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COME AVVENNE LA MORTE DI CICERONE.

Il 2° Triumvirato era formato da Augusto,Lepido e Antonio. Il potere del Triumvirato decretò, per espresso volere di Antonio, l’esilio perpetuo di Cicerone, ma Antonio fece in modo di trasformare l’esilio in assassinio. Fu esclusivamente Antonio che volle tutto ciò, perchè non aveva mai perdonato a Cicerone di aver pronunziato in Senato, contro di lui, le Filippiche. Cicerone aveva scritto le Filippiche contro Antonio, per difendere i diritti di Ottavio al quale Cesare aveva lasciato il comando supremo in eredità tramite testamento, proclamandolo addirittura proprio figlio adottivo (in realtà era un suo lontano nipote). Quando Cicerone fu avvisato della sorte che gli stava riservando Antonio, ugualmente seguì i suoi programmi: il Triumvirato lo aveva condannato all’esilio e lui si mosse da Roma per andare in Macedonia. Andò a Formia, dove aveva una villa, e da dove avrebbe preso il mare per recarsi in esilio. Ma a Formia si fermò un giorno di troppo, sia perchè era ma lato e stanco, sia perchè il mare era in burrasca e non permetteva la navigazione. Il giorno successivo,tuttavia, era pronto per l’imbarco. L’ultimo giorno di Cicerone ce lo racconta una notabile e sicura fonte storica: PLUTARCO, il quale riporta più o meno le seguenti notizie. ‘Mentre Cicerone si avviava in lettiga verso la barca che lo avrebbe condotto in Macedonia, fu raggiunto dai sicàri mandati da Antonio. Erano soldati e fra essi c’erano Erennio, un Centurione, e Polibio, un Tribuno che Cicerone aveva addirittura difeso in passato, perchè accusato dell’uccisione del proprio padre. Cicerone sentì un gran frastuono, e, per vedere cosa stesse succedendo, sporse, fuori dalla lettiga la testa, ed Erennio, senza indugio alcuno, gliela mozzò di netto. Poi, per ordine esplicito di Antonio, a Cicerone furono mozzate anche le mani (‘che avevano osato scrivere le Filippiche’). Le membra così mozzate furono portate a Roma ed esposte nei ‘Rostra’, dove parlavano gli oratori. Il corpo mutilato,invece, fu sepolto nel luogo stesso dell’assassinio’. Questa fu la fine del grande Cicerone.



Cicerone

Superiorità della costituzione romana rispetto a quella ateniese

Cicerone loda la costituzione romana perché l'assemblea popolare, a differenza di quella ateniese, non ha potere deliberativo.
Che splendida tradizione e normativa abbiamo ricevuto dai nostri antenati, se pure sapessimo a esse mantenerci fedeli! [...] Quei nostri concittadini pieni di saggezza e di virtù rifiutarono qualunque potere deliberativo dell'assemblea popolare: si trattasse di plebiscito o di legge del popolo, facevano allontanare l'assemblea, assegnavano diversi posti dove riunirsi, distribuivano in tribù e centurie gli ordini sociali, le classi e i cittadini a seconda dell'età, ascoltavano gli autori della proposta di legge, che rimaneva pubblicata all'albo per molti giorni perché fosse ben conosciuta: solo dopo tutto ciò si approvava per votarla o per respingerla. Gli stati greci sono invece governati esclusivamente dalla capricciosa volontà di un'assemblea che siede per deliberare. E così, per non parlare della Grecia di oggi, che già da tempo è rovinosamente precipitata in basso per le sue stesse deliberazioni, quell'altra antica, una volta così fiorente per potenza, dominio e gloria, dovette la sua caduta a questo solo malanno: la libertà senza freno e la licenza delle assemblee. Perché quando gli ignoranti, che erano, nella loro rozzezza, completamente all'oscuro di ogni questione, sedevano in teatro riuniti in assemblea, era allora che intraprendevano delle guerre inutili, allora che ponevano alla testa dello stato dei sediziosi, allora che cacciavano in esilio dei cittadini pieni di benemerenze verso la patria.

Cicerone, In difesa di Racco, 15-16