Gregorio Magno
L'ultima patristica
«apprese
talmente bene la grammatica, la dialettica e la retorica,
che nella stessa città di Roma non era reputato secondo a
nessuno»
Papa
Gregorio Magno (il suo pontificato è compreso tra il 590 e
il 604), rappresentante, nella serie dei pontefici romani,
una figura della più grande importanza. Egli è lo scrittore
di maggiore significato nell'Italia altomedievale fino
all'anno 1000, è al centro della politica del tempo grazie
ai suoi rapporti con Costantinopoli, con i Visigoti, i
Franchi, e in particolare i Longobardi, e intrattiene con
personaggi politici e ecclesiastici di Occidente e Oriente
una corrispondenza che ci è in gran parte rimasta (più di
800 lettere). Maestro di vita spirituale e di esegesi
biblica, ha scritto la più antica e più importante biografia
di San Benedetto da Norcia. Rappresenta l'avvio dell'epoca
medievale e di quella fondazione cristiana dei popoli
europei avvalorata anche dalla missione da lui inviata in
Inghilterra.
PREFETTO DI ROMA
Nato a
Roma nel 540 circa da una famiglia appartenente
all’aristocrazia senatoria romana, il giovane Gregorio,
secondo la testimonianza di Gregorio di Tours, «apprese
talmente bene la grammatica, la dialettica e la retorica,
che nella stessa città di Roma non era reputato secondo a
nessuno». Intorno all’età di trent’anni assume la carica di
praefectus Urbi, che lo pone al centro dell’attività
politica e giudiziaria della città.
MONACO A ROMA
Convertitosi alla fede in Cristo, Gregorio fondò a Roma un
monastero che dedicò a s. Andrea, trasformando la dimora
paterna in una comunità monastica. Anche da pontefice,
Gregorio continuerà a sentirsi legato alla «sua» comunità di
monaci.
APOCRISIARIO A COSTANTINOPOLI
Nominato
da papa Pelagio II (578-590) membro del collegio dei
diaconi, fu inviato a Costantinopoli come apocrisiario,
ossia ambasciatore del papa presso la corte imperiale.
Gregorio creò intorno a sé una rete di relazioni di
altissimo livello, esercitando una forte influenza
spirituale.
PONTEFICE ROMANO
Alla
morte di Pelagio (7 febbraio 590), in circostanze
drammatiche per la città di Roma (a una disastrosa
esondazione del Tevere seguì un'epidemia di peste), Gregorio
è acclamato papa da tutta la gente dell'Urbe. Per tutto il
tempo del suo pontificato (3 settembre 590 - 604), papa
Gregorio I dette prova di straordinarie doti organizzative e
di governo.
GREGORIO MAGNO E L'EUROPA
Con
Gregorio nasce la visione di un Occidente europeo, che,
sottratto all'influenza di Bisanzio, vede nella centralità
del vescovo di Roma e nella novità geopolitica e culturale
dei regni barbarici il fondamento della cristianità.
L’INVENTORE DEL MEDIOEVO
Gregorio, erede del passato romano-cristiano, ha costruito
un presente di grande novità, che il futuro ha raccolto e
fatto proprio per secoli: le sue iniziative politiche, la
sua attività intellettuale, la sua esperienza di Dio hanno
creato condizionamenti storici tali che un nuovo tempo, con
lui, pare propriamente avviarsi: il Medioevo.
LE OPERE
DI GREGORIO
Gli scritti esegetici. Dell'imponente opera letteraria di Gregorio gli
scritti dedicati al commento della Bibbia costituiscono la sezione di gran
lunga preponderante.
I Moralia in Iob, un commento al libro di Giobbe in 35 libri, costituiscono
una sorta di enciclopedia della vita cristiana, nella quale l’autore,
muovendo dal testo biblico, affronta una massa enorme di temi attinenti ai
comportamenti del cristiano.
L'Expositio in Cantica canticorum e l'Expositio in librum primum Regum,
rispettivamente dedicate ai libri del Cantico e al primo dei Re, sono
anch'esse, come i Moralia, destinate a commentare per intero e
continuativamente un libro biblico.
Le quaranta omelie sui Vangeli (Homiliae in Evangelia) e le ventidue sul
profeta Ezechiele (Homiliae in Hiezechihelem prophetam) rappresentano ciò
che resta di un'opera assidua di predicazione che Gregorio poneva tra i suoi
doveri principali di vescovo. Mentre le prime sembrano destinate al popolo,
al pubblico non selezionato dei fedeli venuti in chiesa ad ascoltare la
parola del loro pastore, le seconde forse presuppongono un pubblico più
selezionato, costituito da monaci ed ecclesiastici.
La Regula pastoralis. Con la Regola Gregorio compone un trattato sulla
predicazione, sui compiti del pastore di anime. Ognuna delle quattro parti
che la costituiscono esamina un aspetto del difficile compito: come
prepararsi ad esso, come comportarsi, come insegnare agli altri, come
riconoscere in tutta umiltà i propri limiti e non lasciarsi travolgere
dall’orgoglio.
I Dialogi. In quattro libri i Dialoghi narrano i miracoli compiuti da santi
italiani sotto il regno del goto Totila e durante l’invasione dei
Longobardi. Del primo libro sono protagonisti dodici santi, del terzo oltre
una trentina. Il secondo è interamente dedicato a san Benedetto da Norcia.
Nel quarto il racconto dei prodigi mostra la sorte delle anime nell’aldilà.
Dal punto di vista letterario i Dialoghi sono l’opera più importante di
Gregorio, il suo capolavoro.
Il Registrum epistolarum. Di Gregorio possediamo una raccolta epistolare in
14 libri, uno per ogni anno del pontificato. Si tratta di più di ottocento
lettere che costituiscono una testimonianza di straordinaria importanza
sulla storia del suo tempo e consentono di seguire minutamente il suo
operato di pontefice.
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