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Luigi Pulci        Il Morgante

Poeta (Firenze 1432 - Padova 1484), fratello di Luca e di Bernardo. Di nobile e agiata famiglia, nel 1459 dovette, in seguito a dissesti finanziari, occuparsi come scrivano e contabile; negli anni seguenti le sue condizioni di vita si fecero ancora più gravi a causa del fallimento del fratello Luca coinvolto in pericolose speculazioni bancarie. Esiliato da Firenze, poté tornarvi nel 1466 con l'aiuto di Lorenzo de' Medici. Questi gli affidò alcune missioni diplomatiche e lo ebbe carissimo almeno sino al 1473, quando, per cause non bene accertate, Pulci si allontanò dal suo protettore per passare al servizio del principe Roberto di Sanseverino, che seguì in tutti i suoi viaggi; rimase peraltro devoto a Lorenzo, al quale lo legarono per tutta la vita amicizia e riconoscenza profonde. Di questi sentimenti sono testimonianza viva e arguta le Lettere, dalle quali la personalità di Pulci, beffarda, amara, scanzonata, vien fuori in tutta la sua suggestiva ricchezza.

Se l'uomo si specchia limpidamente in queste lettere, l'artista si rivela, nella variatissima coloritura del suo mondo comico, soltanto nel Morgante, poema iniziato, su richiesta di Lucrezia Tornabuoni, nel 1461 e composto in due tempi (la prima redazione era in 23 canti; l'edizione definitiva, comparsa nel 1483 e nota come Morgante maggiore, ne comprende 28). Nei primi 23 canti Pulci segue, nell'orditura della vicenda e nel taglio delle scene, un cantare anonimo, il cosiddetto Orlando laurenziano, ch'egli varia, arricchisce, sintetizza secondo il suo estro comico e il suo audace ingegno stilistico; gli ultimi 5 canti risentono invece largamente della Spagna in rima: tutto il poema, peraltro, nasce da una felice e personalissima elaborazione dei dati offerti dalla tradizione canterina trecentesca. Nel Morgante le figure del vecchio mondo cavalleresco, che Pulci riprende e riscatta, divengono nulla più che inesauribili pretesti comici, intorno ai quali il poeta intreccia le sue fantasie ponendo al centro del suo gioco le figure di Morgante e Margutte. E qui è appunto il nucleo vitale dell'ispirazione di Pulci, che non si propone di comporre un poema nel senso tradizionale del termine, ma vuole soltanto abbandonarsi a una felice avventura di linguaggio e di stile, con un impegno eminentemente verbale, con rarissime concessioni all'umanità dei personaggi, con scarso interesse alla loro qualificazione poetica. Ma qui è anche il limite dell'opera, che nei momenti felici raggiunge toni di altissima comicità, per scadere poi nella formula o nella fredda stratificazione di motivi e di temi comici. Tra le opere minori di Pulci vanno ricordati i sonetti in tenzone con Matteo Franco, nei quali la felicità espressiva fa dimenticare la fredda violenza della polemica, la Beca da Dicomano, poemetto rusticale che è ben lontano dalla finezza poetica della Nencia da Barberino di Lorenzo de' Medici, le Frottole e la fredda Giostra, poemetto composto per celebrare la vittoria del giovane Lorenzo, in una giostra del 1469.



La Giostra.
Tra la fine del 1464 e l’inizio del 1465, a causa del fallimento della banca aperta a Firenze dal fratello Luca, Pulci dovette rifugiarsi in una sua proprietà nel Mugello per sfuggire ai creditori e solo l’intercessione del Magnifico gli permise di rientrare a Firenze nel 1466. Da allora fin verso il 1472 Luigi godette di un notevole prestigio presso i Medici, che lo impegnarono in missioni ufficiali in varie città. Nel 1469 gli toccò l’onore di celebrare, con le ottave della Giostra, la vittoria di Lorenzo il Magnifico in un torneo che ebbe luogo il 7 febbraio di quell’anno (evento che sanciva l’investitura del giovane a successore di Piero).


Il Morgante e l’accusa di eresia.
Ma le fortune di Pulci incominciarono rapidamente a declinare a mano a mano che nella politica culturale di Lorenzo si accresceva il ruolo di Marsilio Ficino, che diede alla corte medicea un’impronta di più elevato e aristocratico tenore intellettuale. Pulci intensificò, allora, i suoi contatti con Roberto Sanseverino conte di Caiazzo, a cui lo aveva presentato lo stesso Lorenzo; lo raggiunse a Milano nel 1473 e lo seguì negli anni successivi a Bologna e a Venezia. Nel 1478 pubblicò la sua opera principale, il poema cavalleresco Morgante . Nell’edizione ampliata del 1483 Pulci aggiunse un accenno polemico a Savonarola, che aveva pubblicamente biasimato i suoi scritti come sacrileghi. Ma il terribile frate domenicano non poteva essere attaccato impunemente e Pulci, accusato di eresia, dovette pubblicare una ritrattazione in terzine, la Confessione. Quando meditava di tornare a Firenze si ammalò, a Padova, dove morì nell’autunno del 1484. Venne seppellito da eretico, a lume spento e in terra sconsacrata. Nel 1494 Savonarola avrebbe citato il Morgante quale esempio di libro scellerato da gettare nei roghi purificatori, e nel 1559, in piena età della Controriforma, tutta l’opera poetica di Pulci sarebbe stata inclusa nell’Indice dei libri proibiti voluto dal papa Paolo IV.