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LA GNOSI CRISTIANA - ORIGENE
(Archivio - personaggi in
ordine cronologico.)
La gnosi pagana suscitò reazioni diverse fra i pensatori
cristiani. La polemica antignostica più vivace fu sostenuta da Ireneo,
nato in Asia Minore verso la metà del II secolo e poi trasferitosi in
occidente e divenuto vescovo di Lione, e dal suo discepolo Ippolito. Le
loro opere - Esposizione e confutazione della falsa scienza,
conservataci solo nella traduzione latina dal titolo Adversus haereses,
e Confutazione di tutte le eresie, nota anche come Philosophoumena ed
erroneamente attribuita dalla tradizione ad Origene - sono importanti
anche perché dalle loro citazioni polemiche possiamo ricavare quasi
tutto ciò che sappiamo sulla gnosi.
Assai diverso fu l'atteggiamento della corrente filosofico-religiosa
cristiana che si formò in Alessandria e che, pur combattendo gli
sostenitori della gnosi, cercò di assorbire tutto quanto era possibile
del loro atteggiamento e della loro concezione. Tanto è vero che fu
chiamata la « gnosi cristiana ».
Questa corrente ebbe come suoi massimi rappresentanti Clemente di
Alessandria ed Origene. Il primo visse tra il 150 e il 215 circa,
scrivendo varie opere tra cui le principali sono: il Protreptico (di
carattere apologetico), il Pedagogo e gli Stromata (che sono un vero
trattato di dogmatica). Il secondo nacque nel 185 e morì nel 254 in
seguito alle torture subite nella feroce persecuzione contro i cristiani
ordinata da Decio. Ebbe una vita molto agitata; in gioventù fu forse
discepolo di Ammonio Sacca insieme con Plotino; diresse per un certo
tempo la « scuola catechetica » di Alessandria (in cui aveva insegnato
Clemente) e in seguito insegnò a Cesarea in Palestina, dove fondò una
specie di accademia teologica, che venne dotata della più ricca
biblioteca di tutta l'antichità cristiana. Tra i molti scritti di
Origene, che fu autore fecondissimo, ci limitiamo a ricordare i quattro
libri dei Princìpi (giunti a noi soltanto nella traduzione latina di
Rufino, della fine del IV secolo) e i molti commenti all'Antico e al
Nuovo testamento.
Origene ideò il primo grande sistema di filosofia
cristiana; sistema che, accolto dapprima con molto entusiasmo dai suoi
correligionari, fu poi condannato dalla chiesa perché contenente varie
teorie ritenute eterodosse.
Il rapporto fra il verbo (o logos) e il padre è visto da Origene in modo
abbastanza prossimo a quello in cui lo vedevano Valentino, Saturnilo e
Basilide; il verbo è l'immagine della bontà di dio, ma non è egli
medesimo bontà assoluta; è eterno, ma solo in quanto è eterna la volontà
del padre che lo ha generato. In breve: è il tratto d'unione fra l'unità
divina e il molteplice delle cose create; è l'origine della razionalità
delle cose. Essendo puro spirito, dio non può creare che puri spiriti;
questi però, a causa della loro libertà, possono peccare e come effetto
del peccato degradarsi da spiriti in anime, da anime in corpi. Poiché,
tuttavia, il male porta in sé medesimo la propria punizione, esso è
anche causa di emendamento. Ne segue che ogni spirito finirà per
redimersi e tornare a dio; e così scomparirà tutta la materia. Le pene
inflitte ai malvagi sono temporanee, e tutte le anime si ritroveranno in
una eterna beatitudine, dopo la completa distruzione del male («
apocatastasi universale »). Per accordare questa concezione con i testi
sacri e in ispecie con l'Antico testamento, Origene fa costantemente
ricorso all'interpretazione allegorica. Contro le interpretazioni
allegoriche della Bibbia, e per una interpretazione letterale e storica,
sorgerà invece, all'inizio del IV secolo, la scuola cristiana di
Antiochia, a cui risale, fra l'altro, la formazione di Ario.
Non occorrono commenti per illustrare il carattere idealistico del
sistema di Origene ed i suoi stretti rapporti con la gnosi oltreché con
il neoplatonismo, fondato proprio in quegli anni da Ammonio Sacca e
mirabilmente sistemato da Plotino. Per l'appunto
in questi rapporti vanno inquadrate, vuoi la teoria della scomparsa
della materia (e quindi del male), vuoi quella del ritorno di tutti gli
spiriti a dio.
Con tali concessioni all'idealismo, Origene finisce tuttavia per cadere
inconsapevolmente nella grande scia dell'ottimismo greco, e si lascia in
certo modo sfuggire l'originalità dell'etica cristiana imperniata sulla
realtà del peccato e del male. Egli ripete cioè, sia pure in forma più
elevata, la tesi di Giustino che interpretava il trapasso dalla
filosofia pagana al cristianesimo come uno sviluppo sostanzialmente
continuo, privo di effettive, incolmabili fratture. In altri termini: i
profondi legami fra gnosi e cultura ellenica, che abbiamo rilevato a
proposito degli gnostici pagani, continuano a sussistere pressoché
immutati anche negli gnostici cristiani.
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