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Gerolamo Savonarola

Fu condannato al rogo nel 1498.

Gerolamo Savonarola nacque a Ferrara nel 1452, si fece frate domenicano a Bologna nel 1475, acquisendo quelle cognizioni di teologia, di esegesi biblica, di diritto civile e canonico che sono il nocciolo delle sue prediche e dei suoi trattati. Nel 1481 cominciò le sue peregrinazioni di predicatore, passando prima a Ferrara e poi a Firenze, Reggio Emilia, a Brescia e in altre città lombarde, suscitando consenso e entusiasmo attraverso la fervida immaginazione visionaria che dava al suo pensiero l'evidenza di una rivelazione. Nel 1482 divenne lettore nel convento di San Marco a Firenze. Fu celebre in città per la predicazione fortemente accusatrice dei costumi e della moralità della Chiesa di Roma e dell'allora papa Borgia (Alessandro VI) e preconizzò un vendicatore divino, la purificazione e il rinnovamento ecclesiastico. Per l'accento profetico e veemente delle sue predicazioni volte al rinnovamento morale e religioso fu allontanato per volontà di Lorenzo de' Medici da Firenze (1487). Venne poi richiamato dallo stesso Lorenzo e nel 1491 fu eletto priore del convento di San Marco, che staccò dalla congregazione lombarda. Riprese la sua predicazione e per otto anni (1490-1498) fu l'uomo più ascoltato e autorevole di Firenze, battendosi dal 1490 al 1495 per una riforma morale e politica. Sopratutto dopo l'espulsione dei Medici (1494) si impegnò nella diffusione dell'insegnamento di come un'autentica vita cristiana debba avere quale presupposto la libertà repubblicana e le virtù civili. Degli anni 1490-92 sono i suoi scritti: Compendium logicae; Trattati della umiltà, della orazione, dell'amore di Gesù Cristo; Le Contemplazioni infiammative; il Libro della vita viduale; il Compendium totius philosophiae e l'Opus de divisione scientiarum.

Fra il 1494 e il 1498, Savonarola divenne di fatto un uomo di spicco nella repubblica fiorentina, da lui sottomessa a un severo regime morale: promulgò riforme democratiche a favore del popolo, come la riforma delle imposte e l'abolizione dell'usura. Allorché discese in Italia Carlo VIII, parve al Savonarola di potere realizzare il suo sogno di purificazione individuando nel re di Francia il punitore dell'odiato Borgia. Il Savonarola vedeva Firenze come la nuova Gerusalemme, città con il compito di guidare al rinnovamento la comunità cristiana a partire dalla Roma papale dominata dalla corruzione del papa. Alessandro VI, nel 1495, ordinò al frate di presentarsi a Roma per sottostare a giudizio, proibendogli contemporaneamente la predicazione. Il Savonarola non gli ubbidì, lottando implacabilmente contro il papa e la Curia romana, colpevoli di favorire la tirannide e di trascinare gli uomini nell'immoralità. Quindi la stessa Signoria fiorentina, sotto la pressione e i ricatti anche economici del papa, costrinse il domenicano a rinunciare alla predicazione, mentre la città si divise tra suoi sostenitori (i cosiddetti "piagnoni", per l'austerità della vita) e gli avversari, detti "palleschi". Tuttavia egli riprese ben presto la predicazione, tuonando contro la simonia ecclesiastica e smascherando il complotto dei palleschi, finchè nel 1497, attraverso intrighi e prepotenze, venne eletta una Signoria composta in maggioranza dai suoi avversari, proprio quando papa Alessandro VI l'aveva scomunicato. Sono del 1497 due Lettere a tutti i cristiani e diletti da Dio, in cui Savonarola affermava che la scomunica era basata su false prove, e un Trattato sul Trionfo della Croce, attraverso il quale proclamava l'ortodossia della sua fede. In questi suoi scritti tuttavia sostenne che non bisognava obbedire al capo della Chiesa quando i suoi ordini risultano contrari agli insegnamenti del Vangelo. Così i Francescani gli lanciarono la sfida della prova del fuoco: cadendo nella trappola organizzata dai suoi avversari, Savonarola accettò e poi rifiutò di sottostare alla prova con un frate francescano; per questo, processato, fu condannato al rogo nel 1498 insieme con altri due confratelli: Domenico Pescia e Silvestro da Firenze.


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