Mecenate
Gaio Cilnio Mecenate nacque ad Arezzo nel
68 a.C. circa da un'antica famiglia etrusca, fu influente
consigliere di Ottaviano Augusto; morì nell'anno 8 d.C.
Egli formò un circolo di intellettuali e di poeti che protesse,
incoraggiò e sostenne nella loro produzione artistica. Fra
questi si possono annoverare Orazio, Virgilio e Properzio. Molte
opere di questi poeti sono a lui dedicate.
Con questo suo atteggiamento egli contribuì efficacemente ad
elevare il tono della vita letteraria e culturale dell'era di
Augusto. La sua azione fu anche un sostegno al regime imperiale
che Augusto stava imponendo: molte delle opere prodotte con il
sostegno di Mecenate contribuirono ad illustrare l'immagine di
Roma ed anche a sostenere alcune azioni della politica
dell'imperatore. In particolare Virgilio con l'Eneide fornisce
una genealogia mitica a Roma in generale e in particolare ad
Augusto che stava preparando la propria deificazione; inoltre
con le Georgiche sostenne un'altra idea augustea propagandando
la rinascita dell'agricoltura in Italia. Fu per molti anni
l'amico più intimo di Augusto oltre che il più stretto
collaboratore. Egli dette il via ad un vero e proprio circolo
letterario. Non ne va però dimenticata l'azione politica di
consigliere: per molti aspetti sta alla base della struttura
data da Ottaviano allo Stato Romano, con le istituzioni
tradizionali (Senato e magistrature in primis) svuotate di
significato e creazione di un apparato amministrativo fondato
sul coinvolgimento degli equites.
L'atteggiamento assunto da Mecenate è
divenuto un modello:
sono numerosi i regimi che si avvalgono di
artisti ed intellettuali per migliorare la propria immagine. Il
termine "mecenate", in paesi come l'Italia e la Francia, indica
una persona dotata di potere che sostiene concretamente la
produzione di certi letterati ed artisti. Più in generale si
parla di mecenatismo anche per il sostegno ad attività come il
restauro di monumenti o il sostegno ad attività sportive. Si usa
anche il termine mecenate d'impresa per indicare un finanziatore
di iniziative imprenditoriali con caratteristiche innovative e
di rischio dalle quali non si aspetta un ritorno finanziario
diretto.
Il mecenatismo rinascimentale è un fenomeno di grandissima rilevanza sia
per quantità che per qualità. Nel mecenatismo l’idea di potere
rinascimentale trova il suo momento più rappresentativo e, in
parte, più autocelebrativo, e l’esaltazione più alta di un
ideale di perfezione formale che è fondato sulle categorie
classiciste: misura, armonia, bellezza, proporzione.
All’interno della corte il potere di un signore si salda con il
favore popolare anche attraverso una politica attenta a non
sottovalutare il "tempo" di pace: feste, tornei, giochi,
spettacoli, commissioni di grandiose opere architettoniche o
figurative, costituzione di biblioteche, tutto ciò che riguarda
la sfera dell’otium ("ozio").
Nello stesso tempo la creazione delle condizioni più favorevoli
per la permanenza dei migliori esponenti delle lettere e delle
arti crea alla corte quella gloria che il principe persegue. In
cambio della protezione, il letterato o l’artista, attraverso le
sue opere, assicura il consenso più largo, la fama più duratura.
Quindi se da una parte il mecenatismo garantisce quella
tranquillità economica così spesso, anche drammaticamente,
inseguita dagli uomini di cultura, dall’altro prevede una
diretta committenza per il suo riconoscimento, la sua
gratificazione politica e sociale che non può non limitare la
libertà dell’artista (a questo proposito sono famosi i versi di
Ariosto in conclusione della prima delle Satire: "Or,
conchiudendo dico che, se ‘l sacro / Cardinal comperato avermi
stima / con li suoi doni, non mi è acerbo et acro / renderli, e
tòr la libertà mia prima").
Nella storiografia il dibattito sull’argomento è stato serrato e
ha creato due punti di vista inconciliabili: chi vede nel
mecenatismo una promozione delle arti come "virtuosa"
manifestazione della liberalità e magnificenza del principe (del
Papa e del cardinale: "gran cardinale Farnese, nuovo Mecenate o
più tosto nuovo Augusto de’ nostri tempi", Tasso, Il Conte) e
chi invece considera una produzione "asservita" di letteratura
encomiastica un prezzo troppo alto da pagare per la prodigalità
del mecenate.
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