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Quinto Curzio Rufo (latino:Quintus Curtius Rufus)     Le storie di Alessandro Magno

Storico romano, intorno alla cui vita non abbiamo notizie e di cui è discussa la cronologia. Infatti alcuni studiosi, ed è l’opinione più probabile, lo riferiscono all’età di Caligola o di Claudio, altri lo riportano con qualche fondamento di ragione al tempo di Vespasiano, altri lo posticipano all’epoca di Traiano e della rinascita imperiale, o lo fanno anche molto posteriore, assegnandolo perfino al IV secolo. Fu identificato con il Curzio Rufo ricordato da Plinio e da Tacito, che da umili origini salì al consolato e al governatorato della provincia d’Africa; ma sembra più probabile l’identificazione dello storico con il retore Curzio Rufo di cui parla Svetonio.

Nessuno degli antichi ci ha tramandato notizie su di lui, ed egli stesso non ama parlare di sé, né dei tempi in cui visse; d’altra parte, essendo la sua opera mutila dei primi due libri, ci mancano quelle parti proemiali in cui di solito si trovano elementi utili alla biografia. Sotto il suo nome ci è pervenuta in un codice carolingio una Storia di Alessandro Magno in dieci libri, scritta nello stile e nella lingua del I secolo d.C.

In questa opera l'autore elogia la Monarchia macedone. Fu scritta forse per sostenere il tentativo di Caligola di instaurare a Roma una monarchia di tipo orientale ed esalta la figura di Alessandro Magno e quella di un impero universale. Il racconto inizia dopo la conquista dell'Asia Minore alla vigilia della Battaglia di Isso contro Dario. Dopo un confronto tra i due protagonisti si procede con la narrazione delle vittorie di Alessandro Magno. Dopo l'uccisione di Dario il nuovo antagonista è Besso che viene comunque ucciso e tradito dal suo re. Allesandro giunge fino in India e all'Oceano. L'opera si conclude con la morte del re. Tra le fonti troviamo Diodoro Siculo.

L'opera risulta comunque più romanzesca e retorica che storica. Infattivi sono numerosi errori cronologi e geografici e molta propensione verso il meraviglioso ed il fantastico. Lo stile si mantiene elevato senza però una sovrabbondanza di figure retoriche. Vi sono numerose disgressioni ed una forte tendenza al Patos e al patetico.