TOMMASO
CAMPANELLA: NATURALISMO, MAGIA E ANSIA DI RIFORMA UNIVERSALE
Tommaso
Campanella, con cui si conclude il pensiero rinascimentale,
nacque nel 1568 a Stilo in Calabria ed entrò nell'Ordine dei
Domenicani a quindici anni (il suo nome di battesimo era
Giandomenico, mutato in quello di Tommaso, in onore di San
Tommaso, al momento dell'entrata in convento). Per molti aspetti
egli assomiglia a Bruno. Mago e astrologo, dominato da un'ansia
di riforma universale, certo di avere una missione da compiere,
infaticabile nella sua opera, straordinariamente colto, capace
di scrivere e riscrivere le sue opere con forza irrefrenabile
come un vulcano in eruzione. Messo alla tortura e più volte
incarcerato, sfuggì alla condanna a morte, fingendo in modo
perfetto di essere pazzo. Per questo non finì sul rogo come
Bruno, e, dopo aver passato quasi metà della sua vita in
carcere, riuscì lentamente a riacquistare una credibilità, che
ricostruì con instancabile fatica quotidiana. Alla fine,
inopinati trionfi in terra di Francia coronarono la sua
travagliatissima esistenza.
Quattro sono i periodi che si possono distinguere in questa vita
davvero romanzesca: 1) quello della giovinezza, conclusosi con
il fallimento di una rivolta politica da lui organizzata contro
la Spagna; 2) quello della lunghissima prigionia a Napoli; 3) il
periodo della riabilitazione romana; 4) il periodo dei grandi
onori francesi. Vediamo di ripercorrere in breve queste tappe,
assai significative.
Il periodo della giovinezza fu avventurosissimo. Insoddisfatto
dell'Aristotelismo e del Tomismo, lesse vari filosofi (sia
antichi sia moderni) e scritti orientali. L'indisciplina dei
conventi domenicani meridionali gli permise di frequentare a
Napoli Giovan Battista Della Porta, cultore di magia. Nel 1591
subì un primo processo per eresia e pratiche magiche. Restò
pochi mesi in carcere e, uscito, anziché ritornare nei conventi
della sua provincia, contravvenendo a quanto gli era stato
imposto, partì per Padova, dove conobbe - tra gli altri -
Galileo.
Seguirono altri tre processi: uno a Padova (1592) e due a Roma
(1596 e 1597). Alla fine, fu costretto a ritornare a Stilo, con
proibizione di predicare e confessare e con il compito di
chiarire l'ortodossia dei suoi scritti. Ma le sue ansie di
rinnovamento, i sogni di riforme religiose e politiche, le
visioni di tipo messianico, esaltate dalle sue concezioni
astrologiche, lo spinsero a ordire e a predicare una rivolta
contro la Spagna, che avrebbe dovuto costituire l'inizio di
questo grandioso disegno. Ma nel 1599 Campanella (tradito da due
cospiratori) venne arrestato, incarcerato e condannato a morte.
Inizia così il secondo periodo. Campanella si salvò dalla morte
con abilissima simulazione di follia, che egli seppe con eroica
fermezza sostenere anche attraverso le prove di verifica più
dure e crudeli. La condanna a morte fu trasformata in quella di
carcere a vita. Il carcere, che durò ben ventisette anni,
dapprima durissimo, divenne via via più tollerabile, fino a
divenire quasi solo formale. Campanella poté scrivere i suoi
libri, tenere corrispondenza e ricevere visite.
Nel 1626 il re di Spagna lo fece scarcerare, ma la libertà durò
assai poco, perché il Nunzio apostolico lo fece incarcerare di
nuovo e trasferire a Roma nelle carceri del Santo Uffizio. Ma
qui le sorti di Campanella cambiarono radicalmente, a motivo
della protezione di Urbano VIII, tanto che loco carceris
Campanella ebbe a disposizione nientemeno che il palazzo del
Santo Uffizio. Mentre era in carcere a Napoli, i suoi disegni
politici si erano orientati verso la Spagna, considerata come la
potenza che avrebbe potuto realizzare la vagheggiata «riforma
universale» (donde la scarcerazione); ma a Roma Campanella
divenne filofrancese. Per tale motivo, essendo stata scoperta a
Napoli nel 1634 una congiura contro gli spagnoli, organizzata da
un discepolo di Campanella, il nostro filosofo venne
ingiustamente considerato corresponsabile, e per questo dovette
fuggire a Parigi, sotto la protezione dell'ambasciatore
francese.
Dal 1634 Campanella visse a Parigi momenti di gloria, ammirato e
riverito da molti dotti e nobili. Il re Luigi XIII gli assegnò
una congrua pensione; godette i favori del potentissimo
Richelieu. Il suo decesso avvenne nel 1639, mentre cercava
invano, con le sue arti magico-astrologiche, di tener lontana la
morte.
Tommaso Campanella - Filosofia
Tommaso Campanella - "Del senso delle cose e della magia"
Tommaso Campanella - La città del Sole
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