La follia del divenire:
Parmenide interpretato da Severino


 

Parmenide, secondo Severino, mette in luce per la prima volta il senso radicale della contrapposizione tra l'essere e il niente e chiarisce quindi il senso assoluto di questi due enti, comprendendo filosoficamente ciò che prima non era stato possibile chiarire dal mito. I primi pensatori iniziarono a comprendere che l'essere poteva essere visto come il Tutto al di là del quale non vi fosse nulla, infatti il niente non è qualcosa che possa venire conosciuto o del quale si possa parlare. Parmenide è importante perchè approfondisce ed interpreta il concetto di essere determinandone qualità non analizzate in modo opportuno in precedenza, quali: 1. L'essere è uno; 2. L'essere è eterno; 3. L'essere è continuo; 4. L'essere è indivisibile e non composto di parti; 5. L'essere è immobile; 6. L'essere non è soggetto a nascita o corruzione. Infatti se il non essere non è, non può inframmezzarsi all'essere e dividerlo in parti; nè può essere qualcosa da cui l'essere sorga o in cui si dissolva. Non si può neppure pensare una molteplicità di determinazioni particolari ed un passaggio da una determinazione all'altra, perchè l'essere di una determinazione particolare sarebbe uguale al non essere della determinazione opposta e un non essere non è pensabile come un essere. In questa argomentazione di Parmenide, viene utilizzato un fondamentale principio logico detto di "non contraddizione", secondo il quale non vengono accettati contemporaneamente di una stessa realtà un carattere ed il suo contrario. Infatti Parmenide fa notare che è logicamente contraddittorio affermare che il non essere ci sia, che il nulla esista, perchè il non essere è il contrario dell'essere e affermare della stessa realtà un carattere e il carattere contrario è un errore logico: un nonsenso. Il divenire dell'essere è quindi un'opinione senza verità, un'apparenza illusoria di cui si convincono i "mortali", che invece di prestare ascolto ad essa seguono il percorso della non-verità , ovvero ciò che è apparenza. La physis non può dunque essere intesa come ciò da cui provengono e in cui ritornano le cose del mondo visibile. Con il medesimo ragionamento Parmenide ammette che l'essere non sia nè mai nato, nè mai morirà, cioè è eterno. Per affermare infatti che sia nato, bisognerebbe ammettere che ci fosse stato qualcosa da cui è stato generato, ma siccome l'essere è unico, ciò è logicamente contraddittorio. Per la stessa ragione non possiamo accettare il fatto che l'essere si muova, perchè per farlo dovrebbe passare da un luogo ad un altro e muoversi in un elemento, lo spazio vuoto, il non essere, che permetta lo spostamento e ciò è logicamente contraddittorio. Parmenide, portando alla luce che la physis è "l'essere", giunge a negare che sia stoicheion, ovvero l'elemento unificatore del molteplice, e che sia archè, cioè principio e termine del divenire cosmico. L'essere è assolutamente indifferenziato, indeterminato, semplice e puro. E' proprio riflettendo su Parmenide e sulla storia della filosofia occidentale, che ha posto al suo centro il divenire, la follia che domina il mondo, contravvenendo all'ontologia parmenidea, che Severino giunge ad affermare che "tutto è eterno".
"Tutto è eterno significa che ogni momento della realtà è - ossia non esce e non ritorna nel nulla; significa che anche alle cose e alle vicende più umili e impalpabili compete il trionfo che si è soliti riservare a Dio. Eterno ogni nostro sentimento e pensiero, ogni forma e sfumatura del mondo, ogni gesto degli uomini. E anche tutto ciò che appare in ogni giorno e in ogni istante: il primo fuoco acceso dall'uomo, il pianto di Gesù appena nato, l'oscillare della lampada davanti agli occhi di Galileo, Hiroshima viva ed il suo cadavere. Eterni ogni speranza ed ogni istante del mondo, con tutti i contenuti che stanno nell'istante, eterna la coscienza che vede le cose e la loro eternità e vede la follia della persuasione che le cose escano dal niente e vi ritornino - la follia che domina il mondo. Eterna anche questa follia; e il suo esser già da sempre oltrepassata nella verità e nella gioia". (La filosofia futura, Milano, 1989, pag. 280)

Emanuele Severino, La filosofia antica, Milano, 1984.
 

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