Seneca Lucio Anneo
RIASSUNTO
DELLE OPERE DI SENECA
Seneca Lucio Anneo (Còrdoba, Spagna, 4 ca a.C. - Roma 65 d.C.)
filosofo e scrittore latino.
IL PRIMO PERIODO A ROMA E L'ESILIO.
Figlio di Lucio
Anneo Seneca il Retore
, fu educato a Roma alla scuola del padre
e di declamatori quali Papirio Fabiano e di filosofi quali lo
stoico Attalo e il cinico Demetrio. Fece per un anno pratica di
vita pitagorica col filosofo Sozione. Membro del senato sotto
Caligola, nei 41, all'inizio dell'impero di Claudio, venne
relegato, perché coinvolto in intrighi politici di corte, in
Corsica, dove rimase 8 anni. Nel lungo periodo di solitudine S.
maturò i suoi interessi per la meditazione filosofica,
approfondendo una tematica (sui significato dell'esistenza) già
affrontata in scritti teoreticamente non originali, e
rivelandosi diviso tra la ricerca di un'autosufficienza
interiore e il bisogno di rapporti sociali che potessero
valorizzare l'opera del filosofo. Quest'ultima esigenza lo
spinse anche ad adulare Claudio; a Roma Poté tornare solo nel
49, dopo la morte di
Messalina che gli era stata
ostile.
RAPPORTO CON II. POTERE.
La nuova moglie di Claudio,
Agrippina, gli affidò l'educazione del proprio figlio
Domizio, il futuro Nerone, e a quest'opera S. si
dedicò con impegno, tanto che ne fu condizionato il resto della
sua vita. S. sperava di realizzare un sogno che aveva
affascinato i filosofi a cominciare da Platone: mettere la
filosofia al vertice del potere e assicurare agli uomini una
guida razionale e giusta. Il modello storico a cui S. guardava
era Augusto, e l'equilibrio raggiunto ai suoi tempi tra potere
dell'imperatore e classe dirigente senatoriale. Ma Nerone volle
forzare le tappe verso un governo di tipo autocratico,
scontrandosi con la classe dirigente e con le ambizioni della
stessa madre. S. cercò tenacemente di influire sul discepolo, ma
dovette accettare l'assassinio di Britannico e della stessa
Agrippina. Dopo la morte del prefetto del pretorio Afranio Burro
(62), la potenza politica di S. era finita, e il filosofo si
ritirò a vita privata, dedicandosi alla pura meditazione
filosofica. Scoperta nel 65 la congiura dei Pisoni, S. vi venne
coinvolto e Nerone ne decretò la morte. S. si tolse la vita
cercando di affermare con quel gesto, che divenne poi esemplare,
l'indipendenza e la libertà del saggio.
LE OPERE FILOSOFICHE.
Molte delle numerose opere
di Seneca sono andate perdute; si ricordano qui quelle che ci
sono pervenute. I Dialoghi (Dialogorum libri XII), che non hanno
però vera e propria forma di dialogo, comprendono le seguenti
opere: Consolatio ad Marciata (dopo il 37); De ira (41'?);
Consolatio ad Helviam matrem; Consolatio ad Polybium; De
brevitate vitae; De constantia sapientis; De vita beata (58'?);
De tranquillitate animi (62'?); De otio (62?); De providentia
(62?). Nel De clementia (55-56), dedicato a Nerone, viene esposta
l'ideologia della monarchia illuminata. Agli anni del ritiro
dalla vita politica appartengono le opere più ampie: De
beneficiis, in 7 libri; Naturales quaestiones, in 7 libri; e
l'opera più celebre: le Epistulae morales ad Lucilium, di cui si
conservano 124 lettere in 20 libri. Gli scritti filosofici non
costituiscono un sistema dottrinale nuovo, né particolarmente
coerente: l'atteggiamento di S. è quello di un eclettico di
propensione stoica. I punti centrali del suo discorso sono la
problematicità dell'esistenza e le sue contraddizioni, e la
ricerca della virtù intesa come vittoria razionale sulle
passioni, come autosufficienza spirituale e unico tramite per il
raggiungimento della vera felicità; a ciò si aggiunge il suo sforzo costante di conciliare l'amore di sé e quello per gli
uomini, di correlare dimensione individuale e dimensione
politica. L'accentuazione in S. di alcuni spunti del pensiero
stoico (presenza di Dio nella coscienza umana, ascesi
individuale come fondamento della vitti morale, problema della
morte e speranza di sopravvivenza ultraterrena) giustificano la
stima e l'ammirazione di cui godette presso i pensatori
cristiani: Dante stesso lo pose nel limbo, fra gli «spiriti
magni» dell'antichità (Inf IV, 141). S. è dotato di un
virtuosismo stupefacente (che gli viene dalle scuole dei retori)
nel rivestire le sue idee di forme sempre nuove, sicché il tono
oscilla tra quello di una rigorosa analisi interiore e quello di
una sapiente predica a intelligenti ascoltatori. Spetta in ogni
caso a S. il merito straordinario di aver scoperto la dimensione
dell'interiorità in termini moderni e di aver fornito non solo
uno stile nuovo, tutto rotture e tendente alla sententia, ma
anche un nuovo coerente linguaggio, di cui beneficerà poi tutta
la cultura cristiana.
LE TRAGEDIE.
Un posto a sé hanno le tragedie di S. scritte,
sembra, a partire dagli anni dell'educazione di Nerone: Hercules furens, Troades, Phoenissae (lacunosa), Medea, Phaedra,
Oedipus, Agamennon, Thyestes (Tieste). Hercules Oetaeus,
derivate dal teatro greco. È invece una praetexta l'Ottavia, che
la tradizione manoscritta gli attribuisce, ma che è opera di un ignoto
di poco posteriore. Le tragedie di S. sono il punto di arrivo, ai
limiti dell'espressionismo verbale, della tragedia retorica, destinata probabilmente alla lettura nelle sale di recitazione e
nella quale l'azione drammatica è sostituita dalla declamazione
dei sentimenti e dalla sottigliezza del dialogo sofistico.
Contrassegnate dallo scontro di passioni estreme. dal gusto del
macabro e del truce, le tragedie di S. hanno influenzato il
teatro dei secc. XVI e XVII e in particolare il dramma
elisabettiano. A parte sta il Ludas de morte Claudii o
Apokolokyntosis (»Zucchificazione» o «Apoteosi della zucca»),
divertente satira menippea sulla deificazione di Claudio, in cui
S. sfoga il suo risentimento personale per chi l'aveva esiliato,
esprimendo inoltre l'opposizione stoica al potere arbitrario e
incontrollato. Alcuni studiosi attribuiscono poi a S. una
raccolta di circa 70 epigrammi, di cui tuttavia solo 3 vanno
sotto il suo nome. Sicuramente apocrifa e la corrispondenza con
san Paolo..

Seneca Lucio Anneo,
detto il Retore per distinguerlo dal figlio filosofo (Córdoba 55
ca - Roma 40 ca d.C.) scrittore latino. Di famiglia equestre,
soggiornò giovanissimo a Roma, ove ebbe modo di ascoltare i
maggiori oratori, e vi rientrò poi in età matura con la famiglia.
Scrisse un'opera di storia contemporanea, andata perduta, e una
raccolta di Controversiae (ce ne sono giunti 5 libri su 10 e Suasoriae
( 1 libro su 2) il cui titolo d'insieme era: Oratorum sententiae, divisiones,
colores. Si tratta di declamazioni tenute
da illustri oratori e maestri di retorica, di genere
rispettivamente giudiziario (su fatti immaginari della vita
quotidiana) e deliberativo (su temi del mito e della storia),
ricordate dalla prodigiosa memoria di S.
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