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ATENE FA SCUOLA IN TUTTO IL MONDO

(Archivio - personaggi in ordine cronologico.)

Atene fa scuola in tutto il mondo

Le "Storie" di Erodoto; le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide; l'auriga di Delfi o i vasi del Pittore di Brygos. E, poi, Fidia, Tucidide, Platone. Chissà se il contributo della Grecia al sapere della terra sarebbe stato lo stesso se non ci fosse stato il pericolo persiano! Guerre che videro vacillare sotto l'incalzare delle truppe di Serse le città alleate. Guerre dopo le quali l'arte e la cultura non poterono prescindere dall'eccezionale impresa di sconfiggere il nemico anche grazie a un esercito formato dal démos, cioè dal popolo: una vittoria della democrazia contro la monarchia.
Nel V secolo a.C. Atene detta legge in campo letterario. Con la tragedia, che dall'ispirazione ancora religiosa tipica di Eschilo (le sette composizioni a noi giunte trattano però già problematiche ispirate dalla storia recente almeno in un caso: «I Persiani») passa a occuparsi dell'uomo e della sua fragilità di fronte al volere degli dei (si pensi alle tragedie di Sofocle che hanno come tema conduttore Edipo e Tebe), per approdare con Euripide a una raffigurazione dell'uomo con i suoi difetti e limiti, e a intrecci narrativi talmente contorti che per arrivare alla fine spesso si deve ricorrere al deus ex machina («Ifigenia in Aulide», «Ifigenia in Tauride»). Con la commedia, di cui Aristofane è esponente del filone antico con le sue composizioni molto spesso ispirate all'attualità e piene di battute e frecciate salaci contro filosofi e intellettuali («Le rane», «Le nuvole») o politici -Ecclesiazuse»). Con la storia, attraverso Tucidide che cerca di interrogarsi sui motivi alla base degli avvenimenti come lo scoppio della guerra del Peloponneso creando il primo esempio di filosofia della storia laica e razionale. Con la filosofia stessa, attraverso le riflessioni razionali di Anassagora, l'atomismo di Democrito, lo scetticismo di Gorgia. Atene detta legge anche in campo artistico nel V a. Cristo. Perché 'effetto collaterale' delle vittorie contro i Persiani sono la gravità espressiva e la completa collocazione nello spazio della statua in bronzo dell'auriga di Delfi (478-474 a.C.) e la plasticità delle scene raccontate nei frontoni del tempio di Zeus a Olimpia (circa 460 a.C.). È da questo stile severo, nel quale l'uomo non ha più nulla della rigidità e fissità un po' ieratica dei koùroi (si vedano i frontoni del tempio di Aféa di Egina, ora alla Glyptothek di Monaco), che muove la statuaria nella rappresentazione dell'individuo in quando tale: approdando con Fidia, il ricostruttore del Partenone, a una visione plastica del corpo umano e a una sua raffigurazione perfettamente proporzionata; e con Policleto a fissare il canone per la rappresentazione dell'individuo ideale dal punto di vista atletico. E' da questo stile severo che nella ceramica, già da tempo a figure rosse (il passaggio fra le due tecniche inizia attorno al 530 a.C.), l'uomo non si limita più a una silhouette più o meno dettagliata, ma acquista un disegno del corno che si spinge sino ai particolari anatomici e i volti mostrano cenni d'espressione prima inesistenti (vasi di Epitteto). Più difficile cogliere la valenza della pittura, anche se le fonti antiche parlano delle conquiste prospettiche ed espressive raggiunte dal 460 C. da Polignoto.

La perdita del primato culturale

L'individualismo che contraddistingue l'arte e la letteratura è uno dei segnali dell'inizio della decadenza. La statuaria concentra i propri sforzi nella ricerca di grazia attraverso posizioni del corpo sempre più ondulate e studiate (è il caso di Prassitele) oppure per atteggiamenti e pose ricche di pathos e, a volte, di violenza espressiva (si veda in proposito Scopa). La ceramica attica, che ha sbaragliato la concorrenza corinzia già dal 550 a.C., si adagia in una produzione di serie rivolta all'esportazione; non mancano splendidi esemplari, ma gli estri che avevano contraddistinto il VI - V secolo a.C. sono rimasti quasi senza emuli. La conquista macedone riporta in auge la figura del re, capo carismatico che intende l'arte come uno dei modi per celebrare la propria personalità. Da qui le sculture di Lisippo e le pitture di Apelle – entrambe poco conosciute in quanto giunteci solo in copie le prime e totalmente scomparse le seconde – ma anche i mosaici, di cui a Pella si conservano splendidi esemplari.
L'ellenismo è questo. In arte una raffigurazione dell'uomo in pose caratteristiche: i lineamenti somatici, che un tempo dovevano comunicare forza e serenità, ora fotografano i tratti distinguenti di re e personaggi importanti; e lo fanno attraverso statue a grandezza naturale (sarà questo uno degli aspetti che più i romani gradiranno e recupereranno della Grecia), sulle monete o sui dipinti e mosaici (si pensi a quello con la Battaglia di Alessandro conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli ma realizzato a Pompei prendendo a modello affreschi ellenistici); si assiste a una specie di decentralizzazione delle città che 'fanno arte', con Atene che ripiega su riproduzioni accademiche e l'emergere della scuola di Rodi, per non parlare di quelle di Pergamo e Alessandria; ci sono anche 'produzioni di nicchia', come le statuette in terracotta di Tanagra (le cosiddette tanagrine) che rappresentano figure femminili.
Altrettanto mediato il passaggio della cultura ai temi tipici dell'ellenismo. Menandro ha come argomento fisso nella sua Commedia nuova l'uomo di tutti i giorni, fulcro di messe in scena dove intrigo e definizione quanto più precisa dei caratteri dei personaggi testimoniano l'interesse verso la vita privata. La filosofia, che tra V e IV secolo a.C. aveva conosciuto la freschezza di narrazione dei 35 dialoghi di Platone, fondatore dell'Accademia, e gli amplissimi interessi di Aristotele, capostipite del Liceo e maestro per eccellenza per tutto il Medioevo, vede un frammentarsi di correnti: dai cinici Diogene e Menippo agli stoici Zenone e Crisippo, dagli epicurei agli scettici, cui spesso si rifaranno le riflessioni degli intellettuali del periodo romano. L'unico filone che pare non conoscere crisi – ma anche questo è un segnale della perdita dell'egemonia della Grecia– è la retorica. Parlatori capaci di trascinare e convincere, in fondo, lo erano già Ulisse e Nestore, con i loro racconti nei quali le gesta eroiche finivano per avere anche un valore educativo. E soprattutto tra V e IV a.C. l'arte del parlare si era talmente raffinata da conoscere un numero veramente cospicuo di oratori che già gli antichi consideravano dei grandi: dai sofisti, capaci con il gioco delle parole di 'far sembrare giusto ciò che non lo era', a Lisia, il cui eloquio era assai chiaro e vivace, ma soprattutto capace di adattarsi al pubblico; da lsocrate, che nel 393 a.C. apre addirittura una scuola d'eloquenza per insegnare come costruire frasi bilanciate e armoniose, a Demostene ed Eschine, più infiammati dalla passione civile. E sono proprio le diverse posizioni politiche da un lato e la presa di potere da parte dei Macedoni dall'altra a segnare l'inizio della decadenza anche di questa corrente letteraria, che si trasforma in un puro e semplice esercizio di eloquenza; 'magniloquente' è, a tale proposito, l'appellativo di Dione di Prusia: Crisostomo, cioè dalla bocca d'oro.

Modelli greci nell'arte di Roma

Una terra dove si va ad affinare la propria cultura: questo diventano Atene e la Grecia dopo la conquista da parte di Roma. Un modello supremo di riferimento in ogni campo del sapere, che se da un lato ne riconosce l'importanza nello sviluppo della cultura, dall'altro la fissa precludendone quasi eventuali future evoluzioni. Cominciano, nelle terre della penisola, le importazioni di opere d'arte aniche in bronzo e marmo, che vengono replicate in migliaia di esemplari perché ritenute ertici irraggiungibili di raffinatezza ed eleganza; si arriva al punto che teste di personaggi amori romani vengono montate su torsi o statue acefale di età classica o ellenistica, quasi che solo così si consegua nobiltà; i giovani delle famiglie più in vista dell'impero vengono nviati in questa provincia in modo da formare il proprio sapere su straordinari modelli si ricordi anche solo il viaggio di Cicerone); gli imperatori si fanno introdurre ai misteri eleusini. Al mondo classico si guarda in architettura (la villa Adriana a 'Vicoli è una sorta di pastiche di architetture che ben documenta la passione dell'imperatore Adriano per l'Oriente); nella poesia (i componimenti di Catullo sono un omaggio a quelli di Saffo, per non parlare della corrente neoattica sostenuta da Mecenate; Virgilio richiama Esiodo nelle «Georgiche, e nelle «Bucoliche»; Orazio compone odi usando spesso la metrica di Alceo e Anassimandro, e nelle sue «Satire riecheggia uno dei filoni teatrali più apprezzati in Grecia); neIla filosofia (le riflessioni di Marco Aurelio risentono molto dello stoicismo di Zenone); e nella storia (Polibio pare trarre insegnamento da Tucidide quando afferma che «bisogna analizzare gli avvenimenti nella stretta interdipendenza che li contraddistingue, mentre carattere più compilativo hanno le «Antichità romane, di Dionigi di Alicarnasso o le «Storie» di Appiano e Dione Cassio).
Quando Plutarco immagina le «Vite parallele, come storie di coppie di personaggi greci e romani, la nobilizzazione di Roma è completa; e immutabile risulta, al tempo stesso, il modello di riferimento della Grecia, che con Pausania diventa oggetto della prima guida turistica: la «Periegesi dell'Ellade».