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Dio come luce

(Archivio - personaggi in ordine cronologico.)

Una delle origini dell'estetica della claritas deriva certamente dal fatto che in numerose civiltà Dio veniva identificato con la luce: il Baal semitico, il Ra egizio, l'Ahura Mazda iranico, sono tutte personificazioni del sole o della benefica azione della luce, che arrivano naturalmente alla concezione del Bene come sole di Platone; attraverso il neoplatonismo queste immagini s'immettono nella tradizione cristiana. Plotino eredita dalla tradizione greca l'idea che il bello consista anzitutto nella proporzione e sa che questa nasce da un rapporto armonico tra le varie parti di un tutto. Poiché la tradizione greca affermava che la Bellezza non è solo symmetría ma anche chróma, colore, sí domanda come fosse possibile avere una Bellezza che noi oggi definiremmo "qualitativa","puntuale';che poteva manifestarsi in una semplice sensazione cromatica. Nelle sue Enneadi (1,6) Plotino si chiede come mai giudichiamo belli i colori e la luce del sole, o lo splendore degli astri notturni, che sono semplici e non traggono la loro bellezza dalla simmetria delle parti. La risposta cui perviene è che "La semplice bellezza di un colore è data da una forma che domina l'oscurità della materia, dalla presenza di una luce incorporea che altro non è che ragione e idea': Di qui la Bellezza del fuoco, che brilla simile a una idea.
Ma quest'osservazione acquista senso solo nel quadro della filosofia neoplatonica, per cui la materia è l'ultimo stadio (degradato) di una discesa per "emanazione" di un Uno inattingibile e supremo. Per cui non si può attribuire quella luce che risplende sulla materia che al riflesso dell'Uno da cui essa emana. Dio si identifica dunque con lo splendore di una sorta di corrente luminosa che percorre tutto l'universo.
Queste idee vengono riprese da Pseudo Dionigi Areopagita, oscuro autore, che probabilmente scrive nel V secolo d. C. ma che la tradizione medievale, dopo che verrà tradotto in latino nel IX secolo, identifica con Dionigi convertito da San Paolo nell'Areopago di Atene.
Egli rappresenta, nei suoi scritti Gerarchia celeste e Nomi divini, Dio come "lume", "fuoco", "fontana luminosa". Le stesse immagini si ritrovano nel massimo esponente del neoplatonismo medievale, Giovanni Scoto Eriugena. A influenzare tutta la Scolastica posteriore concorrono ancora sia la filosofia che la poesia araba, che aveva tramandato visioni di essenze rutilanti di luce, estasi di bellezza e fulgore, e Al-Kindi, nel IX secolo, elaborerà una complessa visione cosmologica basata sulla potenza dei raggi stellari.