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Proclo       Neoplatonismo - La "scolastica" neoplatonica

Un essere che ne produce un altro rimane in se stesso immutato, ma la cosa prodotta necessariamente gli somiglia.

Proclo Licio Diadoco (greco: Ðñoêëoò o äéáäo÷oò; Costantinopoli, 8 febbraio 410-Atene, 17 aprile 480) fu un filosofo neoplatonico del V secolo.

Di Proclo si dice che mangiasse e bevesse assai poco, osservando il digiuno l'ultimo giorno del mese, e che la notte fosse uso vegliare in preghiera; osservava i giorni nefasti degli egiziani, celebrava i noviluni e, ogni anno, si recava a visitare le tombe degli eroi attivi e dei filosofi, offrendo sacrifici espiatori per le anime dei defunti. Scrisse molti inni dedicandoli agli dei greci ma anche a divinità di altri popoli.

Nato da famiglia benestante originaria della Licia, regione sulla costa meridionale dell'Asia Minore (il padre era un avvocato che per motivi di lavoro si era recato nell'allora capitale dell'Impero romano, Proclo studiò retorica, filosofia e matematica ad Alessandria d'Egitto. Rientrato a Costantinopoli, seguì le orme del padre consolidando per qualche tempo una buona fama come uomo di legge. Tuttavia preferì continuare ad occuparsi di filosofia e nel 431 si recò ad Atene per studiare all'Accademia fondata da Platone (che arriverà poi a dirigere).

Proclo visse ad Atene per quasi tutta la sua vita, eccetto un anno di esilio al quale fu costretto per la sua attività politico-filosofica, mal tollerata dal regime cristiano.


La dottrina di Proclo

I
l punto fondamentale della filosofia di Proclo è l'illustrazione di quel principio triadico che è proprio del neoplatonismo. Ogni processo si compie per via di una somiglianza delle cose che procedono con ciò da cui procedono. Un essere che ne produce un altro rimane in se stesso immutato, ma la cosa prodotta necessariamente gli somiglia.
Ora il prodotto, in quanto ha qualche cosa d'identico al producente, resta in esso, in quanto ha qualche cosa di diverso procede da esso. Ma essendo simile è in qualche modo identico e diverso, dunque rimane e procede insieme, e non fa nessuna delle due cose senza l'altra. Ora ogni essere che procede per sua natura da una cosa ritorna verso di essa. Vi ritorna in quanto non può fare a meno di aspirare alla propria causa che è per esso il bene; ed ogni essere desidera il bene. Questo ritorno o conversione si compie per la somiglianza di chi ritorna con ciò a cui ritorna (Ist. Teol.,30, 32). Con ciò Proclo distingue nel processo di emanazione di ogni essere dalla sua causa tre momenti: 1° il permanere (moné) immutabile della causa in se stessa; 2° il procedere (pròodos) da essa dell'essere derivato che per la sua somiglianza con essa le rimane attaccato e insieme se ne allontana; 3° il ritorno o conversione (epistrophé) dell'essere derivato alla sua causa originaria. Quel processo dell'emanazione che Plotino aveva illustrato in termini metaforici con l'esempio della luce e dell'odore, viene giustificato da Proclo con questa dialettica del rapporto tra la causa e la cosa prodotta per la quale esse nello stesso tempo si connettono, si separano e si ricongiungono in un processo circolare nel quale il principio e la fine coincidono.

Il punto di partenza dell'intero processo è l'Uno, Causa prima e Bene assoluto, che Proclo, come Piotino, ritiene inconoscibile ed inesprimibile Dall'Uno procede una molteplicità di Unità o Enadi, che sono anch'esse Beni supremi e Divinità e fanno da intermediarie tra l'Uno originario e il mondo dell'Intelletto. L'Intelletto, che è la terza fase dell'emanazione, è diviso da Proclo in tre momenti: I'intellegibile (l'oggetto dell'Intelletto), che è l'essere; I'intellegibile-intellettuale, che è la vita; l'intellettuale (l'Intelletto come soggetto), che è l'Intelletto. L'essere e la vita vengono a loro volta divisi in vari momenti ad ognuna dei quali Proclo fa corrispondere una divinità della religione popolare. II quarto momento dell'emanazione è l'Anima, divisa in tre specie: la divina, la demoniaca e l'umana; le prime due vengono ancora suddivise e identificate con divinità od esseri della religione popolare.

Il mondo è organizzato e governato dall'Anima divina. ll male non deriva dalla divinità, ma dall'imperfezione dei gradi medi e bassi della scala del mondo e dalla loro deficiente accettazione del bene divino. La materia non può essere causa del male perché essa è stata creata da Dio come necessaria per il mondo.
Oltre le facoltà distinte nell'anima da Platone e da Aristotele, Proclo ammette in essa una facoltà superiore a tutte, l'Uno nell'anima, che corrisponde all'Uno nel mondo ed è la facoltà adatta a conoscerlo. Il processo dell'elevazione morale e intellettuale dell'anima culmina nel congiungimento estatico con l'Uno. I gradi ultimi di questo processo di elevazione sono l'amore, la verità e la fede. L'amore porta l'uomo fino alla visione della bellezza divina; la verità fino alla sapienza divina ed alla conoscenza perfetta della realtà. Ma solo la fede lo porta, al di là della conoscenza e di ogni divenire, al riposo e al mistico congiungimento con ciò che è inconoscibile ed inesprimibile.