Anatomia artistica
Claudio Galeno
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Studio delle forme del corpo umano in riposo e in movimento, condotto in
relazione all’analisi sistematica della struttura ossea (osteologia) e dei
muscoli (miologia).
L’antichità
A partire dal VII sec. a. C., l’interesse degli artisti greci per l’a appare con
maggiore evidenza nel campo della scultura; lentamente, si acquista la
padronanza della rappresentazione delle forme del corpo umano. Lo studio dei
vasi dipinti consente di precisare l’importanza dell’a nel campo delle arti
bidimensionali. Nell’VIII sec. la figura umana viene ancora rappresentata sotto
l’aspetto di profili schematici, ma assai presto (VII sec.), a Corinto e
nell’Attica, le proporzioni dei corpi divengono «verosimili», i volumi muscolari
sono indicati con esattezza, i dettagli anatomici (polpacci, caviglie, ginocchia,
muscoli pettorali e addominali) vengono precisati mediante tratti incisi nella
vernice nera. Nel VIsec. l’eleganza decorativa si unisce al rigore
dell’osservazione delle forme viventi e alla descrizione dei movimenti piú
complessi. Le opere di Exechia segnano, in questo stile detto delle «figure nere»,
il momento di massima tensione e di massima raffinatezza. Il passaggio (520 ca.)
allo stile delle «figure rosse» consentirà ai pittori di indicare i dettagli
interni dei corpi nudi mediante pennellate e non piú mediante linee incise; la
maggior libertà che ne deriva consente loro di raffigurare i muscoli con finezza
e precisione. Le pitture di Eutimide, di Olto e soprattutto di Eufronio
confermano uno spiccato interesse per l’anatomia. Nel corso del V sec.
quest’attenzione analitica comporta, spesso, una certa secchezza (Pittore dei
Niobidi); la fattura è piú rapida e libera. Roma adotterà i modelli greci senza
sostanziali innovazioni.
Le origini dell’a antica, concepita come scienza, sono d’altronde difficili da
precisare. È probabile che Ippocrate abbia sezionato cadaveri; ma, all’epoca di
Aristotele, le conoscenze
teoriche di a sono ancora decisamente limitate. Le prime dissezioni, e il
progresso della medicina, sono legate alle ricerche della scuola di Alessandria
(IV sec.).
Il medioevo
Dopo il II sec. d. C. (caratterizzato dai lavori di Galeno), l’a verrà
abbandonata per oltre dodici secoli. La dissezione dei cadaveri fu vietata dalla
Chiesa per molto tempo, e le rare rappresentazioni del nudo nella pittura e nel
mosaico bizantino mostrano le forme muscolari ricondotte a un semplice gioco
grafico ornamentale, indipendente dalla realtà anatomica. Nel XIII sec. si
delinea una situazione nuova: un’ordinanza dell’imperatore Federico II (1215) e
un permesso di papa Bonifacio VIII (1300) autorizzano le dissezioni.
I medici bolognesi del XIV sec. le praticano dinanzi ai loro allievi.
Contemporaneamente a partire dal XIII sec., la scultura e la pittura
rappresentano la figura umana in modo sempre meno schematico e rivelano un
rinnovato interesse per la volumetria dei corpi.
Il Rinascimento
La medicina del Quattrocento, dopo la presa di Costantinopoli (1453) e
l’invenzione della stampa (1440), si libera gradatamente dagli influssi dei
trattati arabi e della scolastica medievale, sino ad allora dominanti; vengono
riletti i trattati antichi, si diffonde nelle scuole la pratica della dissezione.
I pittori fiamminghi dipingono i primi nudi «realistici»; nelle scuole nordiche
sembra che il ruolo essenziale sia svolto dall’osservazione diretta del modello.
Gli Adamo ed Eva di Van Eyck (politico di Saint-Bavon a Gand, 1432) o di Van der
Goes (dittico di Vienna, km) mostrano una nuova cura per i volumi saldamente
definiti e delicatamente modellati.
Per gli Italiani, l’a è in primo luogo un problema teorico. I pittori del
Quattrocento direttamente implicati in studi anatomici praticano la dissezione e
a volte collaborano con i medici;
studiano con passione i modelli antichi. Centro delle ricerche è Firenze e le
ricerche piú significative sono quelle di Masacci (Adamo ed Eva: chiesa del
Carmine), Andrea del
Castagno, Pollaiolo, Verrocchio, Signorelli; la definizione chiara dei volumi
nello spazio va di pari passo con lo studio dei corpi in movimento (Pollaiolo).
Gli affreschi di Signorelli nel duomo di Orvieto (1500 ca.) restano l’esempio
piú spettacolare di tali ricerche.
Le ricerche anatomiche di Leonardo da Vinci, registrate in numerosi disegni,
attestano la curiosità paziente dello scienziato attento a scoprire i meccanismi
corporei, tuttavia i suoi
studi ebbero scarse conseguenze. I pittori del Rinascimento preferiscono
definire precisi sistemi di misura e di relazioni numeriche tra le varie parti
del corpo perché il concetto stesso di bellezza era legato all’idea di
proporzione. La formazione degli artisti si attua, ancor piú che sulla
dissezione dei cadaveri, attraverso lo studio delle statue antiche.
I testi di medicina nei quali il corpo umano è rappresentato per la prima volta
aperto, per mostrarne gli organi, sono il Fasciculus medicinae (Venezia 1491)
attribuito a J. Ketham,
illustrato con incisioni in legno, e il Fasciculo di medicina, comprendente
l’Anathomia di Mondino de Liucci (1493). In seguito i trattati teorici
illustrati si moltiplicano: Liber conciliator
di Pietro d’Abano (1496), ove per la prima volta si trovano raffigurazioni di
personaggi in parte scorticati; Isogogae breves... in anatomiam humani corporis
(1521) di G. Berengario
da Carpi; Tabulae anatomicae (Venezia 1538), le cui ricche illustrazioni ebbero
grande successo e vennero in parte imitate. L’anatomista piú celebre fu Vesalio
(1514-64). Fiammingo, studiò a Lovanio, poi a Montpellier e a Parigi e si rese
celebre per le sue dissezioni a Bologna, Padova e Pisa. Il suo De humani fabrica
libri septem corporis (Basilea
1543), nel quale prende audacemente posizione contro Galeno e gli autori antichi,
segna una rivoluzione importante. L’illustrazione del trattato, cui hanno
probabilmente collaborato
J. S. Kalcar, olandese operante a Venezia, e artisti influenzati da Tiziano, è
notevole per il suo gusto fantastico, che colloca scorticati in pose teatrali e
in mezzo a paesaggi. In Francia l’opera piú importante, dopo il trattato di
Charles Despars, ricco di reminiscenze gotiche (1500), è il De dissectione
humani corporis di Charles Estienne (1540), le cui incisioni, di tono assai
drammatico, sono caratterizzate dallo stile di Fontainebleau. Va pure menzionato,
in Spagna, il trattato di Valverde, illustrato da G. Becerra.
A partire dal XVI sec. l’a fa parte del patrimonio comune dell’educazione dei
pittori e viene insegnata in tutte le accademie; i trattati teorici, che si
moltiplicano, e lo studio del modello nudo costituiscono, con la dissezione dei
cadaveri e il disegno delle opere antiche, altrettanti strumenti di ricerca.
Furono eseguiti modelli anatomici, in cera, di «scorticati» sin dalla fine del
XIV sec.; Baldinucci cita uno «scorticato» smontabile eseguito a Pisa dallo
scultore Pierre Francheville nel 1594.
Il manierismo
Il gusto delle espressioni tormentate e drammatiche compare nelle ricerche di
movimenti strani e gratuiti, come gli ondeggianti nudi del Greco (Laocoonte:
Washington), gli acrobati sparuti e contorsionisti delle incisioni di Jean Viset,
personaggi danzanti di Wtewael (Diluvio di Norimberga). Soprattutto i manieristi
nordici amano le muscolature complesse ed evidenti, senza alcun rapporto con la
verosimiglianza anatomica.
Il XVII e XVIII secolo
Nel XVII sec. vengono pubblicati accanto ad opere specializzate, trattati
semplificati ad uso degli artisti, come quello di Charles Errard, che unisce
esposizioni teoriche all’analisi della bellezza ideale delle statue antiche.
Pietro da Cortona e Carlo Cesi pubblicano trattati simili. Nell’Olanda
contemporanea l’a quasi non è piú altro che un tema per una categoria ben
precisa di quadri: le «lezioni di anatomia» rappresentano un medico che seziona
un cadavere dinanzi agli allievi (quadri di Keyser, Elias, Mierevelt, capolavori
di Rembrandt del 1632 e del 1656). Citiamo il Trattato di anatomia di Bidloo
(Amsterdam 1685). In Francia, nel XVII e XVIII sec. l’a costituisce una parte
essenziale del tirocinio dell’Academie royale, e negli studi degli artisti si
diffondono sculture raffiguranti «scorticati». Bouchardon realizzò uno di questi
modelli; i piú celebri restano quelli di Houdon: Scorticato col braccio teso
(1767) e Scorticato col braccio alzato (1790). Tra i piú riusciti trattati di
anatomia del XVIII sec. è il Nouveau Recueil d’ostéologie et de myologie del
tolosano Jacques Gamelin (1779), corredato di splendide incisioni.
Il XIX secolo
L’a è piú che mai, nell’Ottocento, la base dell’insegnamento del disegno. I
pittori studiano il modello al vero e le statue antiche con rinnovato impegno:
Géricault, disegna dal vero malati in punto di morte nell’ospedale, Beaujon per
la sua Zattera della Medusa (1819: Parigi, Louvre); Ingres invece trasgredisce
l’insegnamento accademico e sfida la realtà anatomica nei suoi nudi audacemente
deformati (Giove e Teti, 1811: Aix-en-Provence, Museo Granet; Grande Odalisca,
1814: Parigi, Louvre). L’insegnamento nelle scuole d’arte garantí la continuità
degli studi di a; la monumentale Anatomie artistique di Richer (1899) serví
ancora a generazioni di allievi. Ma la cura dell’esattezza anatomica perse
sempre piú d’importanza sin dalla fine del XIX sec. Le proporzioni stesse del
corpo umano vengono sconvolte e spesso ricomposte secondo leggi del tutto
diverse (Picasso, Bellmer).