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MOVIMENTI
FILOSOFICI EBRAICI
(Archivio - personaggi in
ordine cronologico.)
Avicebrom e Mosè Maimonide
La cultura ebraica si sviluppò nel medioevo soprattutto nei paesi arabi,
e subì l'influenza dell'avanzatissima cultura musulmana. Essa rimase
però sempre permeata di spirito religioso, e spesso si dedicò alla
interpretazione della Bibbia e del Talmud. In arabo scrissero due
pensatori ebraici contemporanei di Al-Farabi, Isacco Giudeo (865-955
ca.), medico e compilatore di scritti filosofici influenzati dal
neoplatonismo, e Saadyah Gaon (892-932), che cercò di dimostrare
razionalmente alcuni principi della religione.
AVICEBROM
Nell'XI secolo visse in Spagna uno dei più significativi pensatori
ebraici. Avicebrom (Ibn Gebirol), che influenzò la cultura scolastica
particolarmente con l'opera Fons vitae, scritta essa pure in arabo.
Avicebrom cercò di assorbire la tradizione neoplatonica e la filosofia
araba in una dottrina che salvaguardasse i principi essenziali
dell'ebraismo. Famosa è la sua teoria della pluralità delle essenze,
secondo cui tutti gli esseri sarebbero composti di materia e forma;
mentre la materia è unica ed universale, il principio di individuazione
è dato dalle diverse forme. Le forme ordinate in gerarchia a seconda
della loro universalità costituiscono l'essere. Su questo schema di tipo
neoplatonico agisce la libera volontà divina, un principio pratico non
necessario che « muove tutto e guida tutto ».
Fons vitae
MOSE' MAIMONIDE
Il maggiore pensatore ebraico del medioevo è Mosè Maimonide (1135-1204),
di poco posteriore ad Averroè, medico e capo della comunità ebraica
d'Egitto. Egli scrisse una celebre Guida degli sviati, ove sostenne la
possibilità di conciliare la Bibbia con la filosofia aristotelica.
Secondo Mosè Maimonide tra filosofia e religione non vi sono contrasti
profondi: solo bisogna riconoscere come prive di dimostrazione
filosofica alcune verità religiose. Egli risolse l'opposizione fra la
tesi creazionistica della Bibbia e la dottrina aristotelica
dell'eternità del mondo sostenendo che nessuna delle due teorie può
venire rigorosamente dimostrata, e perciò, se il dogma non è sostenuto
dalla ragione, nemmeno è opposto ad essa. Mosè Maimonide cercò di
eliminare dall'aristotelismo la nozione di necessità, che era stata
particolarmente sottolineata dagli arabi; egli lasciò così
impregiudicata l'assoluta libertà della volontà creatrice di dio.
Per quanto riguarda il problema dell'intelletto attivo, Mosè Maimonide
Io ritenne unico e separato, come aveva affermato Averroè: l'intelletto
passivo individuale, per sopravvivere alla morte, ha solo la possibilità
di riunirsi con l'intelletto attivo.
CABBALA
Nel mondo ebraico abbiamo nel contempo anche il fiorire di indirizzi e
di sette mistiche ed esoteriche. Tipico è il caso della « cabbala ».
Essa si proponeva il raggiungimento di una conoscenza estatica di dio,
che liberasse l'individuo dagli avvenimenti del mondo per dargli una
completa intelligenza dell'eternità. Per giungere a questa separazione
dal mondo sensibile occorreva un « oggetto assoluto » che il pensiero
potesse possedere. Questo « oggetto assoluto » furono, a seconda delle
tendenze della « cabbala », le lettere dell'alfabeto ebraico od altre
immagini poste in relazione simbolica con dio.
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