Lorenzo dei Medici (Il Magnifico
(1449-1492)
Marsilio
Ficino e Pico della Mirandola
Umanesimo fiorentino
Nacque
a Firenze nel 1449 da Piero de' Medici e Lucrezia Tornabuoni. Gli fu
impartita un'eccellente educazione letteraria e filosofica da maestri
come Marsilio Ficino, l'Argiropulo e Cristoforo Landino. Morto il padre
nel 1469, assunse il governo della città. In virtù di un'abilissima
politica estera fece di Firenze il punto di equilibrio per la stabilità
degli stati italiani. Contemporaneamente si adoperò perché il prestigio
e la centralità di Firenze fossero riconosciuti anche in ambito
culturale. Il personaggio a cui affidò il compito di rappresentare le
grandi tradizioni della cultura umanistica fiorentina fu il Poliziano.
Per affermare il ruolo della tradizione fiorentina nella poesia volgare
italiana promosse la compilazione della Raccolta aragonese,
un'antologia della lirica toscana da Dante fino a lui stesso, inviata
in dono nel 1476 a Ferdinando d'Aragona. Lorenzo morì a Firenze nel
1492.
Il politico. Lorenzo fu anzitutto
un politico, un uomo di Stato, signore assoluto di Firenze e arbitro
della vita politica italiana. Si preoccupò di conservare alla città di
Firenze l'egemonia sull'intera Toscana. Scampato alla congiura che la
famiglia dei Pazzi aveva ordito contro di lui, impresse una svolta
decisamente autoritaria al suo governo, e fu così spietata la vendetta
del suo partito sugli avversari che il papato e il regno napoletano
pensarono di approfittarne per coalizzarsi in una guerra contro
Firenze. Ma il Magnifico riuscì a convincere il re di Napoli a
staccarsi dall'alleanza col papa, ottenendo così la possibilità di
accrescere il prestigio di Firenze. A partire da questo momento,
Lorenzo per 11 anni sarà il realizzatore di un accorto programma di
equilibrio e di pace fra i vari Stati della penisola. Solo dopo la sua
morte si riaccenderanno forti discordie fra i prìncipi: cosa che
favorirà le invasioni straniere di Francia e Spagna.
Il mecenate.
Lorenzo accolse nella sua corte filosofi, letterati e artisti,
realizzando nella sua persona la figura ideale del principe
rinascimentale. Diede nuovo impulso al volgare, rivalutando la
tradizione stilnovistica e trecentesca di Firenze, e sostenendo la
superiorità del toscano sugli altri volgari. Il fine era anche quello
di accrescere il proprio peso politico in Italia attraverso il primato
culturale-linguistico di Firenze.
La personalità poetica.
Molteplici sono gli aspetti della sua attività letteraria: vari i
generi affrontati, le tecniche... Egli stesso si compiace di
descriversi come un raffinato dilettante, incline a intendere
l'esercizio letterario come evasione dalle faccende politiche
quotidiane. Questo carattere sperimentalistico della sua produzione è
in realtà tipico di tutto il '400, specialmente di quegli scrittori che
preferivano scrivere in volgare. Lorenzo, nelle sue opere, si appropria
del mondo degli interessi e dei gusti di tutte le classi sociali che
compongono il dominio della sua signoria: contadini, ceto borghese,
intellettuali e aristocratici. Per ognuna di queste classi egli mostra
di avere la giusta considerazione, rafforzando il proprio prestigio di
signore preoccupato del bene dei sudditi.
Opere
Nencia Da Barberino. Lorenzo immagina che
un pastore-contadino canti l'amore per una pastora, Nencia, di cui
esalta le bellezze prosperose, ma a cui rimprovera il carattere duro e
freddo: di qui la struggente malinconia del contadino, che è sì rozzo e
incolto ma non volgare. Lorenzo sorride nel vedere le manifestazioni di
certi sentimenti, ma sa anche scorgere, dietro quelle manifestazioni
ingenue e rozze, una sofferente e spontanea umanità.
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Canti Carnacialeschi (canzoni a ballo).
Lorenzo s'ispira alla tradizione popolare e buffonesca del carnevale,
ingentilendo però i contenuti e la forma, rinnovando i metri e facendo
comporre da musici nuove arie che accompagnassero i testi. Queste
composizioni venivano cantate su carri addobbati, da compagnie di
uomini mascherati, rappresentanti il trionfo di divinità pagane o di
virtù allegoriche o delle arti (corporazioni). Altri temi comuni:
esaltazione della vita gioiosa e del diletto sensuale, il motivo della
bellezza fuggitiva, l'invito a godere la breve stagione della
giovinezza. Nel Trionfo di Bacco e Arianna, Lorenzo invita i propri
sudditi a godere del presente, lasciando da parte le civili
preoccupazioni, che si sobbarca la signoria sollecita del bene di
tutti. Qui il corteo trionfale è mitologico, concentrato sulla figura
di Bacco (dio del vino e della frenetica gioia).
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