Michele Marullo Tarcaniota
A Napoli
frequentò il circolo del Pontano e a Firenze sposò la figlia di
Bartolomeo Scala, Alessandra, amata dal Poliziano e perciò causa
di inimicizia fra i due poeti.
Marullo Tarcaniota Michele (Costantinopoli 1453 -Volterra 1500)
umanista e poeta italiano di origine greca
Soldato di ventura, visse a Napoli, a Roma e a Firenze. Esperto
filologo, corresse il testo di Lucrezio e criticò con sottili
argomenti i Miscellanea di Poliziano; fu soprattutto uno dei più
originali poeti in latino del Quattrocento, come dimostrano i 4
libri degli Epigrammata (1497), i 4 degli Hymni naturales (1497)
e le 5 Neniae pubblicate postume nel 1532. Ciò che lo distingue
da un Pontano o da un Poliziano è la capacità di trattare il
latino come lingua viva, come mezzo espressivo non riservato a
raffinate astrazioni umanistiche, ma adatto a comunicare le
esperienze più brucianti della vita: agisce qui da centro
unificante una continua tensione religiosa, naturalistica e
panteistica.
Epigrammi e inni (Epigrammata et hymni)
Raccolta di componimenti latini dell'umanista Michele Marullo
Tarcaniota (nato a Costantinopoli nel 1453 e morto annegato nel
Cecina nel 1500), messi insieme, dopo alcune parti pubblicate
tra il 1490 e il 1493, in una silloge completa del 1497. La
parte più ragguardevole è costituita dalle varie "Elegie per la
patria perduta". Particolarmente famosa è la prima "Del proprio
esilio" ["De exilio suo"], che esprime la sofferenza di un
cavaliere tra diversi paesi e tra genti spesso ostili. La patria
perduta è per l'esule un eterno rimpianto: caduta la Grecia
sotto il dominio dei Turchi, non resta al Marullo che il vagare
errabondo per tutti i lidi, ma egli non può avere tranquillità
né combattendo come venturiero né componendo liriche. L'amore al
proprio suolo (e il poeta si dichiarava, nato a Costantinopoli,
proprio nel tragico anno dell'assalto) è più grande di ogni cosa:
anche se vituperata e maltrattata, la patria simboleggia il
luogo più bello e più caro. Conforto è il mirare le tombe e i
monumenti della propria gente: il soggiorno tra gli stranieri,
anche se può illudere con onori e ricompense, è privo di quella
generosità e di quella nobiltà spirituale che è dell'amor di
patria. Anche la morte del fratello, il giovinetto Giovanni, gli
suggerisce in un'altra elegia un commosso ricordo della sua
famiglia, mentre egli va errabondo nel duro esercizio della
milizia. La rimembranza degli eroi che sono morti per la patria
fiorisce in un epigramma delicatissimo: poiché essi cercano
combattendo "una morte onorata, non un tumulo". Le aspre
necessità delle guerre e indirettamente il rimpianto della
patria perduta echeggiano, con un senso veramente eroico, nella
lirica indirizzata al conterraneo Giovanni Lascaria, anch'esso
fuggiasco in Italia col padre e insigne lettore di greco alla
corte di Lorenzo de'Medici. In queste note elegiache il Marullo
rivela una sensibilità e una sincerità, che sono ben rare nella
poesia encomiastica ed esornativa dell'umanesimo; poiché lo
stesso amore di patria si trasforma nel canto dell'esule in un
delicato motivo di evocazione insieme al sospiro d'amore e al
doloroso fato della guerra. Altri componimenti mostrano la
nobiltà d'ispirazione del poeta; in particolare nelle poesie
d'amore si nota un calore pieno di verecondia e lontano dalle
descrizioni talora scurrili di molti umanisti contemporanei: né
vi è estraneo un senso di doloroso stupore dinanzi ai mali del
mondo.
L'opera, riesumata per cura del Croce, è degna di essere
considerata tra i più nobili documenti dell'umanesimo italiano.
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