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EDUCAZIONE E SCUOLA NEL PERIODO ELLENISTICO
(Archivio - personaggi in
ordine cronologico.)
L'educazione antica raggiunge la sua forma definitiva o «
classica » solo nel periodo ellenistico: essa si diffonde nell'impero
creato da Alessandro e successivamente anche in tutto l'occidente
latinizzato. È importante sottolineare il fatto che, se lo spirito
informatore del mondo greco-romano ha potuto per tanti secoli, e in
parte può ancora, influenzare l'educazione di milioni di uomini, ciò è
avvenuto ed avviene nella forma di quell'integrazione dei vari motivi
della paidéia greca che fu compiuta dalla scuola ellenistica e in grazia
della trasmissione che la scuola ellenistica fece di tali motivi al
mondo cattolico bizantino.
La vita scolastica incomincia a sette anni; dai sette ai quattordici
anni si estende quella che noi oggi chiamiamo scuola primaria o
elementare. Fra i quattordici e i diciotto si viene affermando
nell'epoca ellenistica un equivalente della nostra scuola secondaria,
atto a colmare quel vuoto che, come già osservammo, nel passato si
apriva tra il compimento dello studio elementare e l'età efebica. Per i
giovani che hanno raggiunto i diciotto-vent'anni si sviluppa un
insegnamento superiore di tipo universitario, suddiviso in diverse
specialita. Infine, per gli studiosi a più alto livello, sorgono
istituzioni in cui è possibile dedicarsi al lavoro di ricerca
scientifica.
Naturalmente la possibilità di percorrere l'intero curriculum è
riservata a pochi privilegiati, ricchi di doti naturali e di beni di
fortuna: la massa dei liberi cittadini non procede oltre il primo grado.
Le scuole, nell'età ellenistica, sono frequentate con parità di diritti
anche dalle donne.
Di norma l'educazione è sottoposta a controllo statale; in genere, però,
il potere centrale affida agli organi amministrativi periferici la
vigilanza sulle istituzioni educative. Non si tratta, comunque, di una
gestione diretta della scuola: prevale ancora nettamente la scuola
privata, mantenuta con le quote degli alunni e quindi amministrata con
criteri commerciali. Accanto alla scuola privata se ne affermano altre,
finanziate con lasciti di qualche ricco benefattore (evergete): in
termini moderni si potrebbe parlare di « fondazioni ». Normalmente il
finanziatore non interviene nell'amministrazione e tanto meno nella
direzione tecnico-didattica; si tratta di scuole pubbliche, controllate
dalla municipalità e finanziate con danaro privato. Solo l'efebia è, di
norma, assunta direttamente dallo stato. Quest'ultimo, poi, interviene
nel settore educativo mediante l'organizzazione di concorsi e giuochi,
sia atletici sia « musicali », i quali assumono, fra l'altro, una torma
di sanzione o, diremmo oggi, di « esame di stato ».
All'inizio del periodo ellenistico la base dell'educazione è costituita
ancora dalle discipline tradizionali: ginnastica e « musica ». Si
diffonde l'uso di i : i l'educazione fisica anche alle fanciulle.
Gli esercizi ginnici fondamentali sono sette:
1) La corsa dello « stadio ». La parola « stadio » indica,
contemporaneamente, la pista, la distanza da percorrere e la corsa. La
lunghezza del percorso aria da città a città, ma si avvicina ai duecento
metri.
2) Il salto. Lo sport greco conosce solo il salto in lungo.
3) Il lancio del disco. L'attrezzo è di bronzo, di peso variabile.
4) Il lancio del giavellotto. Il giavellotto non è soltanto un attrezzo
per lo sport ma anche un'arma per la caccia e la guerra.
5) La lotta. E' forse lo sport più popolare e diffuso.
Questi cinque esercizi costituiscono nel loro complesso il péntathlon.
Vincere concorso di péntathlon significa essere un atleta completo.
6) Il pugilato.
7) Il pancrazio. l l'esercizio più violento e brutale. Si tratta di un
misto di lotta e pugilato, probabilmente abbastanza simile alla moderna
« lotta libera ».
Può stupire il fatto che non siano compresi nel novero degli sport
nazionali il nuoto e il canottaggio. Il nuoto è, in verità, così diffuso
che, per indicare un impecille, un uomo del tutto inetto, si usa
l'espressione: « Non sa leggere né nuotare»; pure esso non assume il
carattere di disciplina atletica e le competizioni natatorie sono del
tutto sconosciute. Si hanno, invece, saggi di competizioni remiere, ma
nemmeno il canottaggio riesce ad acquistare dignità di sport
fondamentale.
Durante il periodo ellenistico l'importanza dell'educazione fisica viene
via via scemando: in primo luogo, essa subisce la concorrenza
dell'accresciuto sviluppo dell'educazione scientifico-letteraria; in
secondo luogo, l'atletismo si fa vieppiù professionistico; molti atleti
sono uomini incolti e brutali, di bassa origine; si smarrisce l'ideale
antico del perfetto equilibrio psicofisico; gli uomini bennati finiscono
per considerare le gare sportive come uno « spettacolo » rappresentato
da altri a cui può essere piacevole assistere. Infine il cristianesimo,
con la sua avversione per la forza fisica, il suo disprezzo per il corpo
e la sua polemica contro l'inverecondia, incentivo d'immoralità sensuale,
segnerà la morte dell'educazione fisica.
La novità più interessante in materia di educazione artistica è
l'introduzione nei programmi (già vagheggiata da Aristotele) del disegno.
Pare che si tratti essenzialmente di ritrarre la figura umana; comunque
il disegno non ha alcuno scopo tecnico-pratico; esso mira a perfezionare
il senso della vista, il gusto delle belle forme.
Musica:
Strumenti fondamentali restano la lira a sette corde e l'aulós, simile
al nostro oboe; quest'ultimo però viene progressivamente abbandonato. La
lira viene suonata sia con le dita sia con un plettro di tartaruga.
Netta è la separazione fra pratica e teoria; quest'ultima rientra nelle
scienze matematiche per cui è da ritenere che in genere l'allievo
citarista conosca appena le note, se addirittura non impara ad orecchio.
Grande importanza conservano il canto e la danza, specialmente nella
loro forma corale. Il motivi saliente, nel periodo ellenistico, è
costituito, come già si osservò a proposito della ginnastica, dalla
progressiva diminuzione dell'importanza attribuita alla musica nel piano
degli studi. Taluni documenti pervenutici dimostrano che nel II secolo
a.C. in alcune città greche l'insegnamento musicale si impartisce solo
agli alunni degli ultimi anni, con programma assai limitato. A questa
decadenza contribuiscono lo sviluppo degli studi letterari, scientifici
e filosofici e l'accresciuta complessità della tecnica musicale,
connessa con l'affermarsi del professionismo. E' interessante a questo
proposito il fatto che, in piena età ellenistica, i dilettanti di musica
siano ancora legati a melodie, ritmi e tecniche dell'età arcaica, ciò
che è ad un tempo effetto e causa del deperimento di questo tipo di
cultura.
Nella scuola elementare l'educazione scolastica incomincia, si è detto,
a sette anni compiuti. Fino a questo momento il bambino è affidato a
qualche governante che sorveglia i suoi giuochi e lo intrattiene con
ninne-nanne, favole, leggende Manca una vera e propria scuola materna.
Solo i figli dei principi ricevono un'educazione personale: per gli
altri e ormai di regola la scuola. A sua volta la scuola è incaricata
soltanto di istruire l'educazione, come formazione morale, è compito
della famiglia, della pollis e, mai, del pedagogo. Questo, normalmente
uno schiavo, ha dapprima l'incarico di accompagnare il piccolo studente
allo scopo di salvaguardarlo dalle insidie della strada; successivamente
egli passa a fungere da ripetitore; infine la sua autorità si estende e
si trasforma in sorveglianza morale e in guida nella formazione del
carattere. Ciò spiega perché la scuola, costituendo solo un aspetto del
problema educativo, non possa vedersi attribuire tutta l'importanza che
ha nel mondo moderno. Questo spiega anche, almeno in parte, la scarsa
considerazione di cui gode, nel mondo ellenistico, il maestro elementare.
In genere egli proviene da ceti sociali umili oppure da qualche famiglia
decaduta. È disprezzato perché si fa pagare, ed è pagato male: in media
poco più di un operaio specializzato. In compenso si pretende poco da
lui: nessun titolo di studio e nessuna garanzia se non quella della
onorabilità e della moralità.
I libri sono costituiti, fino alla diffusione della pergamena, da fogli
di papiro arrotolati attorno ad una bacchetta. Ma si tratta di materiale
di uso complicato, costoso e facilmente deperibile, che pertanto viene
largamente sostituito da tavolette di legno, semplici o rilegate fra
loro, o da cocci di terracotta. L'orario è gravoso poiché il ragazzo
deve seguire contemporaneamente tre corsi paralleli: di musica, di
ginnastica e di grammatica. Anche del calendario scolastico non sappiamo
gran che. Mancando il riposo settimanale e i periodi di ferie estive, le
uniche interruzioni sono determinate dalle feste religiose e civili.
Leggere, scrivere, contare: questo è il programma della scuola primaria.
Si scrivono prima lettere isolate, poi sillabe, poi parole, infine corte
frasi e testi continuati; analogamente si procede per la lettura. Il
maestro traccia sulla cera un modello con segno leggero; poi guida la
mano del bambino a ricalcarlo; successivamente il bambino eseguirà il
ricalco da solo, infine scriverà a mano libera.
E' interessante notare come tanto le sillabe quanto le parole che il
bambino deve imparare vengano scelte fra le più complesse e difficili,
nella convinzione che, una volta superate le difficoltà maggiori,
risulterà estremamente agevole affrontare le minori. Le frasi sono
scelte senza alcun riguardo alla capacità di comprensione ed agli
interessi infantili. Una volta che il fanciullo abbia acquistato
sufficiente padronanza dell'alfabeto, lo si pone immediatamente di
fronte a manuali comprendenti brani di Euripide e di Omero senza alcuna
gradualità. Gli -essi brani si ritrovano in antologie compilate a
distanza di secoli.
Appare inevitabile, dopo quanto si è detto, che l'apprendimento debba
risultare estremamente faticoso e lento. È normale che un bambino giunga
fino a nove anni prima di scrivere con sicurezza il proprio nome e fino
a dodici prima di essersi impadronito con speditezza della tecnica del
leggere e dello scrivere.
La scuola ellenistica ignora completamente la psicologia del fanciullo.
Le cose dei bambini sono considerate cose da nulla; il bambino, in
quanto tale, è un uomo ancora imperfetto da portare nel più breve tempo
possibile a maturità. Si tratta il bambino con gli stessi metodi con cui
si tratta l'uomo già fatto; e, di fronte alla sua inevitabile riottosità,
lentezza, indocilità, non si sa usare altro che l'arma dei castighi
corporali. L'immagine che della scuola elementare ci tramandarono
numerosissimi uomini di quei tempi è l'immagine di una scuola in cui
dominano la sferza e il terrore. Così alcuni scrittori alessandrini
finiranno per usare la parola paidéia indifferentemente per indicare
l'educazione e il castigo, e la saggia massima aristotelica, secondo la
quale « non c'è scienza senza dolore », verrà intesa ed applicata nel
senso più gretto e brutale.
La scuola secondaria dell'età ellenistica rimane fedele alla tradizione
arcaica: il fondamento dei suoi programmi è costituito dalla letteratura
e non dalla matematica come avrebbe voluto Platone. Si tratta di una
civiltà fondamentalmente statica, convinta di essere pervenuta
all'optinium in ogni settore; la perfezione è intesa come trascendenza e
quindi come immutabilità: se si è realizzata in alcune opere dell'uomo,
ebbene, queste opere meritano di essere contemplate in un immobile
eterno presente. Siamo esattamente agli antipodi della visione moderna
del mondo, fondata sul concetto del continuo divenire. del progresso
all'infinito e, conseguentemente, della relatività di tutte le singole
posizioni via via raggiunte.
Il classico per eccellenza è Omero, di cui si studia specialmente
l'Iliade; seguono Esiodo e Apollonio di Rodi (autore delle Argonautiche).
Fra i lirici eccellono: Alcmane, Alceo, Saffo e Pindaro; fra i tragici,
Euripide; fra i comici, Menandro (che solo all'epoca del basso impero
sarà soppiantato dal vecchi, Aristofane); fra i prosatori, gli storici,
Tucidide sopra tutti; fra gli oratori, Demostene. I pilastri
fondamentali della cultura ellenistica possono, comunque, essere
identificati in Omero, Euripide, Menandro, Demostene.
Lo studio dei classici si effettua come segue. In primo luogo il
professore (grammatikós) presenta un riassunto del testo da affrontare.
Successivamente si confrontano i testi posseduti dagli alunni con quello
dell'insegnante allo scopo di eliminare eventuali differenze di lezione.
Si passa quindi alla lettura, resa difficile dal fatto che, nella
scrittura antica, non è segnata la punteggiatura e neppure la divisione
fra parole successive. Alla lettura segue la recitazione a memoria. Si
passa finalmente all'esegesi: dapprima si tratta di capire il
significato del testo parola per parola, impadronendosi del vocabolario
dell'autore (non dobbiamo dimenticare il carattere arcaico della lingua
di Omero, Esiodo, ecc.). Si procede poi all'analisi « storica » che si
risolve in un'erudita indagine circa le persone, i tempi, i luoghi, gli
avvenimenti. Infine si ha « il giudizio », la valutazione critica, di
ordine prevalentemente morale. Gli stoici, particolarmente, si
distinguono per l'ingegnosità, invero talvolta grottesca, con cui
giungono a scoprire significazioni moralistiche in tutti gli scritti dei
« classici ».
Solo a partire dal I secolo si viene sviluppando lo studio della
grammatica. Questa, infatti, contrariamente a quanto potrebbero far
credere le tecniche usate anche nelle scuole dei nostri giorni, non
precede la lingua ma la segue; nasce dalla riflessione critica sulle
strutture del linguaggio; presuppone uno spirito maturo: in Grecia il
processo che ora giunge a maturazione aveva avuto inizio coi sofisti.
Il programma della scuola media prevede poi una serie di composizioni
letterarie elementari. Anche qui si procede in base ad un piano fissato
una volta per sempre, con abbondanza di citazioni e riferimenti
letterari. Il componimento viene steso secondo uno schema rigido;
conformemente al principio per cui non si domanda originalità ma
adeguazione ad un modello ritenuto perfetto.
Per quanto in una posizione di minor rilievo, si insegnano pure altre
discipline. L'insegnamento della geometria consta di una serie di
dimostrazioni concatenate, specialmente problemi di costruzione a
partire da un certo numero di definizioni e di postulati, il tutto su di
un piano rigorosamente razionale, senza alcun ricorso all'esperienza
sensibile. Le applicazioni pratiche, i calcoli di superfici e di volumi
non rientrano nell'educazione liberale ma sono riservati ai futuri
agrimensori, capimastri, ecc.
Anche l'aritmetica viene insegnata col massimo distacco possibile da
ogni problema pratico. Il sistema greco di notazione è poco agile e
rende complicatissimi i calcoli con numeri grandi; inoltre non permette
di lavorare su numeri irrazionali o frazionari.
La teoria musicale si articola in scienza degli intervalli e ritmica:
essenziale è la riduzione dell'impressione soggettiva e quindi del
valore estetico a proporzioni numeriche.
L'astronomia è la scienza che desta forse il maggior interesse, se non
altro per la sua stretta connessione con l'astrologia. Va notato però
che essa viene studiata non già su manuali scientifici a base matematica,
ma sul poema di Arato, composto verso il 275 a.C., e intitolato Fenomeni
(Fainómena). Si tratta ili un'opera senza dati numerici e con
indicazioni tecniche del tutto sommarie; in essa, viceversa, è data
grande importanza alla descrizione delle « figurazioni » stellari in
rapporto ai personaggi e agli avvenimenti mitologici da cui esse
traggono la denominazione. Inoltre, il poema non viene letto da uno
specialista di astronomia ma dal grammatikós, il quale, ovviamente,
finisce per darne un'interpretazione essenzialmente letteraria.
Complessivamente le scienze matematiche non riescono ad inserirsi nella
scuola media ellenistica a parità di diritti con la letteratura. Per di
più, la documentazione pervenuta fino a noi ci permette di affermare che
col passare del tempo l'importanza delle matematiche va sempre scemando.
Gli ambienti in cui ci si dedica alle ricerche scientifiche sono sempre
più ambienti specialistici; le matematiche sono lodate ed ammirate ma si
rifiuta di acettarle come discipline formative di base.
Nel settore dell'educazione superiore dobbiamo distinguere quattro tipi
di istituzioni: a) l'efebia; b) la scuola di retorica; c) la scuola di
filosofia; d) le scuole di alto insegnamento scientifico.
L'organizzazione dell'efebia divenga meticolosa proprio a partire dal
momento in cui la vittoria di Filippo a Cheronea (338 a.C.) mette fine
al regime delle libere poleis ed alla stessa indipendenza greca,
svuotando così di ogni significato il servizio militare obbligatorio.
L'efebia comprende due anni di servizio: il primo viene trascorso nelle
caserme dove i giovani ricevono istruzione fisica e militare: il secondo
vede gli efebi impegnati in manovre e nel presidio ai posti fortificati
di frontiera. Dopo il primo anno gli efebi ateniesi pronunciano il
famoso giuramento.
Nel corso dell'età ellenistica l'efebia ateniese perde sempre più il suo
carattere di istituto di educazione civico-militare e si trasforma in un
istituto superiore di educazione fisica, frequentato dai rampolli
dell'aristocrazia ateniese e da giovani delle classi ricche provenienti
da varie città della Grecia e dell'Asia, e, più tardi da Roma. I
documenti pervenutici permettono di affermare l'esistenza dell'efebia in
almeno un centinaio di città ellenistiche: alla formazione sportiva si
affianca, col trascorrere del tempo, una serie di lezioni, di conferenze,
tenute da grammatici, filosofi e retori; molto meno rappresentati i
matematici. Nel complesso, si tratta di nozioni generali;
un'infarinatura di tutto, ìn una diffusa atmosfera di elegante
superficialità. L'efebia è normalmente controllata da un funzionario
pubblico, il « ginnasiarca »; è finanziata in parte dallo stato e in
parte col sistemi delle « liturgie » (contributi richiesti dallo stato
ai privati più facoltosi).
Anche per quanto riguarda l'educazione superiore dobbiamo constatare la
vittoria dell'ideale retorico-letterario di Isocrate su quello
matematico-scientifico di Platone.
Lo studio della retorica si articola in tre momenti: a) teoria; b)
studio dei modelli; c) esercizi di applicazione.
a) La teoria comprende cinque parti: 1. invenzione; 2. disposizione; 3.
elocuzione; 4. mnemotecnica; 5. azione.
1. L'invenzione è la tecnica che insegna a determinare le idee valide
per essere inserite nel discorso.
2. La disposizione insegna a disporre le idee determinate secondo un
certo schema articolato in sei parti: I) esordio; II) narrazione; III)
divisione; IV) argomentazione; V) digressione; VI) perorazione.
3. L'elocuzione dà consigli sullo stile, affinché l'eloquio risulti
ritmico, brillante e adatto al soggetto, nonché sull'uso delle figure
retoriche.
4. La mnemotecnica insegna a ricordare passi scelti di autori ed anche
il testo, preparato, del discorso.
5. L'azione insegna il modo di modulare la voce e di gestire.
b) Lo studio dei modelli insegna ad uniformarsi ad un tipo di orazione
proposta come « canone »: il professore di eloquenza, specie quando è
non solo insegnante ma anche conferenziere noto, ama far studiare ed
imitare le proprie orazioni. Comunque, anche nel settore dell'oratoria
esiste un canone, quello dei ,« dieci oratori attici », i cui testi
vengono letti e commentati nella scuola.
c) Gli esercizi di applicazione sono suddivisi a seconda dei vari tipi
di orazione. Abbiamo già notato come, in generale, gli argomenti siano
scelti fuori dei problemi concreti della vita e come il culmine
dell'abilità sia riposto nel saper costruire un discorso tecnicamente
perfetto sopra un tema del tutto fittizio.
L'organizzazione e il funzionamento delle scuole filosofiche.
Prima di tutto, nell'ambito di una cultura di élite come quella
ellenistica, lo studio della filosofia assume un carattere ulteriormente
aristocratico. Quantunque la filosofia, ed essa soltanto, dia una
direttiva di comportamento pratico (e, forse, precisamente per questo),
solo una ristretta minoranza si rivolge ad essa. D'altra parte la
convinzione che solo il vivere secondo i dettami della filosofia conduca
alla perfezione ed all'eudaimonia spinge i filosofi ad esortare gli
uomini alla « conversione », mediante un tipo di discorso chiamato
protrettico, il più famoso dei quali è quello di Aristotele che, imitato
da Cicerone, avrà alla fine del IV secolo d.C. notevole importanza nella
conversione del giovane Agostino.
Alcune correnti filosofiche impartiscono il proprio insegnamento in vere
e proprie scuole, organizzate a guisa di confraternite. Le principali
sono la platonica, l'aristotelica, la stoica e l'epicurea. Abbiamo poi
taluni maestri isolati, come Epitteto (dopo la sua cacciata da Roma).
Infine vi sono filosofi errabondi, predicatori concionanti sulle
pubbliche piazze, di cui sono espressione tipica i cinici.
Alcuni di questi insegnamenti filosofici non richiedono una profonda e
completa ,istruzione media; altre scuole, invece, come la platonica, le
quali esigono una seria preparazione matematica, sono costrette, data
l'insufficienza della scuola media ellenistica, a provvedere
direttamente anche a questa formazione propedeutica.
Si passa quindi a talune nozioni generali di storia della filosofia;
dopo di che il maestro espone, in forma elementare e piana, i principi
della scuola. Seguono la lettura e il commento dei testi classici della
scuola stessa; infine, il maestro espone le proprie idee personali, sia
in conferenze aperte a un largo pubblico, sia in lezioni limitate a
pochi alunni, sia in conversazioni a carattere personale nelle quali la
funzione dell'insegnante finisce con lo sfumare in quella della guida
spirituale. Generalmente, l'insegnamento filosofico si articola in tre
parti: logica, fisica, etica; ma col trascorrere del tempo l'etica
finisce per diventare la parte principale, se non addirittura esclusiva.
Per quanto riguarda le scuole di alto insegnamento scientifico, potranno
bastare le seguenti precisazioni.
Il Museo è, almeno in principio, un istituto di ricerche, ed i dotti che
vi lavorano non sono obbligati a tenere corsi. Ma per la forza stessa
delle cose, il Museo sarà portato successivamente ad assolvere anche la
funzione di istituto di insegnamento superiore.
Nel periodo ellenistico non esistono scuole superiori regolari il cui
compito sia quello di preparare all'esercizio di una professione.
Avvocati, ingegneri, agrimensori, navigatori, che pure hanno una parte
notevolissima nella società del tempo, si preparano, evidentemente,
frequentando come praticanti qualche professionista anziano ed esperto.
Unica eccezione è la medicina. Accanto ai medici privati esiste un corpo
di medici pubblici, con funzioni di « ufficiali sanitari ». Esistono,
per la preparazione di costoro, scuole ad Alessandria, Smirne, Efeso,
Pergamo. Testo fondamentale e il Corpus degli scritti attribuiti a
Ippocrate, cui si aggiungeranno, più tardi, gli scritti di Galeno. Ma
non si deve però credere che tutti i medici dell'età ellenistica
provengano dalle scuole superiori; la maggior parte di essi giunge
all'esercizio della professione come tutti gli altri tecnici: attraverso
un periodo di esperienza pratica nel circolo di un medico anziano.
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