| Babilonia |
Letteratura Storia |
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Torquato Tasso
Nel 1593 pubblicò a Roma la prima edizione della Gerusalemme Conquistata (la seconda, pubblicata a Pavia, è dell'anno successivo), totale riscrittura della Liberata, nel tentativo di uniformarsi alle regole aristoteliche e alla severa ideologia controriformistica.
Nacque a Sorrento (Napoli) l'11 marzo del 1544 e morì a Roma nel
1595. Figlio di Porzia de’ Rossi e del nobile Bernardo, fu poeta
e cortigiano al servizio di Ferrante Pallavicino principe di
Salerno. Trascorse l’infanzia a Salerno, avviato da don Giovanni
de Angelis agli studi, poi proseguiti a Napoli dai Gesuiti.
Ricevette la notizia dell’improvvisa morte della madre a Roma,
dove aveva raggiunto il padre in esilio dal 1552. Seguì allora
il padre nel suo lavoro di cortigiano e, dopo un periodo felice
trascorso alla corte di Urbino, si trasferì con Bernardo a
Venezia, dove intraprese la stesura di un poema epico sulla
prima crociata, Del Gierusalemme libro I. Scrisse poi il
poema Il Rinaldo (Venezia, 1562). Nel 1560 si recò poi a
Padova, dove studiò diritto, ma l’anno dopo passò ai corsi di
eloquenza e filosofia tenuti da F. Piccolomini e Carlo Sigonio,
oltre a conoscere Sperone Speroni, che lo avviò allo studio
della Poetica di Aristotele. Dopo un breve soggiorno a
Bologna, tornò di nuovo a Padova, dove partecipò alle riunioni
dell’Accademia degli Eterei, con il nome di Pentito. In questo
periodo stese il primo abbozzo dei
Discorsi [...] dell’arte poetica, scrisse delle rime
d’amore per Lucrezia Bendidio e, in seguito, un secondo gruppo
di rime per Laura Peperara. Nel 1565 entrò al servizio del
cardinale Luigi d’Este, a Ferrara, stringendo amicizia con
intellettuali come Giovan Battista Pigna,
Battista Guarini, A.
Romei. Nel 1572 entrò al servizio di Alfonso II, e compose l’Aminta.
Dopo aver assunto l’incarico di lettore di Geometria e Sfera
nello Studio ferrarese, concluse nel 1575 il Goffredo,
prima stesura della
Gerusalemme
liberata. Già a partire dal 1575 manifestava manie
persecutorie, sottoponendo l’opera alla revisione di numerosi
letterati e, in preda a dubbi religiosi, autoaccusandosi di
eresia presso l’Inquisizione di Bologna e di Ferrara.
Contemporaneamente tentava di instaurare contatti con la corte
dei Medici a Firenze, stanco del clima ferrarese. Al primo
accenno di follia persecutoria, nel 1577, Alfonso II, temendo di
attirare su Ferrara i sospetti della curia, fece rinchiudere il
poeta nei camerini del convento di San Francesco. Di lì, però,
Tasso fuggì, raggiungendo in incognito la sorella a Sorrento, e
continuando poi per Roma, Siena, Firenze e ancora Ferrara.
Nell’estate del 1578 sostò presso Francesco della Rovere a
Urbino, da dove però partì quasi subito per Torino, tentando,
invano, di entrare al servizio di Emanuele Filiberto di Savoia.
Tornato a Ferrara, a causa dell’ennesimo eccesso, fu fatto
rinchiudere nell’Ospedale di Sant’Anna, dove restò per sette
anni (1579-86).
Venne liberato, per intercessione di alcuni suoi
amici, nel 1586. Dopo ulteriori peregrinazioni, ospite di
conventi e case di amici, trascorse un periodo relativamente
sereno a Napoli, sotto la protezione di Cinzio Aldobrandini. Nel
1593 pubblicò a Roma la prima edizione della
Gerusalemme Conquistata
(la
seconda, pubblicata a Pavia, è dell'anno successivo), totale
riscrittura della Liberata, nel tentativo di uniformarsi
alle regole aristoteliche e alla severa ideologia
controriformistica. Fra il 1592 e il 1594 lavorò al poema
religioso in endecasillabi sciolti Le
sette giornate del mondo creato,
pubblicato postumo
nel 1607. Morì a Roma, nel convento di Sant’Onofrio, il 5 aprile
del 1595. |