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ERASMO DA ROTTERDAM     IL RINASCIMENTO E I PROBLEMI RELIGIOSI

Erasmo Desiderio nacque a Rotterdam nel 1466, studiò a Parigi dopo essere entrato nel collegio degli Agostiniani, essendo rimasto orfano. La vocazione sacerdotale ben presto lo abbandonò e il Papa Giulio II lo dispensò dai voti monastici, apprezzandone la grandissima erudizione e intelligenza. Ebbe la possibilità di fare viaggi in Inghilterra e poi in Italia. Durante questi soggiorni conobbe Tommaso Moro e John Colet, divenendo ottimo amico del primo. In Italia gli fu dato il titolo di dottore in Teologia a Torino.

Grandissimo studioso, entrò in rapporto con i più importanti esponenti della cultura del tempo e con i temi del Rinascimento di cui fu un grande divulgatore nel nord d'Europa. In particolare studiò il pensiero di Marsilio Ficino e di Pico della Mirandola. Con grande acume filologico e storico Erasmo attese alla pubblicazione di numerosi testi di filosofia e teologia. Si fece editore delle Adnotationes al Nuovo Testamento di Lorenzo Valla e successivamente egli stesso pubblicò una edizione critica del Nuovo Testamento (traduzione della edizione greca e nuovo apparato critico) e di altri scritti della classicità greca e romana. La corrispondenza erasmiana testimonia dei tantissimi legami e contatti con tutta la cultura europea e ci rivela un personaggio di grandissima cultura e di spirito moderno. Fatto importante della sua biografia fu la polemica sul libero arbitrio contro Martin Lutero, polemica in cui difese il principio del libero arbitrio appunto contro la concezione luterana del "servo arbitrio". Nel 1521 Erasmo si stabilì a Basilea, città dove passò la quasi totalità del resto della sua vita fino alla morte avvenuta nel 1536.

Le opere di Erasmo vennero raccolte alla sua scomparsa dal Beato Renano (Opera omnia Desiderii E. Rot, 1540-1541). Tra i volumi pubblicati in vita sono da ricordare il notissimo Elogio della Follia (Encomium moriae) del 1510, i Colloqui del 1521, gli Adagia pubblicati a Venezia nel 1508, L'Enchiridion militis christiani del 1503 e poi il Ciceronianus, l'Institutio principis del 1516 e la citata Diatriba de libero arbitrio.

Nel testo più noto: l'Elogio della follia, Erasmo fa una dotta e interessantissima disamina della follia di cui indaga i vari esempi. Il testo, che è rimasto nel tempo un classico del pensiero rinascimentale, ci porta a considerare l'aspetto positivo della follia. La follia di cui vuole parlare Erasmo è la "follia della croce" (espressione mutuata da san Paolo), follia che consiste nell'abbandonare i beni terreni, nel non essere rancorosi e nel rifiutare la vendetta. Ora, dice Erasmo, chiunque si comporta in questo modo viene considerato folle e tenuto in nessun conto. La fede e la pietà cristiana sono i momenti più alti di questo ardore folle che - denuncia Erasmo - è ormai sconosciuto al suo tempo.

La cultura erasmiana è dunque tesa alla proposta di un nuovo Cristianesimo che internamente al Cattolicesimo riprenda una spiritualità reale abbandonando le forme esteriori del rito religioso e anche l'astratto intellettualismo intorno alle questioni religiose tipico del tempo. Erasmo resta in una dimensione fondamentalmente cattolica ritenendo che, anche il Protestantesimo ponesse il fianco alle stesse obiezioni. La proposta di Erasmo mirava al ritorno a una vera imitazione dell'azione di Cristo, modello per ogni cristiano. Erasmo critica dunque il mondo secolare in mano agli egoismi, all'avidità e al vizio, ma la critica non è che il mezzo per un ritorno al Cristianesimo delle origini dove l'Uomo ritrova una dimensione moralmente accettabile. Lo studio erasmiano cerca nei testi classici, nel Nuovo Testamento e poi nei testi dei padri della Chiesa gli esempi per accedere alla formazione dell'Uomo nuovo. Le humanae litterae sono lo strumento indiretto con cui attaccare gli abusi della Chiesa, l'intolleranza e il malcostume del tempo. È il mettere in gioco altre moralità, altra fede, altra sapienza. Sono queste le critiche che poi furono riproposte dalla Riforma protestante, riforma cui però Erasmo non aderì e con cui, anzi, entrò in polemica sul tema della predestinazione e del libero arbitrio. L'umanesimo di Erasmo pone l'accento sul valore dell'Uomo, visto come soggetto in grado di arrivare con i suoi mezzi alla beatitudine e alla devozione, contrapposto fortemente all'Uomo della Riforma il cui destino è legato a doppia mandata alla scelta di Dio di salvarlo o di lasciarlo al suo destino. L'umanesimo di Erasmo cerca una nuova via colta e intellettuale per la costruzione graduale di un nuovo mondo in cui l'Uomo sia al centro dell'universo. La riforma protestante presenta un Uomo solo di fronte al volere di Dio, imperscrutabile e misterioso. La polemica erasmiana non risparmia dunque né il Cattolicesimo né la riforma protestante cui esplicitamente Erasmo oppone un netto rifiuto; ma la stessa ortodossia cattolica vide in Erasmo un pericoloso nemico, l'autore di opere da mettere all'indice, considerandolo un pensatore scomodo e temuto. Erasmo venne accusato di aver messo in discussione i principi a cui si riferisce l'ortodossia cattolica e in questo modo di aver lasciato aperta la porta allo scetticismo ed all'ateismo; anche i riformati avranno parole di condanna per la sua opera. Nel tempo, anche per le mutate condizioni politiche dell'epoca, il messaggio forte dell'intellettuale, rivolto a principi, prelati e dotti, divenne sempre più il messaggio della ragione e della pace attraverso un rinnovato Cristianesimo senza dogmi assoluti e conflitti. Questo lascito erasmiano arriverà, ritrovando carica e successo, fino al mondo dell'Illuminismo che si farà interprete di istanze pacifiste e di spirito nuovo improntato a libertà, ragione e tolleranza.