Marziano Capella
Marziano
Minneio Felice Capella (lat. Martianus Mineus Felix Capella)
è uno Scrittore Romano del V secolo.
Nativo di Cartagine, fu avvocato divenuto scrittore in età
avanzata.
Nel V secolo Marziano Capella nel trattato allegorico
De nuptiis Philologiae et Mercurii "Delle nozze
di Mercurio con la Filologia", prende atto che la retorica
non ha riconquistato il valore classico di
educazionecgenerale dell'uomo e organizza, traendolo da
Varrone, un modello di corso completo di studi che riassuma
i saperi e le scienze latine ed ellenistiche, in qui la
retorica è disciplina pari alle altre.
Capella elenca dunque grammatica, dialettica, retorica,
geometria, aritmetica, astronomia e musica, istituendo il
sistema che
sarà adottato e definitivamente stabilito come
base dell'educazione cristiana da Cassiodoro (480-575) nelle
Institutiones destinate all' educazione dei monaci.
"LE NOZZE DI MERCURIO E FILOLOGIA" DI MARZIANO CAPELLA
Un testo della tarda antichità
considerato fondamentale per la formazione del sapere
occidentale
Ci sono opere leggendarie nel canone della cultura
occidentale di cui nella memoria collettiva contemporanea
non rimangono che pallide tracce. Tra le prime che
dovrebbero figurare in un auspicabile indice dei libri
dimenticati c'è il De nuptiis Philologiae et Mercurii di
Marziano Capella. Nonostante le complesse allegorie e
l'arduo stile "prosimetrico", cioè in prosa e in versi,
l'opera godette di una vasta fortuna nel Medioevo. Fu un
anello importante nella transizione dalla cultura pagana
tardoantica, della quale è espressione, a quella
dell'incipiente Occidente cristiano, in cui fu largamente
recepita, venendo utilizzata tra l'altro da Giovanni Scoto
Eriugena, sant'Anselmo e Alano di Lilla. Ne sono prova i
numerosi manoscritti in cui è tramandata, mentre
relativamente povera è la tradizione a stampa, segno di un
interesse scemante: essa comincia con l'editio princeps
pubblicata da Enrico di Santorso a Vicenza nel 1499 e
culmina con quella dell'appena quindicenne Ugo Grozio,
apparsa a Leida un secolo più tardi.
Ma la fortuna dell'opera si estese oltre l'ambito letterario
e filosofico, ispirando soprattutto l'immaginazione di
artisti che raffigurarono in vario modo le sette arti
liberali: su pergamena, su pietra, in affreschi, con tele e
tappeti. Perfino Botticelli, nel preparare il dipinto a noi
noto tramite Vasari come la Primavera, secondo una recente
ipotesi di Claudia Villa si sarebbe basato sulle descrizioni
di Marziano Capella. Del misterioso autore sappiamo
solo quel poco che egli stesso racconta alla fine della sua
impresa. Era pagano, viveva a Cartagine, esercitava la
professione di avvocato, professava dottrine neoplatoniche e
neopitagoriche, compose il suo capolavoro in età avanzata,
ad uso del figlio, probabilmente agli inizi del V secolo a.
C.
Gli dèi dell'Olimpo racconta nella sua fabula allegorica in
nove libri erano preoccupati del fatto che Mercurio, dio del
linguaggio e della parola che Marziano Capella identifica
esplicitamente con l'egizio Teuth, non avesse ancora trovato
una sposa a lui adatta. Per porre fine al suo perdurante
celibato, su consiglio del fratello Apollo Mercurio si
decide a sposare una vergine mortale, Filologia, simbolo
dell'amore per il logos e del sapere che l'uomo consegue per
suo mezzo. La fanciulla, ascesa in cielo, è sottoposta
all'esame del senato divino riunito al completo attorno a
Giove. La sposa è accompagnata da sette damigelle, che
personificano le sette arti liberali: le tre del discorso,
grammatica, dialettica e retorica (il trivium), e le quattro
del numero, geometria, aritmetica, astronomia e armonia o
musica (il quadrivium). Ciascuna espone i contenuti della
disciplina che rappresenta, e dall'insieme risulta un quadro
dell'intero scibile umano, cioè del "ciclo" formativo che
costituisce la cultura completa, "enciclopedica", così detta
perchè nella filosofia neoplatonica il circolo era
considerato figura geometrica perfetta.
Secondo la Ramelli, Marziano si rifà al sistema delle arti
liberali elaborato da Marrone nei suoi Libri delle
discipline, con un'importante variante: esclude dal novero
la medicina e l'architettura. Invece secondo Ilsetraud
Hadot, altra specialista dell'argomento, questa convinzione
risalirebbe a un'errore di Friedrich Ritschl, il maestro di
Nietzsche, che considerava Varrone quale primo codificatore
latino dell'enciclopedia delle arti liberali secondo un
preesistente modello ellenistico.
Il testo, si legge a tratti come un
romanzo.
Prendiamo per esempio l'entrata in scena della Dialettica,
nel quarto libro. E' presentata come una dama pallida in
volto, ma dallo sguardo acuto e penetrante. Porta la veste e
il velo di Atene, e in mano tiene i simboli del suo potere:
nella sinistra un serpente, nella destra tavolette legate da
un uncino nascosto, e mentre la sinistra nasconde sotto il
vestito le sue insidie, la destra è esibita a tutti. Il suo
aspetto è nell'insieme aggressivo e minaccioso, ed ella
proferisce ad alta voce, in tono sacerdotale, formule
incomprensibili ai più: che l'universale affermativa è
contrapposta in modo obliquo alla particolare negativa, che
entrambe sono convertibili, e che lei è la sola in grado di
distinguere il vero dal falso. La dialettica dichiara
inoltre di avere origini greche, ma di saper esprimersi
anche nella lingua dei Romani grazie alla mediazione di
Varrone. Espone quindi il suo insegnamento, comprendente
tutte le dottrine fondamentali della logica classica.
Infine, quando si accinge a illustrare i sofismi, ovvero i
ragionamenti capziosi e gli inganni cui si ricorre per
confutare l'avversario, interviene Pallade che la
interrompe: "Basta così, o nobile fonte di scienza
profonda". Una descrizione allegorica, diventata canonica,
il cui influsso si fa letteralmente tangibile se la si
rilegge tenendo sott'occhio le numerose iconografie della
dialettica. Essa è inoltre ricca di spunti filosofici da
approfondire: per esempio l'identificazione della dialettica
con la fonte stessa del sapere scientifico (fons scientiae),
ossia la sua definizione come corpo di regole per ben
ragionare al fine di discernere il vero dal falso, e quindi
la sua rigorosa separazione dalla sofistica e dall'eristica.
Osservazioni analoghe potrebbero essere svolte per ciascuna
delle altre discipline. E' importante sottolineare che nel
loro insieme le discipline liberali formano, per l'uomo
tardoantico, il cammino ideale che l'anima deve compiere per
conquistare la sapienza che la rende simile a Dio. Dopo
l'unione con Mercurio, in effetti, Filologia sarà accolta
tra gli immortali. In questa cornice teologicoallegorica e
con questa finalità edificante l'opera presenta in un
compendio enciclopedico dello scibile dell'epoca secondo una
struttura diventata paradigmatica, che fu veicolata
attraverso tutto il Medioevo fino al Rinascimento.
In età moderna, con l'irrompere del nuovo ideale di scienza,
basato sul metodo matematico, il tradizionale sistema delle
arti liberali perderà sempre più di interesse, e con la sua
sparizione anche l'opera di Marziano Capella cadrà in oblio.
Essa fu e rimane nondimeno uno dei pilastri del canone
occidentale.
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