Svetonio Tranquillo, Caio
L’uccisione di Giulio Cesare
Più che storico vero e
proprio, Svetonio è un erudito curioso di aneddoti,
pettegolezzi ed eventi privati, spesso scabrosi; tuttavia,
il fatto che i protagonisti vengano presentati in una
dimensione meno ufficiale e solenne che nella storiografia
tradizionale, assieme alla prosa semplice ed energica, rende
piacevoli le pagine di Svetonio. Esse, d’altra parte,
costituiscono una fonte essenziale per la ricostruzione
delle vicende storiche della prima età imperiale, poiché
trattano di periodi, come quello del regno di Caligola, la
cui corrispondente descrizione di Tacito è andata perduta.
Sulla biografia di Svetonio possediamo scarse notizie: le fonti
per ricostruire la sua vita sono l’opera stessa di Svetoio, l’
epistolario di Plinio il Giovane e l’Historia Augusta.
Sappiamo che nacque intorno al 70 d.C. da una famiglia di rango
equestre di modesta condizione.
Agli inizi svolse l’attività forense, poi, dopo aver iniziato
gli studi eruditi, grazie alla protezione di personaggi
iportanti, quali Plinio il Giovane e poi Setticio Claro, entrò a
corte nel rango di funzionario: fu prima preposto, sotto Traiano,
alla cura delle biblioteche pubbliche, poi con Adriano fu
addetto all’archivio imperiale e alla corrispondenza dello
stesso principe.
La sua brillante carriera burocratica si interrompe bruscamente
quando cadde in disgrazia insieme a Setticio Claro, prefetto del
pretorio e suo protettore.
Dopo la destituzione dall’incarico e l’allontanamento da corte,
non sappiamo più nulla, né tanto meno dopo quanto tempo sia
morto.
Le più famose Opere di
Svetonio:
- Prata o Pratum
- De viris illustribus
- De vita Caesarum
Svetonio scrisse numerose opere, di cui ci sono rimasti solo
qualche frammento.
Il lessico della Suda (X secolo) ci tramanda titoli diversi
delle sue opere ( gli argomenti sono svariati, dai costumi
romani al calendario, dai segni diacritici usati dai filologi
alle cortigiane famose, agli scritti politici di Cicerone, ecc.).
Prata o Pratum, sarebbe un’opera di carattere enciclopedico,
suddivisa in diverse sezioni in base agli argomenti trattati;
secondo altri costituirebbe il titolo dell’intera produzione
antiquario-erudita a cui abbiamo accennato.
Il nome di Svetonio è collegato ad un’opera, il De viris
illustribus, una raccolta di biografie divise per “generi” (vite
di poeti, oratori, storici, filosofi, grammatici e retori).
A noi resta solo una sezione, De grammatici et rhetoribus,
mutila nella parte finale: ai grammatici sono dedicati i primi
24 capitoli, ai retori i 6 superstiti.
Delle altre sezioni abbiamo solo materiale giuntoci per via
indiretta: dal De poetis derivano le vite di alcuni poeti quali
Terenzio, Virgilio, Orazio, Lucano.
Il De vita Caesarum, una raccolta di 12 biografie di imperatori,
da Giulio Cesare a Domiziano, in otto libri, ci resta invece
incompleto, fatta eccezione per i capitoli introduttivi
dell’opera.
La biografia è un genere di derivazione greca e a Roma era stato
collaudato prima da Varrone nelle Imagines e poi da Cornelio
Nepote nel De viris illustribus, con l’impostazione dello stesso
schema che ritroviamo in Svetonio: brevi informazioni su origine
e luogo di nascita, sull’insegnamento esercitato, sugli
interesse principali e le opere composte, sui tratti del
carattere: questo lo schema delle biografie dei grammatici e
retori, nel De poetis.
Svetonio dà maggiore importanza alle notizie curiose e
aneddotiche, destinata a illustrare meglio le caratteristiche
morali del personaggio.
De vitae Caesarum: sono le biografie degli imperatori da Cesare
a Domiziano, per le quali lo storico si avvalse della
consultazione degli archivi imperiali. Anche qui Svetonio segue
uno schema fisso: parte prima con il dare notizie sulla famiglia
dell’imperatore, poi narra le vicende che lo coinvolsero prima
dell’ascesa al trono, e in seguito inizia a raccontare fatti per
categorie in maniera tale che le virtù e i meriti precedano la
narrazione dei vitia, o dei difetti, dell’imperatore. Infine
narra il fimerale e l’apoteosi. Anche qui troviamo il gusto per
l’aneddoto e per il prodigioso.
Nell’ottica di Svetonio, i boni principes sono quelli che si
mostrano tolleranti verso la nobilitas e rispettosi verso la
religione tradizionale. Egli esprime, a volte, giudizi
favorevoli su taluni atti di imperatori, considerati pessimi,
solo perché essi si erano mostrati favorevoli agli equites, la
classe alla quale lo storico apparteneva: Caligola, ad esempio,
viene visto in luce favorevole perché procedette con moderazione
e giustizia alla revisione delle centurie dei cavalieri; così
Domiziano, poiché aprì agli equites i pubblici uffici.
L’opera di Svetonio è dunque interessante proprio perché ci
fornisce a volte un quadro storico che non coincide con quello
della storiografia di indirizza aristocratico, dandoci quindi il
resoconto di fatti dal punto di vista di una classe diversa,
ovvero quella dei cavalieri.
L’aspetto più rilevante
dell’organizzazione del materiale biografico è la rinuncia ad
una disposizione in ordine cronologico:
nell’introduzione alla vita di Augusto egli stesso rende conto
di questo criterio espositivo, basato non per tempora sed per
species, secondo cioè una serie di categorie, di rubriche che
trattano separatamente i vari aspetti della personalità del
principe.
Questo tipo di biografia dal carattere astorico era il genere
che meglio si adattava in un periodo in cui il potere aveva
assunto un carattere così personale ed autoritario: la biografia
era lo strumento storiografico più idoneo a fungere da criterio
di periodizzazione per la storia dell’impero. Nella rinuncia
allo schema annalistico, che la cultua senatoria aveva ancorato
al succedersi delle magistrature, c’è la consapevolezza da parte
dell’autore che quelle magistrature, pur sopravvivendo, sono
svuotate di ogni potere, e che solo la durata del regno di ogni
singolo principe può scandire il succedersi di un periodo
all’altro.
Pensiero
Il disinteresse di Svetonio per le problematiche storiche
politiche, per le imprese militari o per la ricerca delle cause,
l’assenza in lui di ogni impostazione moralistica nella visione
della storia, sono elementi che bastano da soli ad evidenziare
la distanza della sua opera dalla storiografia latina precedente.
Il gusto per l’aneddotico e per la personalità dei personaggi
dai lui descritti, è conforme agli interessi dei suoi
destinatari: essi sono i funzionari imperiali e la classe
dirigente del tempo, gruppi socilai profondamenti rinnovati con
elementi nuovi che non hanno più la passione per la politica o
per la tradizione della generazione precedente.
Anche lo stile di Svetonio si allontana da quello tradizionale
del genere storiografico: la sua scrittura è sobria, priva di
eleganza e si riduce ad unamera elencazione di dati.
E’ uno stile decoroso, ma ripetitivo, privo di finalità
letterarie.
Il lessico si caratterizza in senso realistico e si spre ai modi
colloquiali, alle parole tecniche di uso comune e ai grecismi
che fanno parte della lingua parlata.
Svetonio inaugura un nuovo genere conforme ai tempi del
principato e ai gusti letterari dell’ epoca, dandoci modo di
osservare la vita e la società romana da un punto di vista
lontano da quello tradizionale della politica.
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