Archiloco (sec. VII a.C.)
LIRICI GRECI
Poeta greco (Paros, 700 a.C. circa – 645 a.C. circa). Nacque
nell'isola di Paro; un'indicazione cronologica sicura è data
dall'eclisse solare del 648, a cui egli allude nel frammento 74.
Fu soldato mercenario e visse a Taso e a Nasso, dove, secondo la
tradizione, sarebbe morto combattendo.
La poesia di Archiloco, come la maggior parte della lirica
arcaica, era destinata a una fruizione limitata, costituita da
un ristretto gruppo di amici o al massimo da una piccola
comunità. Il suo stile, seppure linguisticamente dipendente
dalla tradizione omerica, si caratterizza per l’immediatezza e
l’utilizzo di immagini dal realismo potente ed espressivo.
La sua poesia presenta
una grande varietà metrica (elegie, giambi, epodi). Ci restano ca 140 frammenti; numerose e importanti (anche se controverse)
sono le acquisizioni recenti. Lo stesso A. si presenta, nel
frammento 1, come uomo di guerra, oltre che poeta, irruente e
impetuoso, in aperto contrasto con i valori tradizionali della
società aristocratica. A. racconta con spavalderia (frammento 6)
di aver dovuto abbandonare lo scudo in battaglia; in altri
frammenti, ironizza sulla boria dei comandanti e la vanità della
gloria dopo la morte.
Accanto al tema della guerra vi è il tema
dell'amore, sentito soprattutto come sofferenza e malattia, come
dolore sofferto virilmente: tipico, in questo senso, il
frammento 67, in cui il poeta apostrofa il proprio cuore
«sconvolto da affanni senza scampo» e lo esorta a difendersi
dagli avversari «opponendo di fronte il petto».
L’amore
è per Archiloco esplosione di forte passionalità: non raro è il
ricorso a immagini molto esplicite, quasi oscene, nella
descrizione di scene erotiche. La donna di nome Neobule, più
volte menzionata nelle sue poesie, è forse quella da lui amata e
il padre di lei, Licambe, ostile a questo amore, è più volte
oggetto delle invettive di Archiloco; non è da escludere, però,
che si tratti di una situazione del tutto fittizia, o
addirittura modellata su personaggi oggetto di narrazioni o
rappresentazioni popolari.
Ma la sua fama,
soprattutto presso gli antichi, resta legata all'uso del
giambo,
cioè a un tipo dí poesia fortemente polemica e aggressiva, di
cui anche Orazio sarà, negli Epodi, un imitatore.

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