Strabone
Storico e geografo greco nato intorno al
64 a. C. ad Amasea Póntica da una illustre famiglia. Mentre è
andata perduta, tranne alcuni frammenti, la sua opera storica, i
Commentari storici in 47 libri, possediamo quasi interamente la
Geografia, in 17 libri. I primi due libri fanno da introduzione
metodologica, il III tratta della Spagna, il IV parla della
Gallia e della Britannia. Il V e il VI sono dedicati all'Italia;
Il VII, non completo, dà una descrizione dell'Europa
settentrionale, l'Illiria, l'Epiro, la Tessaglia, la Macedonia.
Dall'VIII al X libro viene descritta la Grecia con le isole
dello Ionio e dell'Egeo, il libro XI è dedicato all'Asia dal
Danubio sino al Caucaso, alla Media e all'Armenia; dal XII fino
XIV è trattata l'Asia Minore; nel XV vengono descritte la
Mesopotamia, la Palestina, le coste etiopiche e l'Arabia, il
XVII è dedicato all'Egitto, l'Etiopia, la Libia e la Mauretania.
Non si hanno notizie sull'anno preciso della sua morte , ma si
ritiene che sia avvenuta dopo il 21 d. C.
Nelle sue intenzioni, la Geografia doveva essere uno strumento
utile alla società del suo tempo e in modo particolare ai
governanti che la amministravano. Egli restò, nonostante i
lunghi soggiorni a Roma e la profonda integrazione con il mondo
latino, uomo di cultura, formazione e stampo greco, che al mondo
romano consegnò l'immenso patrimonio di sapere che tanti secoli
di storia avevano apportato alla cultura greca.
Strabone pensava che la fortuna della Grecia fosse dovuta in
parte alla sua posizione sul mare, e stabiliva una interessante
correlazione tra il progredire della civiltà di un popolo ed il
suo contatto con il mare. Allo stesso tempo, insisteva sul fatto
che la geografia non poteva spiegare, da sola, la grandezza di
un popolo, sostenendo che la civiltà greca si fondava
sull'interesse dei cittadini per le arti e per la politica.
Se la sua opera, che è il trattato geografico più ampio
dell'antichità, riprende talvolta testi di diversi secoli più
antichi del suo, tuttavia la sua conoscenza del diritto romano
applicato nelle varie città ne fa una fonte essenziale per la
conoscenza dell'inizio della romanizzazione in Gallia e nella
Penisola iberica, che mostra, soprattutto nei libri III e IV,
come a seguito dell'acculturazione graduale delle popolazioni,
si stesse sviluppando in queste regioni di una nuova, specifica
cultura.
A differenza della geografia tolemaica, improntata su uno studio
ed una analisi più rigidamente matematiche, la Geografia di
Strabone presenta un impianto più storico-antropologico
risultando il più importante autore di questo filone.
In età imperiale l'opera di Strabone resta abbastanza nell'ombra,
nonostante le intenzioni divulgative dell'autore. E' solo a
partire dal VI secolo che Strabone diventa l'archetipo del
geografo. Gli storici classici come Wilamowitz hanno
riconosciuto l'interesse della sua opera e il suo talento
letterario, grazie al quale egli riusciva a descrivere un luogo
dove non era stato, meglio di Pausania, che c'era stato davvero.
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