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IL CINQUECENTO
(Archivio - personaggi in
ordine cronologico.)
Il Cinquecento è un secolo difficile da definire, specie in
Italia, perché evoca delle periodizzazioni storiche molto convenzionali
e ingannevoli. C'è una certa tendenza a identificare il Quattrocento con
l'umanesimo e il Cinquecento con il Rinascimento. Eppure quel movimento
di riscoperta delle humanae litterae e dell'eredità classica che
caratterizza l'umanesimo inizia ben prima, almeno con il Petrarca, che
vive nel XIV secolo (quello che secondo l'uso italiano è chiamato il
Trecento), e d'altro canto gran parte di quei fenomeni che noi
riconosciamo come tipicamente "rinascimentali" si manifestano proprio
nel Quattrocento. Tanto è vero che, almeno per quanto riguarda la storia
dell'arte, molti storici considerano il periodo rinascimentale concluso
nel 1520, anno della morte di Raffaello (dopo inizia quello che si suole
chiamare manierismo).
Eppure c'è una data che segna l'inizio di un mutamento epocale, ed è il
1492. Una data-cerniera, e per due ragioni. La prima, la più facilmente
riconoscibile, è che in quell'anno Colombo sbarca sul continente
americano. Si può discutere se sia il primo a raggiungerlo e se sia
ancora "politicamente corretto" parlare di "scoperta dell'America", come
se gli abitanti autoctoni di quel continente attendessero il navigatore
genovese per riconoscere la propria identità; ma certamente per l'Europa
quella data segna la nascita di una diversa visione del globo, un
subitaneo allargamento di confini non solo geografici, e da questo
ampliamento di spazi fisici e mentali consegue un diverso assestamento
delle prospettive culturali e dei rapporti politici ed economici
nell'intero continente.
La seconda ragione per cui la data del 1492 è significativa è che essa
segna il compimento della Reconquista, ovvero della definitiva cacciata
dei Mori dalla Spagna. L'Europa si disegna ora come continente
totalmente cristiano, la Spagna (fortificata anche dal successo della
navigazione di Colombo) si presenta definitivamente come grande potenza,
"spagnolizza" per prima il Nuovo Continente e dà l'intollerante avvio
alla seconda diaspora, esiliando gli ebrei dalla penisola iberica e
disperdendo la cultura ebraica sia nell'area mediterranea che nella
Mitteleuropa.
Se poi sembrasse azzardato fare iniziare il Cinquecento con otto anni
d'anticipo, lo si potrebbe fare incominciare con alcuni anni di ritardo.
Altra data epocale, ecco il 1517, inizio ufficiale della Riforma
protestante, fenomeno religioso, culturale e politico a un tempo, che
concorre anch'esso a riassestare gli equilibri europei.
Tre eventi del genere non possono non stabilire un'ideale linea di
confine tra due epoche, anche se al di sotto, o al di sopra, di questa "frattura"
scorre una continuità di temi, di atteggiamenti, di discorsi che
provengono dal secolo precedente.
Nell'arte, tiene a battesimo il nuovo secolo la Gioconda leonardesca,
maturano definitivamente Raffaello e Michelangelo, trionfano Dùrer,
Holbein, Tiziano, El Greco, Bruegel. L'uomo moderno parla con la voce di
Montaigne, Tommaso Moro, Erasmo. A metà secolo la visione dei cieli si
ribalta attraverso la rivoluzione copernicana, ma il secolo si conclude
con il rogo di Giordano Bruno, che era giunto a immaginare la pluralità
dei mondi e l'infinità dell'universo.
Ariosto pone un'ironica pietra tombale sugli ideali cavallereschi del
passato e mentre lamenta l'apparizione dell'archibugio riconosce
l'avvento di una nuova tecnica militare. Al di là delle Alpi la risata
di Rabelais seppellisce la cultura tradizionale, al di qua Machiavelli
ci sottrae ogni illusione e ci parla di un nuovo modo, spietatamente
realistico, d'intendere l'arte della politica. Paracelso e Vesalio
trasformano l'arte medica; si affermano nuove immagini e della città e
della corte; mentre si formano le Chiese protestanti, la Chiesa
cattolica si ristruttura attraverso la Controriforma tridentina.
Ce n'è abbastanza per parlare di un secolo in cui, tra fermenti di
rinnovamento, insofferenze per antiche scienze sacre o profane, si forma
una nuova immagine dell'uomo e della natura e si assesta definitivamente
l'era moderna. Se ha un significato la proposta di considerarci, noi
contemporanei, definitivamente postmoderni, è comunque con la modernità
cinquecentesca che dobbiamo confrontarci, sia per sapere chi siamo (e
perché) sia per capire in che senso ci riteniamo diversi.
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