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La «polis» e il nuovo ideale educativo: Sparta e Atene.

(Archivio - personaggi in ordine cronologico.)

Sparta  V secolo

La maggiore complessità dell'ideale educativo e la maggiore diffusione dell'educazione, unite alla complicazione della vita economica e politica, provocano il sorgere di un'istituzione specificamente educativa: cioè della scuola.
La storia di Sparta va suddivisa in due periodi nettamente distinti: prima e dopo le guerre messeniche. Poco sappiamo della Sparta arcaica (che è già una polis fiorente quando Atene non rappresenta praticamente nulla): la Costituzione dei lacedemoni (Lakedaimonion politéia) di Aristotele è perduta; la Costituzione degli spartani (Lakedaimonion politéia) di Senofonte e la Vita di Licurgo (Lykourgos) di Plutarco, oltre ad essere opere assai tarde, hanno un carattere elogiativo e sono costruite, specie la seconda, su fonti varie e di valore diseguale. Quanto a Tirteo, egli ci fa conoscere l'atmosfera ideale della città, ma nulla dice che favorisca la ricostruzione di avvenimenti ed istituti.
L'ideale spartano, quale appare dalle liriche di Tirteo, è quello fissato da una diffusa tradizione: non è degno di gloria un uomo se non ha valor militare, se in battaglia non è capace di resistere in prima linea, ben piantato sulle gambe, cacciando dal cuore ogni pensiero di fuga. La più bella sorte è quella di morire per la patria, la peggiore è quella del vile, disprezzato e fuggito da tutti.
Va notato che questi temi non caratterizzano tanto la civiltà spartana quanto quella comune a tutta la Grecia, e d'altra parte numerose testimonianze confermano che, ancora nel VII secolo, Sparta ama la poesia e la musica; lo spartano accoglie amabilmente gli stranieri.
La svolta sembra verificarsi attorno alla metà del VI secolo: da questo momento Sparta si irrigidisce in un atteggiamento di intransigente conservatorismo che progressivamente si trasforma in totalitarismo reazionario.
Sia che la causa di questo fenomeno vada ricercata in un'esplosione di razzismo conseguente alla ribellione di Messene, sia che essa risieda nella reazione aristocratica contro le classi popolari che, avendo partecipato alla repressione ei ribelli, chiedono l'estensione dei diritti civili e politici, il risultato è la trasformazione del gruppo dirigente in una perfetta organizzazione militare, ben addestrata e costituita da individui incondizionatamente fedeli al governo.
Nasce il mito di Licurgo, la cui costituzione, dettata dall'oracolo di Delfo, avrebbe un carattere sacro e quindi definitivo, in contrapposto alla relatività delle leggi democratiche, meramente umane.
L'ideale di Licurgo è quello di avvezzare i cittadini « a non avere il desiderio e neppure la capacità di vivere una vita propria, quasi liberati dal proprio io, raccolti, a guisa di api, attorno al sovrano ».
La necessità di formare cittadini per un simile tipo di società spiega perché Sparta attribuisca somma importanza all'attività educativa, di cui lo stato si assume direttamente l'iniziativa e l'esercizio.
Lo stato si impadronisce del bambino nel momento stesso in cui viene al mondo: una commissione lo esamina e giudica se egli promette di poter diventare un buon soldato o se, al contrario, presenti difetti tali che ne consiglino l'abbandono.
La famiglia è retta da una disciplina rigida, sotto l'assoluta autorità del padre. Il bambino deve imparare a dominarsi, a non piangere, a non aver paura. A sette anni viene consegnato allo stato ed ha inizio il curriculum della sua formazione, che durerà complessivamente tredici anni (dai sette agli undici, dagli undici ai quindici, dai quindici ai venti).
L'educazione viene impartita durante i primi quattro anni in un semiconvitto, successivamente in un convitto, che meglio si può definire caserma.
I tratti essenziali dell'educazione spartana sono ben noti: il vestire rozzo, unico per l'estate e per l'inverno, il letto di foglie, il cibo grossolano e scarso che deve spingere il fanciullo a rubare senza farsi sorprendere -- pena la frusta --, l'importanza attribuita all'educazione fisica come preparazione all'esercizio delle armi, il culto del silenzio e del parlare conciso ed essenziale (laconismo), la musica e la poesia intese in funzione strumentale in quanto capaci di ispirare slancio vivido ed entusiasmo patriottico, sono stati esaltati dalla letteratura attraverso i secoli.
Meno note sono altre, non meno importanti e forse più significative carat teristiche dell'educazione spartana. La resistenza al dolore fisico, per esempio, per cui, in occasione delle celebrazioni per la vittoria di Tirea, squadre di fanciulli nudi danzano davanti al tempio di Artemide Osthia in un'assurda gara di resistenza al sole cocente dell'estate e, più tardi, anche alla fustigazione, gara che, in qualche caso di fanatismo, giunge fino alla morte. Oppure l'organizzazione, da parte della polizia segreta politica (kriptia), di squadracce di « studenti » armati di bastoni e pugnali, le quali, allo scopo di educare lo spirito combattivo e il patriottismo dei giovani, vengono impiegate nell'aggressione e talora nei massacro di qualche popolano preventivamente designato, scelto, ovviamente. fra i più energici e capaci e, in quanto tali, potenzialmente « pericolosi ».
Anche l'educazione della donna spartana è stata, nei secoli, argomento innumerevoli esaltazioni e non c'è, anche fra noi, fanciullo che abbia compiuto gli studi elementari, il quale non abbia sentito parlare di quel tipo ideale di donne che comanda al figlio di tornare dalla battaglia « o con lo scudo o sullo scudo », che teme assai più la sconfitta in guerra che la perdita dei suoi nati, che è disposta ad uccidere di propria mano un figlio vile e fuggiasco.
L'educazione della donna spartana è subordinata allo scopo di farne essenzialmente una madre prolifica di figli vigorosi, togliendole ogni delicatezza e tenerezza tipicamente femminili. Di qui lo sviluppo dello sport femminile, fenomeno unico nel mondo classico: anche le fanciulle devono esibirsi nude nelle feste e nelle cerimonie, ciò che non può non contribuire, oltre che ad irrobustire il corpo, alla eliminazione di complicazioni sentimentali e di « complessi ».
Vediamo, ora, di trarre da quanto è stato detto qualche conclusione al di fuori del tradizionale cliché, essenzialmente retorico, acriticamente accettato da numerosi ripetitori.
Quanto all'esaltazione fatta della paidéia lacedemonica nel mondo antico bisogna tener conto di due ordini di considerazioni.
In primo luogo: Sparta non fa che esasperare, deformandola, una concezione comune a tutta la Grecia. Tirteo è, in questo senso, il cantore di un ideale accettato anche in città che si danno un reggimento democratico, ed i suoi versi tornano in scritti sepolcrali e in orazioni funebri del V e IV secolo anche in Atene.
Secondariamente: durante il V e il IV secolo la moda di esaltare Sparta, fatta simbolo di regime autoritario, si afferma, nelle città democratiche, tra i nostalgici della vecchia aristocrazia.
Se volessimo identificare i motivi più validi dell'educazione spartana potremmo sottolineare:
a) lo sviluppo della moralità intesa come superamento dell'utilitarismo, del gretto individualismo e come interpretazione della vita quale dovere;
b) la dimostrazione, fornita praticamente, delle enormi possibilità che si aprono davanti a un'azione educativa « totale », in cui tutti gli sforzi suggestivi convergano verso una meta unica e immutabile.
Senonché, per quanto riguarda il primo punto, è indiscutibile che l'angusta concezione della vita degrada l'educazione a mero addestramento.
Per quanto si riferisce al secondo è chiaro che l'educazione spartana si risolve in una intollerabile violazione dell'autonomia e della dignità personali.
Anche la teoria dell'indurimento, quale fattore di robustezza psicofisica, cara ai pedagogisti moderni da Locke a Rousseau, degenera, qui, nel culto di una brutale selezione, atta più ad eliminare che a rafforzare e recuperare.
Del resto già nel mondo classico la paidèia spartana è fatta segno di severe stroncature.
Pericle secondo il discorso che Tucidide gli fa pronunciare per i caduti durante il primo anno della guerra del Peloponneso, critica gli spartani i quali « fin dalla puerizia cercano con faticoso allenamento una sudata intrepidezza », e nella lotta sono animati da un coraggio « imposto dalla legge »; che vivono nel costante incubo del futuro », in uno stato permanente di « duro tirocinio », e traggono vigore dall'ignoranza.
Ben più aspro è Aristotele, il quale giudica l'educazione spartana atta a produrre nient'altro che dei manovali della guerra, bestiali e feroci e, quel che più conta capaci di superare soltanto avversari inesperti, ma soggetti a trovarsi in gravi difficoltà o addirittura battuti da ateniesi e tebani, assertori di metodi educativi profondamente diversi, ispirati all'ideale democratico.

Atene

La contrapposizione, introdotta da Tucidide ed Aristotele, fra l'educazione ateniese e quella spartana ci apre la strada a parlare brevemente dell'ideale e delle istituzioni educative della celeberrima polis dell'Attica.
Ultima fra le grandi città-stato ad assumere un ruolo di primo piano nella storia, Atene può essere ragionevolmente scelta quale paradigma del reggimento democratico nel quadro della civiltà greca.
Nel già citato discorso che Tucidide gli fa pronunciare, Pericle identifica l'originalità e l'esemplarità della vita ateniese nel raggiunto equilibrio fra individuo e collettività, pensiero ed azione, sagacia economica e valor militare, capacità di godere le comodità, il benessere, la bellezza e dedizione al dovere fino al sacrificio. È proprio la consapevolezza della superiorità del loro modo di vita, la deliberata volontà di difendere il bene inestimabile di un'esistenza libera e felice, che spinge gli ateniesi, qualora siano costretti alla guerra, a battersi con accanimento e valore insuperabili.
Sempre da Pericle -Tucidide apprendiamo che tutti gli ateniesi hanno i medesimi diritti nella vita privata, che le cariche pubbliche sono assegnate esclusivamente in base al valore personale, che non esiste professionismo politico ma in ogni persona si riuniscono le cure familiari e le politiche, sicché il cittadino che non si occupa di politica è giudicato « non già tranquillo ma inutile ».
In conformità col nuovo clima economico-sociale-politico viene via via prendendo forma un nuovo ideale educativo.
La nuova areté è riposta nella coscienza e nel rigoroso rispetto del dovere civico e nella capacità di svolgere quell'attività politica che i vecchi tempi volevano privilegio esclusivo dei nobili.
Lo sport, già riservato ai rampolli delle famiglie nobili, si popolarizza: palestra e ginnasio sono frequentati dai piccolo-borghesi. Manca, invece, una organica preparazione militare: l'efebia, di cui comunemente si parla nei manuali, avrà una regolamentazione ed acquisterà una struttura ben definita solo durante e dopo la guerra del Peloponneso. « Noi, » afferma Pericle, « non fidiamo nella tecnica o nella scaltrezza di preparativi, ma più nell'innato coraggio, che si rivela sul campo. »
Lo sviluppo della democrazia e la conseguente partecipazione alla vita pubblica di artigiani, bottegai, coltivatori, ecc., non hanno riscontro in una rivalutazione, da parte del pensiero riflesso, del lavoro manuale. I principali uomini di cultura (che, d'altro canto, sono legati ai vecchi circoli e detestano la democrazia) continuano a disprezzare il lavoro manuale che deforma il corpo, chiude l'animo alla generosità, appiattisce la volontà.
Fino a sette anni il bimbo vive in casa, affidato alle donne, e la sua educazione si attua attraverso il gioco, le favole, la morale spicciola, la partecipazione al culto domestico e alle feste.
Ad Atene non esistono scuole statali. In questa rinuncia dello stato qualche studioso dei nostri giorni, fautore dell'iniziativa privata in campo educativo e desideroso di reperire nella civiltà antica qualche argomento atto a convalidare la sua tesi, pretende di scorgere una consapevole volontà di liberare l'educazione da ogni implicazione politica e di promuovere un più libero sviluppo della personalità. Si tratta, però, di un'interpretazione anacronistica ed errata, qualora si pensi al significato che il termine « libertà » ha nel quadro della polis:
pur senza gestire la scuola, lo stato ateniese è e si considera eminentemente educatore ed il conferimento all'iniziativa privata dell'organizzazione della scuola va ricondotta a due cause: in primo luogo al fatto che la scuola ha il compito esclusivamente di istruire essendo la formazione della personalità morale e civile demandata alla famiglia e alla vita pubblica; secondariamente al carattere essenzialmente unitario della civiltà, che rende estremamente improbabile l'affermarsi di un insegnamento gravemente eterodosso. Ché se tale eterodossia dovesse affermarsi le leggi sono pronte a stroncarla.
Il curriculum è, grosso modo, ancora quello antico: ginnastica e musica sono le discipline fondamentali, insegnate rispettivamente dal pedatriba e dal citariota.
Il fine, però, al quale ora si tende è, più ancora che la formazione militare, l'equilibrio psicologico, la perfetta rispondenza fra l'interno e l'esterno: la musica è espressione sensibile dell'armonia, la ginnastica addestra al pieno dominio della volontà sul corpo. Sintesi di musica e ginnastica è la danza la quale, nella sua forma corale, diventa il fattore e al tempo stesso il simbolo più perfetto di una completa educazione anche sociale.
Ancora nel V secolo la scrittura è poco diffusa. Un vero e proprio insegnamento della grammatica appare soltanto in un momento successivo: è comunque significativo il fatto che il grammatistés viene assumendo via via maggiore importanza, fino ad essere chiamato diddscalos, ossia maestro per eccellenza.
La disciplina, anche se non assume forme eccessive come a Sparta, è senz'altro severa: Aristofane parla dei fanciulli che se ne vanno a scuola in fila, a capo scoperto piova o nevichi, in massimo ordine.
Il periodo scolastico si estende fin verso i quattordici anni, mancando ancora qualcosa di analogo alla nostra istruzione secondaria.
Nessuna istruzione professionale. Le tecniche vengono trasmesse empiricamente dall'esperto all'apprendista. Del resto la completa estraneità rispetto a qualsiasi impegno produttivo è chiaramente espressa dallo stesso termine scholè, corrispondente al latino otium e significante riposo, tranquillità, tempo libero da ogni cura domestica, professionale, amministrativa, militare.

Abbiamo già accennato al fatto che l'educazione, nella polis, e particolarmente in Atene, ha nella scuola soltanto uno e probabilmente non il più importante dei suoi fattori: assemblee politiche, vita militare, gare sportive, cerimonie religiose e soprattutto spettacoli teatrali costituiscono un piano educativo di cui testimonia la fioritura, in poco più di un secolo, di personalità come Pindaro, Eschilo Sofocle, Euripide, Erodoto, Tucidide, Fidia, Apelle, inconcepibile senza un livelo medio altissimo, ottimamente disposto a promuovere ed a ricevere tante e tali espressioni di geniale creatività.