Francesco
Guicciardini
Ricordi politici e civili
Terzo di undici figli,
Francesco Guicciardini nacque il 6 marzo 1483 in una famiglia
tra le piú rilevanti di Firenze, se non per ricchezze per
tradizione e potere, da Piero di lacopo e Simona Gianfigliazzi.
Molto accurata fu la sua formazione. Sotto il magistero di
Marcello Virgilio ricevette un'adeguata istruzione letteraria;
dal 1498 al 1505 si dedicò agli studi giuridici: dapprima a
Firenze, poi nello Studio ferrarese e infine a Padova. Consegui
la laurea in diritto civile a Firenze, dove si avviò
all'avvocatura, attività in cui ottenne rapidamente dei
successi. Nel 1508 sposò Maria, figlia di Alemanno Salviati,
capo dell'opposizione ottimatizia al governo repubblicano del
Soderini; tali legami politico-familiari non gli impedirono di
ricevere l'incarico di recarsi in Spagna come ambasciatore della
repubblica presso Ferdinando il Cattolico, ove rimase dal 1512
al '14. La missione diplomatica in terra spagnola lo costrinse a
interrompere la stesura delle Storie fiorentine (tutti i titoli
delle opere di Guicciardini sono editoriali o tradizionali, non
avendo egli pubblicato mai nulla in vita), relative agli eventi
avvenuti tra 1494 e 1509 (con una breve premessa a partire dal
tumulto dei Ciompi del 1378). Durante il soggiorno spagnolo
mutarono gli assetti interni in Firenze: caduta la repubblica,
rientrarono i Medici e la familiarità di Guicciardini con lo
schieramento degli ottimati gli assicurò il favore dei nuovi
signori; cosí, quando nel 1516 Giovanni de' Medici sali al
soglio pontificio, fu Lorenzo a raccomandargli il Guicciardini.
Papa Leone X lo nominò quindi governatore di Modena, col titolo
di commissario, dal 1516 al '24; tale incarico segnò l'inizio di
un ventennale impegno al servizio dello Stato della Chiesa.
Successivamente, le sue responsabilità di governo vennero estese
ai territori di Reggio e Parma. Durante il periodo del suo
governatorato, svolto con determinazione e autorevolezza, ebbe
modo di incontrare Machiavelli, inviato in missione a Carpi nel
1521. Soprattutto, però, nello stesso anno fu ferreo il suo
impegno a non capitolare quando Parma venne assediata dai
francesi, nell'ambito di una recrudescenza della guerra che
contrapponeva Francesco I a Carlo V, alleato di Leone X. Nel
1522 fu nominato papa Adriano VI che ridusse i poteri di
Guicciardini; ma il ridimensionamento durò solo fin quando non
fu nuovamente elevato al soglio un papa Medici.Clemente VII,
intimo amico di Guicciardini, lo nominò presidente della Romagna
intera (1524), incarico che egli tenne fino al 1526, quando fu
richiamato a Roma, per assumervi l'incarico di consigliere del
pontefice. In tale ruolo Guicciardini, convinto che andasse
frenato il crescente strapotere di Carlo in Italia e fautore di
una linea scevra dalle incertezze che caratterizzavano invece la
condotta politica di Clemente VII, promosse la Lega di Cognac
radunando gli stati italiani e la Francia in un'alleanza
antimperiale. Lasciò dunque Roma alla volta della Lombardia dove
si uni alle truppe pontificie in qualità di luogotenente
generale, dotato di pieni poteri nel comando delle operazioni
belliche. Ma gli esiti di questa operazione furono purtroppo
esiziali: sbaragliata la Lega, Roma fu messa al sacco dalle
truppe imperiali nel maggio del 1527, mentre in Firenze una
nuova cacciata dei Medici riportava al potere per la terza e
ultima volta il regime repubblicano. Rimosso dall'incarico,
Guicciardini tornò in patria dove lo attendevano sanzioni
pecuniarie; preferí pertanto ritirarsi in villa a Finocchieto e
poi a Santa Maria in Montici, presso Arcetri, dove si dedicò
agli otia letterari, scrivendo e riscrivendo i Ricordi, che
contengono riflessioni e sentenze su temi politici, gnomici e
familiari (la cui prima redazione risale al 1512). La sua
situazione, però, doveva ancora peggiorare: cadde infatti il
gonfaloniere Niccolò Capponi, suo amico, la cui presenza al
governo gli aveva garantito una certa quiete pur nel clima
politico avverso. Al governo subentrarono gli Arrabbiati di
Francesco Carducci e, mentre le truppe spagnole, di nuovo
alleate del papa Medici, calavano sulla Toscana, Guicciardini
fuggi da Firenze sotto minaccia di arresto per rifugiarsi oltre
le linee in territorio pontificio, in Romagna prima (1529) e a
Roma poi (primi mesi del 1530). Nel frattempo, il nuovo governo
di Firenze intentava contro di lui un processo in contumacia,
conclusosi con la messa al bando. Durante l'assenza forzata da
Firenze, Guicciardini si dedicò alla stesura delle
Considerazioni sopra i Discorsi del Machiavelli e a compilare
una redazione accresciuta dei Ricordi. La caduta nell'agosto del
1530 del governo repubblicano gli riapri la via di casa sulla
scia dei Medici; in qualità di membro degli Otto di pratica,
contribuí alla restaurazione del loro potere. Mantenne però
sempre autonomia di convinzioni, impegnandosi per contemperare
il dominio mediceo con il rispetto delle forme repubblicane,
affinché gli animi dei concittadini non venissero esacerbati da
un governo dalle caratteristiche troppo assolute. In linea con
l'espressione del suo pensiero politico, sostenne l'idea del
predominio di un'aristocrazia di savi e di prudenti che fosse
fedele ai Medici senza però esser priva di una certa autonomia.
Ma Clemente VII non guardò con favore a questo atteggiamento,
sentito come eccessivamente refrattario all'instaurazione di un
governo assoluto, e allontanò Guicciardini da Firenze,
conferendogli l'incarico di governatore di Bologna; nel
contempo, assegnava la presidenza di Romagna ad un avversario
del Guicciardini, Braccio Valori. Con l'elezione di papa Paolo
III Farnese, Guicciardini venne rimosso dall'incarico (1534) e,
rientrato in Firenze, assunse il ruolo di consigliere e
luogotenente del duca Alessandro. Alla morte di costui per mano
del «tirannicida» Lorenzino, caldeggiò l'elezione di Cosimo,
mentre perdeva progressivamente autorità in proporzione
all'aumentare del potere assoluto della famiglia de' Medici. Nel
1536 iniziò a scrivere i venti libri della Storia d'Italia,
trattato di storiografia contemporanea relativo agli eventi
avvenuti tra la morte di Lorenzo (1492) e l'elezione di Paolo
III (1534), a cui lavorò fino alla morte, occorsa nel maggio del
1540. Le sue opere vennero pubblicate postume: i primi sedici
libri della Storia d'Italia nel 1561 e gli ultimi quattro nel
1564; mentre solo alcuni gruppi di Ricordi vennero editi nel
1576 e ancora nel 1582; gli scritti politici e gli epistolari
ebbero diffusione soltanto nel XIX secolo (edizione Canestrini).
Rapporto Machiavelli Guicciardini
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