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LA GNOSI PAGANA

(Archivio - personaggi in ordine cronologico.)

In greco la parola gnosis significa conoscenza. Essa non venne però usata, nel II secolo, a denotare una conoscenza « pura », cioè rigorosamente razionale, bensì una conoscenza collegata alla fede. I sostenitori della gnosi, o gnostici, dedicano tutti i loro sforzi a cercare una combinazione tra elementi fideistici ed elementi conoscitivi che non si limiti ad accostarli ma riesca davvero a fonderli in una unità inscindibile.
Il frutto di questa combinazione è un fantasmagorico quadro — ove sono ben riconoscibili molte influenze orientali — secondo il quale da dio emanerebbe tutta una serie degradante di entità divine (gli eoni) intermediarie fra l'essere supremo e il mondo. L'ultima di esse sarebbe un eone maligno, il dio dell'Antico testamento, creatore o meglio ordinatore del mondo materiale.
Sotto queste fantastiche raffigurazioni si cela il problema di fondo di spiegare la presenza del male nell'universo. Esso viene giustificato con il ricorso ad una caduta iniziale, non priva di analogie col peccato originale, ma di portata cosmica; proprio da questa caduta dipende anche l'esistenza della materia.
L'uomo, che ha in sé qualcosa di divino, è nella possibilità di riscattarsi. Non da lui, però, può avere inizio il processo della sua salvazione; esso richiede l'intervento di un eone buono — il Cristo — che avrebbe la funzione caratteristica di renderlo partecipe della conoscenza salvatrice (la gnosi).

Alcune irriducibili antitesi fra gnosi e cristianesimo:

1) Cristo non è dio, ma un semplice eone, cioè una divinità inferiore;
2) essendo un eone, Cristo non può aver avuto corpo; la sua apparenza corporea fu pertanto solo illusoria;
3) Cristo e il creatore del mondo non si identificano, ma anzi sono due eoni aventi funzioni contrarie.
Questa terza antitesi pone in luce l'orientamento antiebraico degli gnostici, che derivava dagli ambienti della cultura greco-romana.

I più illustri rappresentanti dello gnosticismo furono Valentino, Saturnilo, Basilide, vissuti nella prima metà del II secolo.

Valentino (il demiurgo) - Basilide - I Sethiani - Simon Mago

Ad essi suole venir collegato anche Marcione, che però occupa una posizione del tutto particolare in quanto, pur condividendo alcune tesi gnostiche, è assai più vicino al pensiero cristiano che non alla gnosi pagana. Alcuni studiosi, come ad esempio Piero Martinetti, giungono anzi a considerarlo quale uno dei più seri continuatori della dottrina di Gesù.
Nato a Sinope (nel Ponto) l'85 d.C., Marcione aderì in un primo tempo alla chiesa cristiana di tale città. Distaccatosi ben presto da essa, si trasferì a Roma, ove tentò invano di riformare la comunità cristiana predicando un ritorno all'autentico spirito dell'insegnamento di Gesù. Constatato il fallimento di questo tentativo, fondò egli stesso una chiesa che avrebbe dovuto essere la « vera chiesa di Cristo ». Morì nel 160. La chiesa marcionita sopravvisse in occidente fino al IV secolo, in oriente alquanto più a lungo.
L'opera principale di Marcione portava il significativo titolo di Antitesi e mirava soprattutto a sottolineare (in accordo con la gnosi) l'insuperabile opposizione fra Nuovo e Antico testamento. Mentre quest'ultimo ci presenta dio come un essere giusto e potente, ma meschino, vendicativo e crudele, quello ce lo presenta invece come un dio di bontà e di amore. Marcione ne conclude che il dio creatore è un principio inferiore, assolutamente inconfondibile con il dio redentore dei Vangeli: il primo impone agli uomini una legge arida e puramente formale; il secondo ci libera dalla legge e dal male, trasformando intimamente la nostra natura.
Il grande interesse suscitato, nel II e poi nel III secolo, dalle teorie gnostiche e dall'insegnamento di Marcione dimostra l'importanza via via crescente che viene assumendo in tale periodo il problema del male.

Toccherà al movimento manicheo elevarlo a problema centrale non solo per l'etica ma per la stessa metafisica. Questo movimento ebbe origine nel III secolo in Persia, ove trovò numerosi seguaci malgrado le feroci persecuzioni subite. La sua rapida diffusione anche nei paesi dell'impero, e la sua profonda influenza negli stessi ambienti cristiani, provano quanto la dottrina manichea della realtà originaria del male apparisse giustificata nella situazione storica attraversata dai popoli del Mediterraneo.

Il manicheismo