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BOEZIO - (480 ca.-524 d.C.)       La scuola di Atene

Si era assunto il compito di tradurre e interpretare tutte le opere di Platone e di Aristotele e di dimostrare il loro accordo fondamentale.
Fu dai suoi scritti e da quelli di Cicerone che gli scrittori medievali ebbero conoscenza della logica stoica.
Boezio ispirò il suo pensiero alla filosofia agostiniana e si conformò alla prescrizione di Sant'Agostino, che raccomantava di impiegare sia la fede che la ragione.
"Dio è insieme l'origine di tutte le cose e il fondamento della vera felicità umana".
Le sue spoglie riposano nella basilica di S. Pietro in Ciel d'oro a Pavia, nella cui cripta un verso metrico, composto da Gerberto D'Aurillac (divenuto poi papa Silvestro II), sottolinea l'operato di Boezio in logica e in musica: "...nobis logicien de graeco transtulit artem/Commenti gemino quam reserat radio/ .../ Et nosinformat mausica quae resonat/".


Palazzo di Teodorico il Grande, Ravenna
Dopo la vittoria sul re germanico Odoacre, il re degli ostrogoti Teodorico costituì in Italia un regno romano-barbarico che ebbe Ravenna e Verona come sedi principali. Egli operò una politica di pacificazione tra barbari e latini e si circondò degli intellettuali più insigni dell'epoca (tra i quali il filosofo Severino Boezio e lo storico Cassiodoro) promuovendo soprattutto a Ravenna la costruzione di molti edifici, tra i quali la chiesa di Sant'Apollinare Nuovo decorata da magnifici mosaici: uno di questi, sulla parete laterale della navata centrale, raffigura la facciata del palazzo di Teodorico.

Boezio

Anicio Manlio Torquato Severino Boezio nacque intorno al 480 a Roma, dove fu educato secondo un modello retorico classico; completò poi gli studi ad Atene, dove
si accostò alle teorie neoplatoniche e misticheggianti di Proclo.
Boezio ricoprì in seguito importanti cariche a Ravenna, alla corte di Teodorico: fu, infatti, console nel 510 e maestro di palazzo nel 523, divenendo figura centrale del Senato ed emblema di una politica di mediazione tra classe politica romana e corte militare gotica. Il sovrano gli affidò, infatti, anche delicati incarichi di ambsciatore presso altri re ostili e lo tenne in alta considerazione come letterato e filosofo.
Tra il 522 e il 523, tuttavia, si verificò un complesso di eventi tendenti a distruggere volutamente la politica legittimistica e mediatrice del governo di Teodorico, che culminò nella scoperta di legami tra il senatore Albino e la corte bizantina, ostile al sovrano goto. La necessità di punire la "congiura" di Albino a termini di legge, quindi continuando nel rispetto della legalità, indusse Teodorico ad affidare il processo e la raccolta delle prove indiziarie al referendario Cipriano, dotto politico e ufficiale romano.
Cipriano svolse l'incarico di pubblico ministero opponendosi proprio a Boezio, che come princeps senatus fu difensore di Albino e fu a sua volta, per tale opposizione, accusato da Cipriano di lesa maestà.
Incarcerato a Pavia nel 525, Boezio fu condannato e giustiziato ( per decapitazione ) l'anno dopo, come esempio contro il partito filo-bizantino ed esempio del legalitarismo di Teodorico. Tuttavia l'ostilità di molte fonti antiche contro Teodorico fece ben presto di Boezio un martire cristiano del libero pensiero, condannato ingiustamente e perciò passato alla storia come esempio di intellettuale scomodo, eliminato da una mala politica. Tale valutazione va respinta valutando la profonda stima del sovrano goto verso Boezio e le circostanze della condanna, che furono puramente da addebitarsi non a rancori personali, ma alla ragion di Stato.

Opere

1. Opere filosofiche

Fornito di vastissima cultura, Boezio concepì il progetto di tradurre in latino tutta l'opera di Platone ed Aristotele, al fine di dimostrare la fondamentale concordanza dei due sistemi filosofici, secondo la tendenza eclettica del platonismo tardo-antico.
Di tale immenso piano riuscì ad attuare solo la traduzione dell'Organon aristotelico, traducendo Categorie, De interpretatione, Analitici Primi, Analitici Secondi, Topici, Confutazioni sofistiche. Di questo gruppo di opere fanno, inoltre, parte i Commentari alle traduzioni eseguite e all'Isagoge di Porfirio (III d.C., introduzione alla logica aristotelica).

2. Opere musicologiche e matematiche

In consonanza con il neoplatonismo, Boezio fu anche un perfetto conoscitore di musica e matematica, che troviamo spesso legate nella teoria scientifica classica. Compose, infatti, un trattato De institutione musica, le opere Institutio Arithmetica e il De geometria, un rifacimento degli Elementi di Euclide.

3. Opuscoli cattolici

Di questo gruppo fanno parte il trattato dogmatico Liber de Sancta Trinitate, l'opera De fide catholica e il trattato anti-ereticale Liber contra Eutichen et Nestorium.
Il neoplatonismo di Boezio si riversa anche nel contenuto di questo gruppo di opere, ispirate ad un cristianesimo perfettamente ortodosso, in cui Boezio afferma che la creazione avviene sul modello di archetipi da identificarsi con le idee divine.
Tuttavia forti dubbi permangono, proprio per il forte platonismo delle altre opere, sull'autenticità di questi scritti, sebbene non si possa negare che Boezio fosse cristiano.

4. De consolatione Philosophiae

L'opera più famosa di Boezio è stata il De consolatione philosophiae, opera in cui - in forma dialogica alternata a versi - Boezio esalta il ruolo della filosofia come lenitrice e guaritrice dai mali umani. Boezio, che scrive durante la sua prigionia, compone cinque libri descrivendo la propria infelicità, espressione della infelicità del genere umano stesso. Nel primo dei cinque libri Boezio si lamenta della propria sorte, quando improvvisamente gli appare la filosofia sotto le spoglie di una bella donna dall'età indefinita, che chinandosi su di lui promette la guarigione. La donna (riconducibile per alcuni alla ragione filosofica e per altri alla saggezza divina) lo invita a parlare dei suoi mali e gli rammenta la triste sorte di altri uomini famosi, come Socrate e Seneca. Nel secondo libro Boezio viene invitato a rassegnarsi al fato, alla fortuna che presiede le vicende umane. Nel terzo libro - avvicinandosi alle questioni più importanti - si discerne di bene e di male e della bontà e cattiveria umana. La filosofia risponde nel quarto libro alle obiezioni di Boezio sulla realtà del male nel mondo. La soluzione è quella di considerare la verità delle cose: le ricchezze di questo mondo sono effimere, mentre le sofferenze contribuiscono alla salvezza. È il disegno divino che resta imperscrutabile ai più e che porta a interrogarsi circa il libero arbitrio, di cui si parla nel quinto e ultimo libro del De Consolatione. Il tema ripercorso da Boezio della capacità consolatoria della filosofia trova in questo autore una espressione stilisticamente originale nell'alternanza di prosa e versi (39 canti compongono il De consolatione). I temi del De consolatione sono molteplici e spaziano da una visione cosmologica di tipo platonico (chiari riferimenti al Timeo e alla dottrina dell'anima mundi), alle discussioni sull'eternità e sul tempo.

Il De consolatione di Boezio ha esercitato una grande influenza nella storia letteraria successiva. Il testo venne usato come manuale scolastico e fu presente in moltissime biblioteche del medioevo. Ebbe la diffusione maggiore nel XII secolo. La interpretazione cristiana data da Alcuino contribuì a un'ulteriore diffusione, mentre re Alfredo il Grande ne fece fare una traduzione in anglosassone. Nel tempo si è venuta a affermare una visione cristianeggiante che vede in Boezio un esempio di spiritualità e un martire della fede.