AVERROE'
Il trattato decisivo di Averroè
Filosofia e scienza nel mondo arabo
Vita e opere.
Nativo di Cordova, nella Spagna musulmana, Abu al-Walid Muhammad
ibn Ahmad ibn Muhammad ibn Rusd (Averroè. Cordova 1126 Marrakesh
1198) fu il più eminente rappresentante della “scuola andalusa”
(Cruz Hernandez 1957). Erede della filosofia islamica dopo la
critica di al-Gazali che non ritiene possibile la conciliazione
tra filosofia e religione, e ristabilisce le prerogative e la
preminenza della rivelazione nel processo di acquisizione della
verità. Allora, mentre in terra spagnola, sotto la protezione
degli omayyadi, alcuni pensatori arabi proseguono l’elaborazione
di sistemi filosofici e l’assimilazione del pensiero greco, in
terra araba si sviluppano soprattutto approcci mistici (Baffioni
1991). A seguito della condanna, Averroè fu costretto
all'esilio. Morì a Marrakesh. Tra le principali opere di Averroè
ricordiamo la Distruzione della Distruzione, contro la polemica
antifilosofica di al-Gazali, il Trattato decisivo, il Libro
della rivelazione dei procedimenti fallaci, l’Unione, il Punto
di inizio per il giurista sommo e limite estremo per il giurista
medio (importante opera di giurisprudenza che segue l’ortodossia
malikita, fautrice di una interpretazione letterale del Corano),
e le Generalità, conosciute in latino come Colliget, testo di
medicina in cui Averroè misura in termini di progressione
aritmetica i gradi dei medicamenti composti, opponendosi ad
al-Kindi che li calcola in progressione geometrica sulla base
del rapporto tra opposte qualità (Gauthier 1939).
Il mondo latino ha conosciuto Averroè soprattutto come lettore e
commentatore di Aristotele, e gli ha riconosciuto il merito di
averlo messo in luce nella sua autenticità, rispetto ai
tentativi dei filosofi precedenti di conciliarlo con le dottrine
islamiche e con i sistemi neoplatonici.
Effettivamente egli ha commentato gran parte dell’opera
aristotelica, utilizzando molte citazioni esplicite che
facilitano il distinguere le parole del filosofo greco da quelle
del commentatore. Ciò non toglie, tuttavia, che i commenti
neoplatonizzanti di al-Farabi e Avicenna esercitano una certa
influenza su Averroè che tende, lui pure, a una interpretazione
teologica del Primo Principio, Intelletto Divino, Dio, Uno. Tra
i commenti rimasti ricordiamo i commenti lunghi alla Metafisica
e al De Anima; quelli medi alle Categorie, Retorica, Poetica, De
Caelo, De Generatione et Corruptione; il commento breve al De
Sensu. Molte opere del filosofo cordovese furono tradotte in
ebraico e, successivamente, dall’ebraico al latino; il commento
alla Repubblica di Platone ci è pervenuto solo nella versione
ebraica.
Verità filosofica e Verità
rivelata.
La convinta assimilazione delle dottrine aristoteliche è
possibile per una rivalutazione delle facoltà intellettuali
umane. Averroè riconosce alla filosofia anche la possibilità di
interpretare allegoricamente (ta’wil) i versi coranici oscuri,
ambigui o apparentemente contraddittori con la ragione.
Tuttavia, proprio dei filosofi è l’argomentare razionale o
dimostrativo, che costituisce una delle modalità con cui gli
uomini accedono alla verità. Gli altri due tipi di
argomentazione, dialettica e retorica, sono proprie,
rispettivamente, dei teologi e delle masse. Riconoscere la
possibilità di comprendere l’unica verità attraverso diverse
modalità non allontana Averroè dalla ortodossia musulmana, in
quanto egli ritiene che, laddove la dottrina del Corano è
chiara, tutti, anche i filosofi, devono seguirla (Trattato
decisivo). Le verità religiose da accettare come tali sono: Dio
come creatore e reggitore del mondo, l'unità di Dio, i nomi
divini, la libertà di Dio, la creazione del mondo, la profezia,
la giustizia divina, la resurrezione dopo la morte. Nonostante
egli fosse sostanzialmente un ortodosso, fu costretto all’esilio
e le sue opere distrutte sotto gli Almohadi.
La cosmologia.
Da un punto di vista cosmologico Averroè critica i sistemi
emanatistici e riprende alcune categorie aristoteliche per
spiegare la formazione del mondo. Il filosofo rileva le
contraddizioni cui vanno incontro al-Farabi e Avicenna spiegando
la nascita della molteplicità dall’unità. Essi, cioè, vengono
meno a due principi su cui pure fondano il loro pensiero: 1.
L’idea che dall’Uno viene soltanto l’uno; 2. L’identità tra
intelletto e intelligibile. Causa della molteplicità è, secondo
Averroè, la differenza, per ogni essere esistente, delle quattro
cause che lo determinano (formale, materiale, efficiente,
finale). L’unione di materia e forma, che è l’origine della
esistenza di tutto, è operata direttamente da Dio, Primo
Principio. Sia la materia sia le forme intelligibili, che sono
nell’Essere Supremo, esistono dall’eternità. Il mondo, al
contrario, è stato creato con il tempo dall’azione divina, che
ha agito su materia e forma fuori dalla dimensione temporale.
La gnoseologia.
Riguardo la dottrina dell’intelletto Averroè apporta una
fondamentale innovazione nella quadripartizione, di ispirazione
aristotelica, sostenuta già da al-Kindi ed elaborata fino ad
Avicenna. Egli ritiene, infatti, che non solo l’Intelletto
Agente, di origine divina, ma anche l’intelletto materiale sia
unico per tutti gli uomini, in quanto pura potenzialità. Per
spiegare poi l’individualità della conoscenza egli sottolinea
l’origine sensibile del processo gnoseologico umano. La
percezione del sensibile, da cui gli uomini astraggono gli
intelligibili, essendo legata alla fantasia e alla
immaginazione, varia da uomo a uomo e produce l’individualità
della conoscenza. Compito essenziale dell’Intelletto Agente è,
in questo contesto, quello di rendere possibile l’astrazione. E’
l’unione dell’Intelletto Agente con l’intelletto possibile a
rendere immortale la parte intellettiva dell’anima, cioè
l’intelletto speculativo, che costituisce l’attualizzazione
della conoscenza nell’uomo.
L’averroismo latino.
Le interpretazioni latine di Averroè tesero ad accentuare gli
aspetti più problematici della sua dottrina, e a risolverli in
un modo sostanzialmente estraneo alla reale ispirazione del suo
pensiero: il diverso statuto della verità filosofica e della
verità rivelata; l’eternità del mondo; la negazione della
immortalità individuale.
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