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CONTROVERSIA TRINITARIA E CONTROVERSIA CRISTOLOGICA

(Archivio - personaggi in ordine cronologico.)

La controversia trinitaria investe il problema delle differenze e analogie fra cristianesimo e neoplatonismo da una parte, cristianesimo ed ebraismo dall'altra.
Essa riguarda infatti il rapporto interno fra le varie persone divine e il rapporto fra esse e il mondo : il primo è dal cristianesimo chiamato « generazione » (il padre genera il figlio, ecc.), il secondo « creazione ».

Il neoplatonismo e le teologie ad esso ispirate li riassumevano in un rapporto solo, di « emanazione »: dio emana una divinità inferiore, questa a sua volta una ancora inferiore e così via, fino a un ultimo più basso essere divino che emana esseri non più divini.

L'ebraismo invece ammetteva il solo rapporto creativo fra dio ed il mondo, ignorando qualsiasi dialettica interna alla divinità.

Già abbiamo detto che gli scrittori fin qui esaminati, in particolare Origene e Tertulliano, ammettevano tutti una certa subordinazione del figlio al padre; è la tesi del subordinazionismo. Ad essa si contrappone quella del modalismo (difesa da Sabellio, Prassea, ecc.), la quale sostiene che le persone della trinità non sono che modi diversi di un unico essere divino. La prima porta alla conseguenza, già segnalata, di pensare che in Cristo si sia fatta uomo non la divinità suprema ma soltanto una divinità inferiore; la tesi sabelliana porta alla conseguenza di pensare che anche il padre abbia subito la passione del calvario.

Sarebbe un errore storico ritenere che la chiesa possedesse chiara, fin dall'inizio, la tesi oggi riconosciuta come « ortodossa », che è intermedia fra il subordinazionismo e il modalismo. In realtà le cose procedettero così: i pensatori cristiani, cercando di dare una formulazione filosofica al dogma, tentarono da prima le tesi più spontanee, che sono appunto quella subordinazionista e quella modalista ora accennate. Ma le approfondite discussioni fra i sostenitori dell'una e quelli dell'altra misero in luce gli inconvenienti di entrambe: sorse così la tesi intermedia, sanzionata - dopo contrasti a volte profondissimi - dall'autorità di uno o più concili.

La soluzione « ortodossa » del problema trinitario è nota: in opposizione al modalismo, essa afferma che padre, figlio e spirito sono persone effettivamente distinte fra loro; in opposizione al subordinazionismo, afferma che sono « della medesima natura ». E' la famosa tesi della « consustanzialità » od omousia decretata - per quanto riguarda il padre e il figlio - dal concilio di Nicea (325) contro Ario.

Sulla natura dello spirito santo si pronuncerà - con soluzione analoga a quella di Nicea - il concilio di Costantinopoli nel 381, la cui preparazione dottrinale fu soprattutto opera della scuola di Cappadocia. E' questa una delle più illustri scuole teologico-filosofiche dell'antichità; i suoi rappresentanti sono: Basilio, Gregorio Nazianzeno, Gregorio Nisseno, detti « luminari di Cappadocia », vissuti appunto nella seconda metà del IV secolo. Di essi il maggiore è senza dubbio Gregorio Nisseno, giustamente considerato come il più vigoroso filosofo della patristica orientale dopo Origene, da cui per altro fu profondamente influenzato. Assai importante, per quanto riguarda i problemi educativi, è invece Basilio.

Anche nella controversia cristologica si ebbe uno sviluppo dei dibattiti, analogo a quello della controversia trinitaria. Il problema riguardava il rapporto tra divinità e umanità in Gesù, cioè la dottrina dell'incarnazione, di centrale importanza teologica e filosofica per il cristianesimo.

La lotta sorse, inizialmente, fra due tesi che rappresentavano le due soluzioni più spontanee del problema: la tesi sostenuta da Nestorio, che vedeva in Cristo la compresenza di due persone diverse, una divina e l'altra umana; e quella opposta di Eutiche, che vedeva in Cristo un'unica natura, quella divina (monofisismo). È chiaro che né l'una né l'altra riuscivano a cogliere il punto filosoficamente più interessante della dottrina cristiana: cioè l'affermazione dell'intima mediazione, compiuta da Cristo, fra la natura divina e quella umana.

Gli approfonditi dibattiti finirono col porre in evidenza le manchevolezze di entrambe le soluzioni, sicché la Chiesa condannò il nestorianesimo nel concilio di Efeso (431) e il monofisismo in quello di Calcedonia (451). Come « ortodossa venne riconosciuta la tesi delle « due nature in una persona », che meglio sottolineava la completa fusione tra divinità e umanità in Cristo: entrambe presenti in tutta la loro effettiva realtà, distinte ma non più opposte una all'altra.

Accanto alle controversie ora accennate (di natura prevalentemente metafisica), se ne ebbero altre, non meno fondamentali per il cristianesimo, riguardanti soprattutto il problema del peccato e della salvazione. In esse emerge con eccezionale vigore il pensiero e la personalità di Agostino.