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T E R E N Z I O ( ca 185 a.C. )     Le commedie di Terenzio

(Cartagine 195 o 185 - Stinfalo circa 159 a.C.)

Il teatro di Terenzio, raffinato, elegante, poetico.

Si chiamava, questo autore del II sec. a.C., Terenzio Afro (l’africano) perché veniva da Cartagine; era arrivato a Roma come schiavo, ma, intellettualmente molto dotato, fu subito “affrancato” (reso libero) dal suo dominus, e visse nella élite della società romana, fra intellettuali particolarmente aperti all’eleganza della cultura greca.

Di Terenzio ci restano sei commedie, fra cui “Heautontimoroumenos” (Punitore di se stesso) e “Adelphoi” (Fratelli).

Morì giovane durante un viaggio in Grecia, dove si recava per affinare la sua cultura secondo una diffusa tradizione delle classi colte e aristocratiche romane (la cui seconda lingua, tanto quanto l’inglese di oggi, era il greco; c’è anche chi sostiene che Cesare, quando fu pugnalato dai congiurati alle Idi di Marzo, non si rivolse a Bruto con il famoso “Tu quoque, Brute, fili mi?!” (“Anche tu, Bruto, figlio mio”), ma in greco: “Kai sű, teknon?!”, (Anche tu, figlio).

Torniamo a Terenzio: che, come tutti gli intellettuali che creano opere di alto livello nello stile e nel contenuto, non ebbe un successo senza contrasti.

Le critiche non mancarono: chi lo accusò di non aver scritto da solo i suoi lavori, chi lo considerò un imitatore non all’altezza dell’arte teatrale greca, cui Terenzio costantemente si ispirava. Gli studiosi moderni gli hanno reso giustizia, ridandogli la paternità delle sue opere e, pur nella dipendenza creativa della sua commedia da quella greca, una piena originalità di stile e di poetica.