Giovanni
Pontano
Dell'amore coniugale
Giovanni
Pontano (Cerreto di Spoleto 7 maggio 1429-Napoli 17 settembre
1503), letterariamente Giovanni Gioviano Pontano, secondo il
nome che assunse nell'Accademia napoletana, fu uno dei massimi
esponenti dell'Umanesimo nel secolo XV: nella sua opera
multiforme e vasta trovano espressione non solo la cultura e i
gusti dell'autore, ma anche interessi culturali, gusti, tendenze
e problemi della sua epoca, sicché, letta in controluce, essa
offre un quadro interessantissimo del mondo umanistico e, in
particolare, di quello dell'Italia meridionale. Egli non fu
semplicemente un letterato, ma anche un personaggio politico di
rilievo nella corte dei sovrani aragonesi di Napoli, al cui
servizio fu dai diciotto anni. Lasciata l'Umbria e postosi al
seguito di Alfonso I d'Aragona, nel 1447 venne a stabilirsi a
Napoli, da dove non si allontanò più e che diventò la sua
seconda patria. Dal 1466 circa al 1486 fu precettore, poi
consigliere e infine primo segretario del principe ereditario
Alfonso, Duca di Calabria, che accompagnò nelle sue molte
spedizioni di guerra; dal 1475 fu segretario della moglie del
duca, Ippolita Sforza; assolse missioni diplomatiche assai
delicate, come durante la guerra di Ferrara (1482-84),
combattuta contro Venezia da Napoli, Firenze e (dopo una breve
parentesi) Sisto IV , quando fu uno dei principali artefici
della pace di Bagnolo (7 agosto 1484); o all'epoca della seconda
congiura dei Baroni contro Ferrante I (1485-86), quando riuscì
per ben due volte, il 10 agosto 1486 e il 25 gennaio 1487, a
rappacificare col re il papa Innocenzo VIII (che lo aveva in
grande considerazione anche per i suoi meriti di letterato,
tanto che l'8 gennaio del 1486 volle laurearlo poeta); fu 'Secretario
maiore' (vale a dire primo ministro) di Ferrante I (1486-94) e
poi dei suoi successori Alfonso II e Ferrante II (1494-95).
Umanista e studioso dell'antichità classica, che ricercava in
tutte le sue testimonianze, epigrafi, statue, ruderi, ma
soprattutto nella sua eredità letteraria, quasi in gara con gli
antichi egli si cimentò con successo in quasi tutti i generi
letterari, poetici e prosastici, unendo ad una perfetta
padronanza del latino, che sgorgava dalla sua penna come lingua
parlata, resa di volta in volta viva, ove fosse necessario, da
neologismi e volgarismi, un naturale talento di scrittore e
poeta, unito a una visione molto concreta della vita e dell'uomo
e a una profonda conoscenza della psicologia e delle reazioni
umane.
Delle opere in versi del Pontano ci limiteremo a ricordare il
poema Urania in cinque libri, che riflette i suoi interessi
astrologici e insieme la capacità di creare originali favole
mitiche per motivare la genesi delle singole costellazioni,
poema seguito a guisa di appendice da un Meteororum liber, sui
fenomeni atmosferici, che ha squarci lucreziani nella
descrizione dello scatenarsi dei fenomeni della natura; il
poemetto in due libri De hortis Hesperidum sulla coltivazione
dei cedri, che egli praticava personalmente nella sua villa su
una collina di Napoli, nella località oggi detta "Antignano";
due originali raccolte, che costituiscono un unicum nella poesia
latina: i tre libri del De amore coniugali, in cui l'elegia
latina viene usata per la prima volta per cantare l'amore non
già per un'amante, ma per la moglie del poeta, una specie di
storia lirica, sempre tuttavia aderente alla realtà dei fatti,
della sua vita coniugale e familiare, e i due libri del De
tumulis, una silloge di epigrammi sepolcrali, in cui accanto a
personaggi storici e contemporanei, trovano posto anche creature
fantastiche e personaggi immaginari, talora legati a leggende e
tradizioni popolari; infine, la spumeggiante raccolta degli
Hendecasyllaborum seu Baiarum libri, nata in margine alla vita
galante della Corte alle terme di Baia, ma anche espressione,
come sempre, di sentimenti ed amicizie del poeta, nonché
l'ecloga Lepidina, una rappresentazione figurata, in sette
cortei, delle bellezze di Napoli e dintorni, personificate in
suggestive figure mitiche.
Nella prosa l'opera del Pontano più ammirata come "la più nuova
e moderna" sono i Dialoghi Charon, Antonius, Aegidius, Actius e
l'incompiuto Asinus, in cui, escluso il lucianeo Charon
ambientato nell'oltretomba, le riunioni dell'Accademia
napoletana (che dal Pontano, divenutone il presidente nel 1471
alla morte del Panormita, prese poi il nome di 'Pontaniana')
offrono lo spunto per dibattere le più varie questioni di
letteratura, di filosofia, satira politica, o per teorizzare le
leggi della storia e i ritmi dell'esametro, non senza dare
libero sfogo alla sua fantasia e, talora, ai suoi pirotecnici
giochi di parole. Ad esigenze sociali e filosofiche rispondono i
trattati di etica pratica miranti a fornire all'uomo
contemporaneo suggerimenti e modelli di vita. Ricordiamo tra
essi il De obedientia, il De prudentia, il De magnanimitate, il
De fortuna, il De immanitate, nonché i cinque trattatelli
definiti "delle virtù sociali", De liberalitate, De beneficentia,
De magnificentia, De splendore, De conviventia, sull'uso del
danaro da parte delle classi abbienti, e i due trattati De
principe e De fortitudine dedicati al Duca di Calabria, Alfonso
d'Aragona. Partendo da una rapida definizione delle singole
virtù secondo uno schema aristotelico, tali scritti si snodano
su una fitta trama di esempi, sia classici che contemporanei,
alieni da ogni mira speculativa, evidenziano gusti e tendenze
della società contemporanea. I vasti interessi astrologici del
Pontano e la sua vasta cultura in materia trovano espressione
nei due libri delle Commentationes in centum Ptolemaei
sententias, nei tredici libri del De rebus celestibus e
nell'incompiuto trattato De luna. Ai suoi interessi filologici
vanno attribuiti il giovanile De aspiratione, sull'uso della
lettera h, e il tardo De sermone in sei libri sull'uso del sermo
convivialis come elemento di aggregazione, distensione e
sollievo dalle fatiche quotidiane. Anche nell'opera storica si
cimentò il Pontano, narrando le vicende della guerra combattuta
da Ferrante I contro i Baroni ribelli tra il 1458 e il 1465 nei
sei libri del De bello Neapolitano, che offrono un quadro
fondamentalmente veritiero e documentato di tutta la vicenda, a
cui l'autore prese parte personalmente.
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