Enrico VIII (28 giugno
1491–28 gennaio 1547)
Il gran rifiuto di
Tommaso Moro
Enrico VIII (28 giugno 1491–28 gennaio 1547) è stato Re
d'Inghilterra e Signore d'Irlanda (in seguito re d'Irlanda)
dal 22 aprile 1509 fino alla morte. Fu il secondo monarca
della dinastia dei Tudor, essendo succeduto al padre Enrico
VII d'Inghilterra. È famoso per essersi sposato sei volte e
aver detenuto il potere più assoluto tra tutti i Re
britannici. Durante il suo regno ebbe luogo la rottura con
la Chiesa cattolica e la nascita della Chiesa d'Inghilterra,
lo scioglimento dei monasteri e l'unione dell' Inghilterra
col Galles.
Durante il regno di Enrico VIII vennero promulgate numerose
ed importanti leggi. Tra le quali quelle che hanno
sentenziato la rottura tra la Chiesa Cattolica Romana e la
nuova Chiesa Inglese portando il re Enrico a capo della
chiesa d'Inghilterra; gli "Acts of Union" emessi tra il 1536
ed il 1543 (che hanno unito l'Inghilterra ed il Galles in
una nazione), il Buggery Act 1533 — la prima legge contro la
sodomia in Inghilterra — e il Witchcraft Act del 1542 — che
puniva con la morte "l'invocazione o l'evocazione dello
spirito diabolico".
Enrico è noto per essere stato un avido scommettitore e
giocatore di dadi. In gioventù eccelleva nello sport, in
particolare nel "tennis reale". Era inoltre un abile
musicista completo: secondo una diffusa leggenda, priva di
ogni riscontro, avrebbe scritto la famosa canzone popolare
"Greensleeves". Inoltre promosse la costruzione ed il
miglioramento di parecchi edifici significativi, incluso il
King's College a Cambridge, la Christ Church ad Oxford, il
palazzo di Hampton Court, il palazzo di Nonsuch e l'Abbazia
di Westminster.
LE SEI MOGLI DI ENRICO VIII
Se non fosse storia
vera, la vita privata (o almeno certi suoi aspetti) di
Enrico VIII d'Inghilterra (1491-1547) avrebbe potuto far
parte di una di quelle favole un pò truci che ancora qualche
decennio fa si potevano narrare ai bambini. Malgrado sia già
stata raccontata tante volte (piuttosto malamente anche in
alcuni film) e, per alcune importanti implicazioni politiche,
sia parzialmente entrata in ogni libro di storia sul
Cinquecento, la si legge ancora con interesse quando un
libro è ben riuscito come "Le sei mogli di Enrico VIII"
della storica inglese Antonia Fraser.
Politicamente, Enrico VIII fu certo un grande sovrano
rinascimentale. Trovandosi spesso a essere l'ago della
bilancia tra Francesco I e Carlo V, i due grandi contendenti
sulla scena europea nella prima metà del Cinquecento, seppe
abilmente concedere il suo appoggio ora all'uno ora
all'altro senza mai perdere di vista il tornaconto del suo
paese e pose le basi da cui poi partì la figlia Elisabetta I
per fare dell'Inghilterra una grande potenza mondiale.
Privatamente, non si può dire altrettanto. Una vera
giustificazione politica a molti suoi crudeli comportamenti
c'è soltanto nel caso della prima moglie:
Caterina, figlia
di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona e poi zia
dell'imperatore Carlo V. Il caso è celebre. Dopo tanti anni
di matrimonio e una sola figlia vivente (la futura regina
Maria), il re, ossessionato dalla paura di non avere un
discendente maschio, decise di separarsi dalla moglie e ne
chiese al papa la dispensa (poco tempo prima qualcosa del
genere era stato concesso a Luigi XII di Francia). La causa
si trascinò per alcuni anni senza che il papa la concedesse
(anche per paura di dispiacere a Carlo V) fino a che Enrico
non ripudiò Caterina e sposò l'inglese
Anna Bolena. Ne
conseguì la scomunica e lo scisma della chiesa anglicana di
cui il re si proclamò capo, abilmente sfruttando l'antico
malcontento di molti inglesi (come molti altri popoli
transalpini) verso la Chiesa di Roma. Un divorzio (molto
penoso per Caterina) quindi che diede il via anche a un
grande cambiamento politico e religioso, abbastanza indolore
durante il regno di Enrico, ma con vari tragici strascichi
in regni successivi per circa un secolo.
La ragion di stato non fu alla base di
nessuna separazione dalle successive cinque mogli (tutte
inglesi tranne una) di Enrico.
La seconda, Anna Bolena (madre della futura Elisabetta I), e
la quinta, Caterina Howard, furono fatte decapitare dal re
per "cattiva condotta". La terza, Jane Seymour, morì dopo
aver dopo alla luce il tanto sospirato erede maschio (il
futuro Edoardo VI). La quarta, la tedesca Anna di Cleves
sposata "per corrispondenza", fu ripudiata dal re solo dopo
pochi mesi di matrimonio (quasi certamente non consumato),
perchè egli non riusciva a vincere il suo disgusto fisico
verso di lei. E fu la moglie a cui toccò la miglior sorte:
avendo accettato il divorzio di buon grado, le fu concesso
un sostanzioso appannaggio e di vivere a corte, amata e
rispettata come "buona sorella" del re. Caterina Parr, sesta
moglie di Enrico, gli sopravvisse e fu per lui, ormai obeso
e malato, più infermiera che amante. Dopo la morte di
Enrico, la Parr (che prima del re era già stata sposata con
due uomini vecchi o malaticci) potè finalmente convolare a
nozze con un uomo che amava veramente, ma morì subito dopo
il suo primo parto. Anche se l'ossessione di lasciare
numerosa discendenza legittima (si sa di un solo bastardo
del re, che fuori dal matrimonio ebbe pochissime donne) e in
almeno un caso la ragion di stato possono giustificare parte
della carriera matrimoniale di Enrico VIII, le condanne a
morte di Anna Bolena e Caterina Howard (e dei loro presunti
amanti o fiancheggiatori a vario titolo) apparirono atti
molto crudeli anche all'epoca in cui avvennero. Atti
impensabili non solo alla "galante" corte di Francesco I, ma
anche in quella più morigerata di Carlo V. Tanto darsi da
fare servì comunque poco ai progetti di Enrico, perchè la
sua dinastia finì con il figlio e le due figlie, che
regnarono in successione. Le poche gocce di sangue Tudor che
ha Elisabetta II non provengono nemmeno da Enrico VIII, ma
da sua sorella Margherita.
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