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Parmenide nel suo poema
espone la propria concezione del mondo in due parti principali: la via
della verità e la via dell'opinione. Parmenide, secondo Popper
profondamente interessato alla cosmologia (tanto che il suo pensiero può
essere interpretato come una cosmologia e non, in base alla tradizione,
come una ontologia), si è accorto che il crescere e il diminuire della
luna (le fasi lunari) sono solo delle apparenze, inganni che si rinnovano
nel tempo. La luna è una sfera perfettamente rotonda e immutabile. Infatti,
durante il suo periodo di rivoluzione, essa, mostrando alla terra la
stessa faccia, ha fasi calanti e crescenti. Anche se è presente in tuta la
sua metà sferica, viene illuminata solo in parte dal sole, e nell'altra
adombrata. L'ombra, che fa credere che l'altra parte del satellite non ci
sia, è quindi irreale. L'inganno si rinnova nel tempo e, dunque, anche il
tempo deve essere a sua volta illusorio. Ecco perchè la via della verità
ci insegna invece che tutta la realtà, tutto l'essere, il Tutto, il vero
mondo è immutabile. E Popper arriva a parlare del Tutto parmenideo come di
stabile, durevole, solidissima materia.
L'apparenza, al contrario, è nulla. EŽ qualcosa di irreale, di non
pensabile. EŽ come un'ombra. E se l'ombra è un gioco contraddittorio di
luce e tenebra, anche il crescere e il calare della luna è un'ombra
irreale, ingannevole e falsa. Insomma: non solo sulla superficie della
luna la danza delle ombre dispiega il suo gioco irreale. Questo deve
valere per l'intero universo, per l'immutabile firmamento, per
l'adamantina volta del cielo.
Questa realtà profonda che non ha colori (che sono un prodotto provvisorio
del gioco di luci e tenebre) è l'unica realtà pensabile e visibile con gli
occhi della mente, è la cosa in sè, l'unico essere reale. Egli quindi
antepone la teoria divina a quella dell'opinione.
Secondo Popper, non esiste un passaggio logico che va dalla confutazione
empirica alla verità. Di questo deve essersi reso conto lo stesso
Parmenide, che espone la sua nuova visione, la sua scoperta come un dono,
una rivelazione degli dei. Per questo motivo la sua scoperta deve essere
argomentata a priori, con una dimostrazione coerente e conseguente: a)
solamente ciò che è, è; b) il nulla non esiste, perchè dal nulla non può
nascere nulla; c) non esiste lo spazio vuoto; d) il mondo (l'Essere) è pieno; e) il movimento e il mutamento sono impossibili; f) se il mondo
è pieno non c'è spazio nè per il movimento, nè per il mutamento. Tesi che,
assieme ai paradossi di supporto di Zenone, ad avviso di Popper, anche per
noi moderni sono difficili da confutare sul piano logico.
Per tutti questi motivi, Popper non può essere d'accordo con quei filosofi
contemporanei, nemici acerrimi del razionalismo (e Popper è un razionalista), che hanno annoverato Parmenide tra le loro file. Si
riferisce sia ad Heidegger, sia alla scuola anglosassone della filosofia
del linguaggio, che considera Parmenide alla stregua di Wittgenstein.
Al contrario, Parmenide è un razionalista radicale, che trova la verità
solo percorrendo la via della dimostrazione logica, ripudiando
l'osservazione empirica.
In questa radicalità, ad avviso di Popper, Parmenide sbaglia, ma la sua
confutazione della realtà del movimento e le sue tesi generali hanno
determinato una enorme influenza sui pensatori successivi: Empedocle,
Anassagora, i Sofisti, Socrate e, naturalmente, Platone. Ma i suoi
maggiori continuatori ed oppositori sono stati Leucippo e Democrito,
fondatori dell'atomismo, che hanno capovolto l'elenchus razionalista di
Parmenide.
1) C'è il movimento, quindi il mondo non è pieno; 2) c'è lo spazio vuoto:
il nulla, dunque, esiste; 3) il mondo consiste così del pieno
impenetrabile e del vuoto: degli atomi e del vuoto.
Secondo Popper è stato però possibile capovolgere Parmenide solo partendo
dalla sua lezione: per questo la sua teoria appare di un'utilità
incommensurabile e il suo poema risulta di una importanza cruciale nella
storia del razionalismo, nella storia della filosofia e del pensiero
occidentale.
Karl Popper, Il mondo di Parmenide, 1998, Piemme (Casale Monferrato).
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