I Parti
Dominatori dell'antica Persia (attuale Iran) dal 247 a.C. al 228 d.C., i Parti
riuscirono a sconfiggere i successori di Alessandro il Grande, i Seleucidi,
conquistando gran parte dell'Asia mediorientale e sudoccidentale, acquisendo il
controllo della Via della Seta e trasformando la Parthia in una vera e propria
superpotenza. L'impero partico rivisse i fasti di quello achemenide, riuscendo a
controbilanciare l'egemonia di Roma in Occidente. La Parthia comprendeva
terre che ora si trovano in Iran, Iraq, Turchia, Armenia, Georgia,
Turkmnenistan, Afganistan, Tagikistan, Pakistan, Siria, Libano, Giordania,
Palestina e Israele.
Le origini del popolo partico rimangono oscure. Strabone (XI, 515) sostiene che
il primo Arsace, da cui prese avvio la dinastia partica, fosse uno scita e che
riuscì a conquistare la Parthia con l'appoggio della tribù seminomade dei Parni,
stanziata lungo il corso del fiume Ochus (Tejend o basso Oxus). Probabilmente la
cosiddetta «invasione» della Parthia a opera dei Parni va considerata piuttosto
alla stregua di un moviniento migratorio. La popolazione non fu conosciuta col
nome di «Parti» finché non si trasferì verso sud, nella provincia persiana di
Parthava in un periodo precedente al 250 a.C.
Nel 247 a.C. i Parti si sollevarono contro Andragora, satrapo della Parthia per
il re Antioco II Theos (261-247 a.C.). La rivolta fu guidata dai fratelli Arsace,
e Tiridate: Arsace divenne re e il suo nome divenne l'appellativo onorifico e
dinastico di tutti i successivi sovrani partici. Durante il II secolo a.C. i
Parti riuscirono ad espandere il loro dominio sulla Battriana, su Babilonia,
sulla Media e sotto Mitridate II (123-88 a.C.) le loro conquiste si estesero
dall'Armenia all'India. A seguito delle vittorie di Mitridate II, i Parti
cominciarono a proclamarsi legittimi eredi sia dei Greci che degli Achemenedi.
Parlavano un linguaggio simile a quello achemenide, usavano la scrittura pahlavi.
e stabilirono un sistema amministrativo basato su quello achemenide.
Il periodo più confuso della storia partica è quello che va dalla fine del regno
di Mitridate II all'ascesa al trono di Orodes II, nel 57 a.C. Quattro anni dopo,
i Parti riuscirono ad annientare l'esercito romano, forte di 40.000 uomini, che
Crasso aveva condotto contro di loro e tutte le genti dal Mediterraneo all'Indo
conobbero allora la grande potenza dell'impero partico. Nel 40 a.C. Roma conobbe
un altro scacco militare quando le forze partiche, sotto il comando congiunto
del re Pacorus I e Q Labieno (un romano), colpirono direttamente al cuore
le regioni orientali dell'impero romano conquistando le province di .Asia,
Panfilia, Cilicia e Siria. La parola dei Parti diventò così legge lino alla
lontana Petra, a sud. Per due anni questa enorme area, così cruciale per gli
interessi romani, fu sotto l'occupazione dei Parti. Questi erano appena stati
respinti dal generale romano Ventidio che un altro esercito romano, sotto il
comando di Antonio, venne sconfitto e a stento evitò di essere completamente
annientato. I rapporti con Roma rimasero a lungo conflittuali, anche quando una
linea di confine venne gradualmente stabilita lungo il corso del fiume Eufrate.
La decadenza dell'impero partico, dovuta anche all'accresciuta potenza
dell'aristocrazia, che cominciò quindi a contendere il potere al sovrano, favorì
la riscossa romana. Nel 224 d.C. Ardashir, uno dei governatori partici, rovesciò
il re Artabano IV e stabilì la dinastia sassanide. che governò l'Iran
fino alla conquista islamica, nel 641.