APOLLONIO RODIO -
(295-215 ca.)
Apollonio, nato ad Alessandria
intorno al 295, fu discepolo di Callimaco ( con cui ebbe
profondi dissensi a causa delle differenti posizioni culturali e
poetiche; il presunto disprezzo callimacheo nei confronti delle
Argonautiche, considerate poema arcaico, ozioso esercizio di
erudizione lontano dal clima culturale ellenistico, ne ha
pregiudicato l'apprezzamento e la considerazione da parte dei
posteri ) e insegnante di
Tolomeo III, divenendo anche bibliotecario della Biblioteca di
Alessandria. Secondo le notizie, dopo un esilio a Rodi (da cui
il soprannome Rodio), tornò in patria. Fu poeta e studioso,
anche se sono perduti un gruppo di poemetti sulla fondazione di
varie città e un trattato su Archiloco. Apollonio morì forse
dopo il 215.
Le sue Argonautiche sono un poema epico in 4 libri conservati
integralmente; esso tratta del viaggio di Giasone e dei suoi
compagni sulla nave Argo fino alla Colchide, un paese barbaro
sul Mar Nero in cui è custodito il Vello d'Oro, che l'eroe deve
portare in Grecia su comando dello zio Pelia, re di Iolco, che
intende così eliminarlo come possibile suo erede (libri I-II).
Tuttavia l'epicentro artistico dell'opera è costituito
dall'amore di Medea, figlia del re della Colchide, per Giasone:
amore che la porta a rinunciare alla sua patria e a decretare la
morte del fratello pur di aiutare l'amato, che effettivamente
riesce a conquistare il Vello d'Oro e a ritornare poi in patria
assieme alla fanciulla (libri III-IV).
“...nel suo animo
si agitavano tutti gli impulsi d'amore”
(Arg. III, 451-452)
Le argonautiche
Eccola la mitica terra
dove Giasone condusse gli Argonauti alla
conquista del Vello. La
leggenda risale al 1400
avanti Cristo e la storia
fu scritta oltre mille anni dopo da Apollonio Rodio. Ebbe un tale successo che Rodio fu nominato Direttore dell'antica biblioteca di
Alessandria. Giasone partì a
bordo di Argo, nave di sua progettazione con 50 rematori per lato, dopo che lo zio
Pella gli aveva ucciso il padre rubandogli
il Regno della città di Yoko, in Grecia.
"Se
mi porterai il Vello d'oro, avrai il Regno
che ti spetta", disse il crudele usurpatore
che considerava impossibile il recupero
del prezioso manto.
Mare Egeo, canale del
Bosforo, Mar Nero. Peripezie infinite.
Compresa la sosta di due anni a Lemnos,
nella cui isola le donne si erano rivoltate
agli uomini sterminandoli tutti. L'uragano obbligò gli Argonauti a sbarcare. Dopo una prima accoglienza ostile Giasone
riuscì però a conquistare l'onore di una fanciulla regale, e ben
presto tutti i suoi compagni entrarono nei cuori delle altre
isolane. Festeggiamenti grandiosi e Afrodite placata quando
l'isola fu popolata da persone di entrambi i sessi assicurando
il rinnovo della stirpe.
Alla ripresa del viaggio gli Argonauti fondarono una serie di
città nell'odierna Turchia, approdando infine nella mitica
terra. Giasone si presentò al sovrano, la cui figlia Medea,
sacerdotessa del Regno della Colchide, si innamorò a prima
vista. Ma il re volle sottoporre l'eroe greco a prove terribili,
il combattimento contro un toro e poi contro un Drago insonne a
guardia del Vello appeso a una quercia.Medea, maga oltre che
sacerdotessa, preparò un unguento che diede al suo amato la
forza sovrumana necessaria a superare l'esame, permettendogli di
mettere le mani sul manto d'oro, sfuggire alle ire del monarca,
e tornare insieme verso Yolco. Ancora oggi in questi luoghi il sacrificio
degli animali è un rito.
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