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L'ARTE DELL'EPOCA ELLENISTICA

(Archivio - personaggi in ordine cronologico.)

La prima metà del IV secolo a.C. è ancora caratterizzata dal primato dei grandi centri artistici (Attica e Peloponneso) e dall'impronta delle personalità di età tardoclassica, in particolare nel campo della scultura. Ma la progressiva ascesa delle capitali macedoni e poi, nel III secolo a.C., dei nuovi centri del potere come polo attrattivo di filosofi, artisti e letterati e, in seguito, il contatto e lo scambio col multiforme linguaggio artistico orientale, mutano gli orientamenti dell'arte. Sempre meno a servizio delle pòleis, svuotate del loro originario contenuto politico e sociale, l'arte ellenistica nel III e II secolo a.C. si laicizza e si connota per la varietà di temi e registri, in cui si evidenziano le diverse peculiarità dei centri di produzione: da una parte è aulica, preziosa ed elitaria, ma anche sempre più attenta alle tematiche e agli aspetti della quotidianità e del mondo naturale, fino al crudo realismo, così come alla dimensione privata e soggettiva, come testimonia lo sviluppo del ritratto fisionomico di dinasti, filosofi o ricchi privati, estraneo al mondo classico. Una vera e propria industria artistica produce repliche attraverso l'uso di calchi e cartoni, assicurando una produzione su vasta scala (si pensi alla diffusione delle Tanagrine, statuette femminili in terracotta policroma), allo scopo di soddisfare un mercato enormemente esteso. Le opere d'arte, dunque, rispondono alle esigenze, ai gusti e alle finalità ideologiche della nuova committenza: i monarchi e la nobiltà dei regni ellenistici, ma anche i grandi proprietari terrieri e una classe mercantile dinamica, disinvolta e cosmopolita, capace di accumulare grandi fortune attraverso gli scambi commerciali nei grandi empori mediterranei (Rodi, e poi Delos dalla metà del II secolo a.C.).

Tra le numerose fondazioni di città spiccano le capitali dei regni ellenistici: Alessandria, Pergamo, Antiochia sull'Oronte, destinate a divenire rapidamente e programmaticamente centri di irradiazione culturale. Grandiose ristrutturazioni architettoniche interessano alcuni prestigiosi santuari: templi di scala colossale, arricchiti da bassorilievi e statue di culto, vengono concepiti per l'Artemision di Efeso, il tempio di Apollo a Didyma, l'Olympieion di Atene. L'impianto urbanistico regolare, già sperimentato in età arcaica nelle fondazioni coloniali dell'Occidente greco, si perfeziona con Ippodamo di Mileto e si diffonde (ad esempio a Rodi, Pireo, Mileto, Priene, Alessandria) con l'introduzione di una razionale funzionalizzazione degli assi viari e delle aree pubbliche. D'altra parte si afferma una concezione urbanistica scenografica, di forte impatto visuale, in cui gli edifici pubblici si addensano su terrazze articolate e digradanti lungo pendii naturali monumentalizzati da sostruzioni (strutture sotterranee con funzione di fondazione per edifici). È il caso di Pergamo, e di alcuni importanti santuari, come l'Asklepieion di Kos, i santuari delle divinità orientali a Delos, di Athena Lindia a Rodi, il cui modello è destinato ad influenzare la concezione architettonica dei principali santuari di età repubblicana in Italia centrale (Praeneste, Terracina). In Asia Minore si sperimentano nuove soluzioni architettoniche, come l'uso della volta e dell'arco (ad esempio nell'accesso all'agorà di Priene). In particolare, le realizzazioni pergamene mostrano una particolare predilezione per l'uso della stoà (portico) a due piani, in cui gli ordini classici (dorico, ionico), utilizzati con maggiore libertà, si compongono spesso con il capitello a foglie di palma. Nei santuari e nelle agorài (piazze), si afferma una generale tendenza all'accorpamento dei monumenti in complessi articolati e alla razionalizzazione dello spazio architettonico attraverso l'uso di lunghi portici colonnati e di accessi monumentali che suggeriscono percorsi privilegiati ed un approccio visuale ad effetto. Si creano nuove tipologie architettoniche, come il palazzo (Alessandria, Pella, Pergamo, Demetrias, Tolemaide) e l'altare monumentale (Ara di Pergamo, Altare di Magnesia). Pytheos elabora ad Alicarnasso per il satrapo cario Mausolo il tipo del sepolcro monumentale (mausoleo) su alto podio a gradini, mentre un altro grande architetto e teorico, Ermogene di Alabanda, crea lo pseudodiptero (tempio a falso doppio portico esterno, privo della fila interna di colonne), riproporzionando i canoni del tempio classico (tempio di Artemide Leukophriene a Magnesia). La casa a peristilio, ben documentata a Pella e a Delos, la cui decorazione in stucco a paramento di finte lastre marmoree (crustae) ispirerà il cosiddetto "primo stile" pompeiano, costituisce il modello della dimora di prestigio di epoca romana. Dalle aree orientali, sullo scorcio dell'età ellenistica, si diffondono il gusto per le superfici curvilinee, mosse da supporti addossati (colonne, semicolonne, lesene) o da ricche decorazioni scultoree, i frontoni spezzati e il colorismo dei materiali rari e preziosi.

In un primo periodo la scultura sviluppa sostanzialmente le tendenze del tardo classicismo di Scopa e di Parassitele, ma è la personalità di Lisippo a dominare il IV secolo a.C., autore, secondo la tradizione, di circa 1500 opere in bronzo in Grecia, Asia Minore e Magna Grecia. Lisippo rielabora i canoni classici conferendo dinamismo, equilibrio e slanciate proporzioni alla figura umana: a lui si deve la creazione di modelli replicati ed imitati durante tutta l'epoca ellenistica e romana (ritratti di Alessandro, Seleuco e dei filosofi Aristotele e Demostene) oltre ad opere celeberrime come l'Apoxyomenos, il Kairos, l'Agia, l'Eracle e lo Zeus colossali di Taranto. La Tyche, realizzata per la fondazione di Antiochia (300 a.C.) da Eutychides, anticipa, nella torsione del busto e nel movimento del panneggio, alcune delle tendenze poi sviluppate ed enfatizzate nella scultura del III secolo a.C., a noi nota in gran parte grazie alle copie marmoree di epoca romana. In Asia Minore e ad Alessandria si differenziano alcune scuole, accomunate da un sapiente naturalismo, da un pathos talvolta drammatico ed esasperato e dall'approfondimento psicologico. È il caso delle figure dei Galati vinti dei donari attalidi di Pergamo e dell'acropoli di Atene ed in particolare delle divinità violentemente chiaroscurate della Gigantomachia della grandiosa Ara pergamena (in cui il fregio di Telefo esprime, d'altra parte, una narrazione continua in un paesaggio naturalistico e pacato). L'eclettica scuola rodia (Nike di Samotracia, Helios di Rodi, Afrodite di Milo, muse di Philiskos nel rilievo di Arkelaos di Priene) si distingue per un trattamento talvolta virtuosistico delle superfici e dei panneggi, e per l'elaborazione del rilievo paesaggistico. Nel tardo e celeberrimo Laocoonte si esasperano i tratti di un patetismo di maniera, volto al coinvolgimento emotivo. La scuola alessandrina si distingue per il verismo accentuato, sia nella ritrattistica che nei temi di genere dai tratti aneddotici, spinto fino al grottesco. Altre famose opere come l'Afrodite di Doidalsas o il Fauno Barberini rappresentano straordinariamente l'intensità e il morbido naturalismo espressivo raggiunto dagli scultori di età ellenistica. Alla metà del II secolo a.C., infine, si afferma ad Atene un classicismo retrospettivo (Damophon di Messene) che influenzerà le tendenze neoattiche della scultura di età augustea.

Nel IV secolo a.C., la pittura su tavola, a noi nota principalmente dalle fonti, vede l'affermazione di due scuole principali, quella di Sicione (Apelle, Pausias, Pamphilos) e quella tebano-attica (Euphranor, Nikias, insieme a Philoxenos di Eretria e Nikomachos, ai quali si attribuisce l'invenzione della rapida pittura compendiaria). In generale, si sviluppano le conquiste della spazialità di epoca classica. Apelle è ancora legato all'uso della linea funzionale e della quadricromia tradizionale (nero, bianco, ocra, rosso), ma l'uso dello scorcio e del chiaroscuro, del colore e della luce, getta le basi per i tentativi della pittura ellenistica verso la conquista della prospettiva, mentre un espressivo e vivace cromatismo si sviluppa nella pittura "a macchia", nell'uso di lumeggiature e velature di colore e nel cangiantismo dei riflessi nella pittura alessandrina. Ad Alessandria si deve inoltre il gusto per i paesaggi nilotici (che hanno come sfondo il Nilo o le regioni in cui esso scorre), le nature morte e i quadretti di genere nei temi del quotidiano, del teatro, della magia, della parodia mitologica, i cui originali perduti sono replicati da alcuni famosi mosaici pompeiani (ad esempio la "Battaglia di Isso" da un originale di Philoxenos, nella Casa del Fauno) e dalla pittura parietale. In termini generali, la pittura ellenistica, a partire dall'osservazione minuta della realtà naturale, evolve non tanto verso una mera riproduzione realistica e dettagliata del vero, quanto verso la rappresentazione illusoria e "scenografica" dello spazio e della natura attraverso l'uso del colore e della luce, e verso il disegno veloce ed espressivo della figura.

Il regno macedone, già dal IV secolo a.C., presenta un'autonomia di caratteri e un'eccellenza qualitativa e tecnica nel campo della toreutica (corredi in argento delle tombe aristocratiche e regali tra cui spicca il cratere di bronzo dorato di Derveni) e della stupefacente oreficeria (i diademi, le cassette cinerarie, i gioielli rinvenuti nella tomba cosiddetta di Filippo II a Vergina), nel vivace cromatismo della pittura parietale, in cui si sperimentano espedienti prospettici ed effetti "impressionistici" (tombe di Lefkadia e di Vergina). L'eco della raffinata pittura elaborata per la corte macedone, ormai perduta, è palese nei mosaici pavimentali di ciottoli di fiume delle dimore patrizie di Pella, (Dioniso sulla pantera, caccia di Alessandro e Cratero, il ratto di Elena da parte di Teseo e una magnifica caccia al daino "firmata" da uno Gnosis). Il mondo naturale vi è riprodotto con straordinaria abilità e stilizzato naturalismo, dai complessi intrecci vegetali decorativi alle particolarità degli animali e alla spazialità dello sfondo, mentre pochi sapienti dettagli comunicano l'impeto e le emozioni nelle figure umane.

Nel campo delle arti suntuarie, Alessandria tra III e II secolo a.C. è il centro principale della produzione di glittica (gemme incise) e di cammei, di eccezionale fattura e pregio destinati all'ambiente aulico e dinastico (l'opera più nota è la Tazza Farnese del II secolo a.C.).