Kiev a sud e Novgorod a nord.
3. La casata dei Rjurikidi
L’organizzazione politica degli slavi orientali, ancora di tipo tribale, non
disponeva di un’autorità suprema capace di risolvere i costanti conflitti
interni. Le ostilità tra i clan divennero talmente violente che, sotto la
minaccia di un’invasione dei cazari, fu presa la decisione di ricorrere a un
principe straniero in grado di unire le fazioni sotto un’unica entità statale.
Fu scelto Rjurik, capo vichingo (in russo variago o rus’) che nell’862 fondò il
principato di Novgorod, cui si fa risalire, secondo la tradizione, l’inizio
della storia dell’impero russo, avviando un periodo di consolidamento interno e
di espansione dell’influenza slava verso le regioni settentrionali.
3.1. Oleg e Svjatoslav
Nell’879 il giovane Igor, figlio di Rjurik, succedette al padre ma il potere, di
fatto, fu assunto da un parente di Rjurik, Oleg, che nell’882 conquistò la
regione di Kiev, città che divenne la capitale del regno (“Terra di Rus’”). In
seguito Oleg guidò le proprie truppe verso sud spingendosi fino a Costantinopoli,
con cui siglò un trattato nel 911. Da quel momento in poi gli scambi culturali e
commerciali russi con l’impero bizantino divennero molto intensi. Igor assunse
il potere nel 912 e nel 945, alla sua morte, gli succedette la moglie Olga, che
si convertì al cristianesimo; a questa nel 969 succedette il figlio Svjatoslav,
grande condottiero, che rafforzò la posizione russa nel sud guidando le proprie
truppe contro i cazari, i peceneghi e i bulgari.
3.2. Vladimiro
Alla morte di Svjatoslav l’impero fu spartito fra i tre figli, dopo una serie di
conflitti che finirono nel 980, quando il più giovane dei tre, Vladimiro,
divenne l’unico sovrano. Nel 988 egli si convertì al cristianesimo di Bisanzio,
che divenne religione ufficiale del popolo russo. La Chiesa ortodossa russa, le
cui funzioni si svolgevano in lingua slava, godeva di grande autonomia,
nonostante fosse rimasta sotto l’autorità del patriarca di Costantinopoli.
3.3. Jaroslav il Saggio
Nel 1015, dopo la morte di Vladimiro, scoppiò una sanguinosa lotta di
successione fra i suoi figli, dalla quale uscì vittorioso Jaroslav il Saggio,
principe di Novgorod, che nel 1036 si proclamò sovrano di tutta la Russia.
Durante il suo regno fece costruire a Kiev magnifici palazzi, come la cattedrale
di Santa Sofia; inoltre, emanò un primo corpus di leggi, la Russkaja pravda (“Verità
russa”).
4. Il declino di Kiev
Dopo la morte di Jaroslav (1054) i figli si spartirono l’impero e, in seguito,
ogni principe suddivise ulteriormente i propri territori tra i figli. La Russia
divenne così un insieme di piccoli stati, in continuo conflitto tra loro ma
vincolati da lingua, religione e tradizioni comuni. Nel frattempo da occidente,
polacchi, lituani e Cavalieri teutonici iniziarono a invadere il paese.
5. L’invasione mongola
Nel 1223, l’esercito mongolo di Gengis Khan invase il sud-est del paese. I
principi russi si allearono per combattere il nemico comune, ma nella battaglia
del fiume Kalka (oggi Kalmius) la coalizione fu sconfitta. Nel 1237, sotto il
comando di Batu Khan, nipote di Gengis Khan, i mongoli conquistarono,
devastandola, tutta la Russia meridionale.
Nel 1240 i mongoli conquistarono anche il territorio sudoccidentale, distrussero
la città di Kiev, devastarono la Polonia e l’Ungheria, arrivando fino alla
Moravia. Nel 1242 Batu stabilì la capitale a Sarai (vicino all’attuale Caricyn),
fondando il khanato dell’Orda d’Oro, indipendente di fatto dall’impero mongolo.
L’invasione dei mongoli distrusse gli elementi di autogoverno e le assemblee
rappresentative che si erano sviluppate in alcune città russe; si ebbe inoltre
l’arresto del progresso economico e culturale, con il conseguente isolamento
della Russia rispetto ai paesi dell’Europa occidentale.
La città di Novgorod, che era sfuggita all’invasione mongola, nel 1240 subì la
minaccia degli svedesi, che giunsero fino alle sponde della Neva ma furono
sconfitti da Aleksandr Nevskij. Due anni dopo i Cavalieri teutonici attaccarono
da ovest, ma ancora una volta Aleksandr fermò il tentativo di invasione. Per
evitare il rischio di una terza offensiva da sud, egli adottò una politica di
sottomissione all’Orda d’Oro e di conciliazione con il khan. Nel 1246 Aleksandr
succedette al padre come duca di Novgorod e nel 1252 gli fu conferito dai
principi tatari il riconoscimento del principato di Vladimir e Suzdal. La
maggior parte dei principi russi seguì allora l’esempio di Aleksandr, rendendo
omaggio al regno tataro.
6. L’ascesa di Mosca
La città di Mosca, nel principato di Vladimir, occupava una posizione geografica
estremamente favorevole; essa era infatti al centro delle principali rotte
commerciali fluviali. Nel 1263 Aleksandr Nevskij concesse Mosca al più giovane
dei suoi figli, Daniele, che divenne così capostipite della potente casata dei
duchi di Moscovia. Grazie alle buone relazioni con i mongoli, Daniele ampliò
gradualmente i suoi possedimenti, fino a organizzarli in un nuovo stato russo.
Con Ivan I Kalità, figlio di Daniele, divenuto duca nel 1328, i signori di
Moscovia iniziarono a fregiarsi del titolo di principi “di tutta la Russia”.
A metà del XIV secolo numerosi conflitti interni indebolirono il potere
dell’Orda d’Oro e il granduca Dmitrij Donskoj ne approfittò per ribellarsi
contro i mongoli sconfiggendoli nel 1380 a Kulikovo e creando così le condizioni
per una rapida espansione della Moscovia.
7. Espansione della Moscovia
Nel 1453 Costantinopoli fu conquistata dai turchi ottomani e la Chiesa ortodossa
russa, da quel momento, considerò Mosca la “terza Roma”, erede di Costantinopoli
e nuovo centro dell’ortodossia. Il granduca Ivan III il Grande assoggettò la
città di Novgorod nel 1478 e la regione di Tver nel 1485. In seguito, dopo aver
posto fine al rapporto di vassallaggio con i mongoli, Ivan rivolse la sua
attenzione ai territori occidentali controllati da Lituania e Polonia e arrivò a
controllare molti territori di confine. Basilio III, figlio e successore di
Ivan, continuò l’aggressiva politica espansionista del padre con l’annessione di
Pskov nel 1510, di Smolensk nel 1514 e di Rjazan nel 1521.
8. Ivan il Terribile
Con
Ivan il Terribile cominciano a delinearsi i primi tratti della Russia imperiale.
Ivan IV, detto il Terribile, succedette al padre Basilio III nel 1533 all’età di
tre anni; morta anche la madre nel 1538, lo stato fu sconvolto da un continuo
conflitto per il potere scatenatosi fra i nobili, i cosiddetti boiari. Nel 1547
Ivan si proclamò zar assumendo le redini del governo per contrastare il potere
dei boiari. Nel 1549 introdusse il primo Zemskij Sobor (assemblea nazionale che
rappresentava i proprietari terrieri) al fine di consolidare la sua posizione di
autocrate e di limitare il potere dei boiari e della Chiesa. Tra il novembre e
il dicembre del 1564 abdicò e rientrò a Mosca dopo aver ricevuto poteri assoluti.
Quando i boiari organizzarono un complotto contro lo zar, Ivan scatenò una
violentissima repressione nei loro confronti.
Nel 1552 l’esercito moscovita tolse ai tatari Kazan e nel 1556 Astrahan divenne
parte del territorio russo. I confini della Moscovia si estesero ulteriormente
grazie alle scorrerie dei cosacchi, stabilitisi lungo il corso inferiore del
Volga e del Don. Alcuni si spinsero più a nord e nel 1581 il loro ataman, Jermak
Timofejevič, guidò una spedizione verso est attraverso gli Urali, portando sotto
il dominio russo quasi tutto il bacino del fiume Ob e avviando la conquista
della Siberia.
9. Boris Godunov
Alla morte di Ivan il Terribile, Boris Godunov divenne reggente per conto di
Teodoro I; sotto la sua guida lo stato russo continuò a espandersi aumentando
ricchezza e prestigio. Nel 1598 la casata dei Rjurikidi si estinse con la morte
di Teodoro, privo di eredi, e Boris fu eletto zar dallo Zemskij Sobor. Quando
però si diffuse la convinzione che Godunov fosse il responsabile della morte di
Demetrio, figlio ed erede di Ivan il Terribile misteriosamente scomparso nel
1591, nuovi pretendenti al trono inaugurarono la cosiddetta “epoca dei torbidi”.
10. Epoca dei torbidi
Tre mesi dopo la morte di Godunov, nel 1605, un pretendente al trono che si
faceva chiamare Demetrio I, detto anche il “Falso Demetrio”, entrò a Mosca e si
impadronì del potere proclamandosi zar. Fu un sovrano coscienzioso e abile, ma
il suo regime era ostile ai boiari i quali si ribellarono, assassinandolo in una
congiura ordita dal principe Vasilij Šuiskij, successivamente eletto zar. I
cosacchi e i contadini, temendo la severità del regime boiaro, si ribellarono
unendosi a un secondo pretendente, Demetrio II, il cui esercito era già sulla
strada di Mosca. Nello stesso tempo, anche il re di Polonia Sigismondo III,
nell’intento di conquistare il trono russo, invase il territorio dall’ovest
mentre la Svezia su richiesta di Vasilij inviò inutilmente dei rinforzi, non
riuscendo a evitare la deposizione dello zar nel 1610: l’esercito polacco entrò
a Mosca e l’intero territorio cadde in un completo stato di anarchia.
La riscossa russa fu organizzata dal principe Požarskij che, alla testa di un
esercito composto anche da cosacchi, partì da Novgorod per Mosca e, nel 1612,
cacciò i polacchi. L’anno dopo, lo Zemskij Sobor elesse zar Michele Romanov (discendente
della zarina Anastasia Romanovna, moglie di Ivan il Terribile) inaugurando la
dinastia dei Romanov.
11. I Romanov
Le principali conseguenze dell’epoca dei torbidi furono la rovina della nobiltà
boiara e l’ascesa al potere della piccola aristocrazia terriera.
Sotto il governo dei due primi Romanov, Michele e suo figlio Alessio I che gli
succedette nel 1645, non vennero attuate grandi riforme e nuove leggi
conferirono ulteriori privilegi ai proprietari terrieri. Nel 1670 scoppiò una
grande rivolta agraria nel sud-est, soffocata con grande difficoltà un anno dopo
dalle truppe dello zar. Questa prima ribellione stabilì le basi di future
rivolte.
Nel frattempo, nel 1654, i cosacchi dell’Ucraina, dopo essersi ribellati contro
il dominio polacco, offrirono la loro fedeltà allo zar Alessio. Nella successiva
guerra con la Polonia (1654-1667) la Russia riconquistò l’Ucraina orientale,
compresa la città di Kiev.
Con Fedor III, figlio di Alessio, la Russia vinse la prima guerra contro
l’impero ottomano. Alla morte di Fedor nel 1682, il suo fratellastro Pietro il
Grande fu incoronato zar.
12. L’impero russo
12.1. Pietro il Grande
Nel 1697 Pietro organizzò una missione tecnico-diplomatica in Occidente
assentandosi dalla Russia per diciotto mesi. Dopo questo periodo avviò, con
decreti e riforme, una radicale trasformazione dell’assetto istituzionale del
paese. Decretò la riorganizzazione dell’esercito, della marina militare, della
struttura del governo e della società seguendo i parametri occidentali,
incoraggiando lo sviluppo dell’industria e del commercio, dell’istruzione e
delle scienze. Durante il regno di Pietro, la Russia conquistò numerosi nuovi
territori. Il principale conflitto, la grande guerra del Nord (1700-1721), fu
combattuto contro la più potente nazione baltica di allora, la Svezia. Il
controllo del mar Baltico era infatti necessario per la creazione di una grande
flotta militare e per l’espansione del commercio estero russo. Dopo un’iniziale
sconfitta a Narva (nell’attuale Estonia) nel 1700, Pietro riorganizzò il suo
esercito e attaccò le basi svedesi in Livonia. Nel 1703 avviò la costruzione
della nuova e splendente capitale, la città di San Pietroburgo, in un territorio
paludoso conquistato alla Svezia (il governo vi si trasferì da Mosca nel 1714).
L’esercito russo sconfisse gli svedesi a Poltava nel 1709, sancendo il
predominio della Russia sul Baltico. Con la pace di Nystad (10 settembre 1721),
la Russia acquisì Livonia, Estonia, Ingria, parte della Carelia e diverse isole
del Baltico. Pietro fu formalmente proclamato imperatore nel 1721.
12.2. I successori di Pietro
Dopo la morte di Pietro, si verificò una rapida successione di sovrani causata
da congiure spesso ordite dalle guardie di palazzo. Nel 1741 salì al trono
Elisabetta, figlia di Pietro il Grande. Durante il suo regno l’impero estese i
propri domini, conquistando parte della Finlandia nella guerra con la Svezia
(1731-1743), e si alleò con l’Austria e la Francia per muovere guerra alla
Prussia (guerra dei Sette anni, 1756-1763). Suo nipote e successore fu Pietro
III che nel 1762, anno in cui firmò la pace con Federico II di Prussia, fu
deposto e assassinato. Sua moglie, una principessa tedesca, gli succedette col
nome di Caterina II, detta Caterina la Grande.
12.3. Caterina la Grande
Caterina fu la prima tra i successori di Pietro il Grande a proseguirne le
politiche. Combatté contro l’impero ottomano per ottenere i porti sul Mar Nero
necessari al commercio russo, e nel corso della guerra turco-russa, dal 1768 al
1774, conquistò la Crimea. Le successive campagne militari contro la Turchia
(1787-1792) estesero il dominio russo fino a ovest del fiume Dnestr. Con le tre
spartizioni della Polonia (1772, 1793, 1795), la Russia acquisì vasti territori
verso occidente. Caterina fu influenzata dalle idee degli illuministi francesi,
ma la sua politica interna provocò lo svilupparsi di forti conflitti sociali,
che culminarono nella rivolta contadina guidata dal cosacco Emeljon Pugačëv,
soffocata nel 1775. Anziché riformare le leggi oppressive della servitù della
gleba, Caterina le rafforzò, abbandonando completamente ogni progetto di riforma
in senso liberale dopo l’inizio della Rivoluzione francese, nel 1789.
12.4. Paolo I e Alessandro I
Nel 1796 Paolo I succedette alla madre Caterina; sovrano autocratico, dispotico
e squilibrato, fu assassinato nel 1801 in seguito a una congiura ordita dalla
nobiltà.
Suo figlio Alessandro I, nipote prediletto di Caterina, concesse l’amnistia ai
prigionieri politici, elaborò un progetto di Costituzione per l’impero e abolì
molte misure restrittive adottate dal padre. Il processo di riforma subì però
una battuta d’arresto quando la Russia fu coinvolta in una serie di guerre su
diversi fronti. Nel 1805 aderì alla terza coalizione contro Napoleone I ma, dopo
la sconfitta di Friedland (14 giugno 1807), Alessandro si accordò con Napoleone
firmando il trattato di Tilsit, grazie al quale ottenne libertà d’azione contro
la Svezia e la Turchia. Attaccando la Turchia (vedi Guerre russo-turche) la
Russia ottenne la Bessarabia, mentre al termine della guerra contro la Svezia
(1808 e 1809) acquisì le isole Åland e la Finlandia. In seguito, i rapporti con
la Francia si deteriorarono e nel 1812 Napoleone invase la Russia. In settembre
l’esercito francese entrò a Mosca, che però era stata incendiata dai suoi stessi
abitanti. Dopo la disastrosa ritirata francese, Alessandro divenne la figura
centrale dell’alleanza che rovesciò Napoleone. Nel 1815, al congresso di Vienna,
i territori del ducato di Varsavia furono concessi alla Russia (vedi Guerre
napoleoniche).
12.5. Nicola I
Nel 1825, dopo la morte di Alessandro, Nicola I succedette al fratello benché un
gruppo di giovani ufficiali avesse organizzato una congiura, la cosiddetta
rivolta decabrista, per un regime costituzionale. Soffocata rapidamente la
cospirazione, lo zar adottò una serie di provvedimenti restrittivi, fra i quali
la creazione di una nuova polizia segreta e l’applicazione di una rigida censura
su tutte le pubblicazioni. Dopo le rivoluzioni del 1848, Nicola intensificò la
campagna repressiva contro l’ideologia liberale diffusasi nei circoli culturali
di Mosca e di San Pietroburgo.
Nicola I dispiegò una strategia espansionista nei Balcani, estendendo l’impero a
sud-ovest verso le province turche, a sud attraverso il Caucaso fino all’Asia
centrale e a est fino all’oceano Pacifico. La guerra con l’Iran, cominciata nel
1826, finì due anni dopo con la conquista di una parte dell’Armenia. La flotta
russa, nel contempo, si unì alle navi britanniche e francesi, insieme alle quali
distrusse la flotta turca nella battaglia di Navarino il 20 ottobre 1827. Nelle
successive campagne militari del 1828 e del 1829, la Turchia fu nuovamente
sconfitta e con la pace di Adrianopoli (14 settembre 1829) la Russia ottenne la
sovranità sui popoli del Caucaso e il protettorato di Moldavia e Valacchia.
Le altre potenze europee formarono allora un blocco per neutralizzare
l’espansionismo russo. Nel 1853, quando Nicola invase i principati del Danubio,
la Turchia dichiarò guerra alla Russia che nella guerra di Crimea (1853-1856) fu
nettamente sconfitta da una coalizione formata dagli eserciti britannico,
francese, piemontese e ottomano.
12.6. Alessandro II
Nel 1855 Nicola I morì e la pace fu conclusa un anno dopo da suo figlio
Alessandro II. La Russia fu costretta ad abbandonare il territorio di Kars e
parte della Bessarabia e a rinunciare ai protettorati danubiani.
Per arginare i nefasti effetti provocati dalla guerra di Crimea, Alessandro II
promosse alcune riforme. Nel 1861 sancì l’emancipazione dei servi della gleba e,
nel 1864, creò le assemblee provinciali elettive (zemstvo) e riorganizzò la
giustizia. Lo zar si rifiutò però di approvare una Costituzione o
l’organizzazione di un’assemblea nazionale rappresentativa. Durante il suo regno
si moltiplicarono i fermenti rivoluzionari: dal movimento nichilista, che
lottava per l’emancipazione individuale, a quello populista del narodniki,
attivo nell’organizzazione delle rivolte contadine. Alessandro II fu assassinato
nel 1881 da un membro del gruppo rivoluzionario Narodnaja volja (Volontà del
popolo).
12.7. Alessandro III
Il nuovo zar, Alessandro III, condusse una politica reazionaria e repressiva
riducendo drasticamente le competenze degli zemstvo e proseguendo l’opera di
russificazione delle minoranze dell’impero. La propaganda rivoluzionaria e le
teorie marxiste trovarono molti sostenitori tra i lavoratori delle fabbriche,
aumentati notevolmente dopo la realizzazione di un intenso programma di
industrializzazione.
12.8. Nicola II
Nicola II succedette al padre Alessandro III nel 1894. Sovrano debole, mantenne
il sistema autocratico del padre e perse completamente il contatto con il popolo.
Durante il suo regno l’aumento dell’oppressione e del controllo esercitati dalla
polizia si scontrò con un’ondata di atti terroristici e una forte crescita del
movimento socialista. In politica estera, i progetti di espansione in Estremo
Oriente, che sfociarono nell’occupazione della Manciuria, portarono la Russia a
scontrarsi con il Giappone con cui entrò in guerra l’8 febbraio 1904 (Guerra russo-giapponese).
13. La rivoluzione del 1905
Il governo, con lo scopo di ottenere l’appoggio popolare per la prosecuzione
della guerra contro il Giappone, consentì agli zemstvo di riunirsi a San
Pietroburgo nel novembre 1904, ma ne ignorò le richieste e una manifestazione di
migliaia di persone il 22 gennaio 1905 fu soffocata nel sangue dalle truppe
imperiali: il massacro scatenò una rivolta popolare estesasi in breve in tutto
il paese.
La guerra con il Giappone si risolse disastrosamente per la Russia e la
sconfitta, acuita dalla pressione degli avvenimenti interni, costrinse il
governo a concedere una riforma costituzionale, in seguito alla quale lo zar
approvò l’insediamento di un’assemblea legislativa, o Duma.
Rivoluzione russa (1905).
14. La Rivoluzione d’ottobre
Lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 arrestò temporaneamente le
attività rivoluzionarie dei radicali, ma le sconfitte dell’esercito russo,
pesanti quasi quanto i disastri di Crimea e Giappone, in breve tempo resero la
guerra impopolare in tutto il paese. Diserzione, repressione e corruzione
aumentarono notevolmente, e l’imperatore si trovò completamente soggiogato dalla
moglie Alessandra e da Rasputin, la cui sgradita presenza a palazzo provocava
tanta irritazione che, nel dicembre 1916, egli fu assassinato da un gruppo di
aristocratici. Nel febbraio 1917 scoppiò un’insurrezione a Pietrogrado (il nome
di San Pietroburgo durante la guerra), nel corso della quale le truppe zariste
si unirono ai rivoltosi; Nicola II e suo figlio furono costretti ad abdicare (15
marzo) lasciando il potere in mano a un governo provvisorio nominato dalla Duma.

7 novembre 1917
Colpo di stato bolscevico in Russia
Vladimir Lenin assume il potere rovesciando lo zar con un incredibile colpo di
stato. La fame generalizzata e il catastrofico fallimento militare nella Prima
Guerra Mondiale avevano costituito un fertile terreno di rivolta. Il 15 marzo
1917 lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare in favore di un governo
provinciale di comodo. Insoddisfatto dei risultati ottenuti sino ad allora,
Lenin tornò dal suo esilio in Svizzera per infiammare la rivoluzione bolscevica,
che culminò il 7 novembre con il colpo di stato. Lenin rimase a capo dell'Unione
Sovietica fino alla morte, avvenuta nel 1924, e fu succeduto da Josif Stalin.
Questo atto segnò la fine dell’impero russo. Gli eventi del 1917 portarono a una
crisi generale delle istituzioni e a una drammatica lotta per il potere,
sfociata nella Rivoluzione d’ottobre e nella successiva costituzione dell’Unione
delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS).
15. La seconda guerra mondiale

29 giugno 1941
Avanzata tedesca in Russia
A una sola settimana dall'inizio della massiccia invasione dell'URSS le
divisioni naziste travolgono una dopo l'altra Leningrado, Mosca e Kiev. Stalin
aveva ignorato i segnali che indicavano che Hitler avrebbe finito per tradire il
patto di non aggressione russo-tedesco del 1939. Nei primi mesi dell'invasione
la Germania riuscì a conquistare più di 500.000 miglia quadrate di suolo
sovietico. Ma la tenacia dell'armata rossa e la durezza del sopraggiunto inverno
russo ebbero ragione delle truppe naziste.