| Babilonia |
Letteratura Storia |
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Menandro
La produzione di Menandro fu fertilissima:
gli antichi conoscevano più di cento commedie, e a tale cifra si
approssimano i titoli a noi noti. Quest’imponente complesso finì
di scomparire per intero durante il Medioevo, sopravvivendo
soltanto in quasi un migliaio di brevi frammenti della
tradizione indiretta. Ma in Egitto Menandro era, assieme a
Euripide, l’autore più letto; e a partire dalla seconda metà del
secolo scorso una fortunata serie di ritrovamenti papiracei ha
restituito sezioni più o meno estese di una ventina di commedie,
oltre a una completa, il Dyscolos ("Il bisbetico"). Fra le altre,
gli Epitrepontes ("L’arbitrato") e la Samia ("La donna di Samo")
sono conservate per circa tre quarti, la Perikeiromene ("La
donna tosata") e l’Aspis ("Lo scudo") per poco meno della metà;
più lacunosi sono il Sykyonios ("L’uomo di Sicione") e il
Misoumenos ("L’odiato"), tanto da impedire un’esauriente
ricostruzione della trama, mentre delle rimanenti non restano
che scene isolate.
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