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Polibio   

Nato in Arcadia poco prima del 200 a.C. da una famiglia di stampo aristocratico che partecipava attivamente alla Lega achea, Polibio fece la sua carriera politica all'interno della Lega aderendo al partito avverso ai romani, finchè, dopo la battaglia di Pidna, all'interno della Lega prevalse il partito filo-romano e per sua istigazione furono deportati a Roma mille cittadini del partito avverso, tra cui Polibio. L'esilio durò 17 anni e costituì una svolta importantissima nella sua vita e nel suo pensiero; ospitato nella casa del vincitore di Pidna, il console Emilio Paolo, entrò in amicizia con il più giovane dei suoi figli, Scipione Emiliano, il quale lo introdusse nel circolo degli Scipioni. A contatto con il pensiero politico, culturale e filosofico (lo stoicismo stava allora diventando l'ideologia della classe dirigente) della Roma del tempo, Polibio cominciò a modificare la sua ostilità di cittadino acheo e a ricercare le cause della prepotente ascesa della potenza romana. Lentamente si convertì alla causa di Roma e si convinse che il suo impero era voluto dalla stessa tuch. A questo periodo risale a composizione delle Storie. Finalmente nel 150 Polibio potè far ritorno in patria, ma non vi rimase a lungo; seguì Scipione Emiliano nella terza guerra punica a fianco del quale assisté alla caduta di Cartagine, e compì numerosi viaggi per visitare quei luoghi che andava descrivendo nelle Storie. Morì in patria a 82 anni per una caduta da cavallo.

Le Storie
Opera in 40 libri dello scrittore greco Polibio (c. 205-121 a.C.)

I primi due libri sono introduttivi e riassuntivi dell'arco di tempo dal 264 al 221, mentre i libri III-XL contengono gli avvenimenti dal 220 al 146. Di questa grande opera rimangono i libri IV, ampi excerpta dei libri VIXVIII, frammenti degli altri, che provengono da citazioni e dall'opera enciclopedica di Costantino il Porfirogenito; dei passi perduti aiutano la ricostruzione Cicerone Diodoro Livio, Plutarco. La disposizione della materia la seguente: nel I libro la prima guerra punica e lotta di Cartagine contro i mercenari ribelli; nel II libro la guerra illirica, l'ultima guerra gallica, le imprese dei Cartaginesi in Spagna, la storia della lega achea alla battaglia di Sellasia; nel III libro gli avvenimenti della seconda guerra punica fino a Canne; nel IV e V libro le vicende contemporanee dell'Oriente greco, la guerra sociale degli Achei, la quarta guerra di Celesiria tra Antioco III e Tolomeo IV Filopatore; nel VI l'analisi della costituzione romana; nel VII la polemica contro gli storici precedenti, in particolare contro Timeo; nel XXXIV libro la descrizione geografica del mondo mediterraneo; nel XL e ultimo libro il riassunto di tutta l'opera. Si è discusso se Polibio abbia voluto dedicare la sua opera ai Greci o ai Romani, molto di più si è discusso sulla data di composizione e di pubblicazione: intenzione dell'autore è scrivere una storia "universale" e "prammatica": è polemico contro la storiografia retorica d'origine isocratea, escludendo tutti gli orpelli oratori, sdegnando le rielaborazioni dei discorsi e rifiutando ogni carattere declamatorio: "Tanto gli scrittori che i lettori della storia non devono badare soltanto ai fatti in sè, ma agli avvenimenti che li hanno preceduti, accompagnati, seguiti. Se si toglie infatti alla storia l'esame delle cause, dei mezzi, degli scopi di ogni impresa compiuta e la ricerca del risultato che essa ha conseguito, quello che ne rimane può essere un ottimo saggio retorico, ma non genera apprendimento e al momento procura diletto, ma non produce per il futuro utilità alcuna" (III, cap. 31). Il libro XII è una spietata critica a Timeo: problema centrale è quello etiologico con la distinzione di aitìa, di pròfasis, di archè (la causa vera, il pretesto, l'inizio d'un fatto). I mezzi di ricostruzione sono individuati nell'accertamento filologico, nell'autopsia topografica e nella competenza militare e politica: "E' compito dello storiografo prima di tutto quello di informarsi di tutti i discorsi effettivamente pronunciati, senza distinzione alcuna, poi quello di ricercare la causa del successo o dell'insuccesso di quanto fu detto o compiuto; infatti la nuda esposizione degli avvenimenti può interessare, ma non giovare, mentre se si adduce la causa degli eventi esposti, la storiografia riesce veramente utile". La storia prammatica comprende anch'essa tre parti: studio diligente dei documenti e delle memorie, visita alle città, alle regioni, ai fiumi e ai porti, conoscenza della politica: "Conoscere gli scritti più antichi è utilissimo se si vogliono apprendere le opinioni di chi ci ha preceduto e le notizie che gli antichi avevano di determinate località, popoli, governi, azioni ecc." (XII, cap. 25). Dalla storia di Polibio scompare dall'indagine ogni fattore extraumano ed extrarazionale; vi si nota un sostanziale ateismo, un astio aggressivo contro la superstitio; così la storia polibiana è esposizione non di genealogie o mitiche fondazioni di città, ma esposizione delle azioni politiche: infatti prammatica significa politica, e da qui nasce l'utilità della storia, che deve servire a formare gli uomini politici che così faranno esperienza, leggendo le cose del passato. La storia, in conclusione, è insegnamento. Quanto poi al fatto di scrivere una storia universale, cioè catholikè, Polibio si ispira a Eforo e mette cos in pratica quel cosmopolitismo, tanto tipico dell'ellenismo: qui l'idea cosmopolita si incarna nella realtà dell'egemonia di Roma, che è la grande scoperta dell'esule greco; di fronte alle due Costituzioni romana e cartaginese, Polibio avverte la genialità della Costituzione romana, anzi sulle Costituzioni ci offre una curiosa teoria distinguendo tre forme di Costituzione: monarchia, aristocrazia, democrazia, ognuna delle quali tende a degenerare nella cattiva forma corrispondente: tirannide, oligarchia, oclocrazia. Ogni popolo, secondo Polibio, deve percorrere l'intero ciclo dalla monarchia alla oclocrazia; dalla quale alla fine nascono l'anarchia, il disordine, il trionfo degli istinti brutali: dal caos dell'oclocrazia sorge di nuovo la monarchia, così il ciclo ritorna e si ha l'anachìclosis. Perciò il motore unico delle azioni umane è l'utilità, mentre la religione non è  altro che un instrumentum regni, che serve a tenere a freno la folla, ma è inutile per i savi. Come scrittore Polibio è uno dei peggiori; la sua lingua è quella delle cancellerie ellenistiche, la prosa è "slombata e stentata" (Perrotta), la lettura difficile e sgradevole: ammirato da Mommsen, fu particolarmente elogiato da Croce.

Crittografia e steganografia