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ALBIO TIBULLO

Tibullo, Albio (latino Albius Tibullus), poeta latino (I sec. a.C.); della sua vita si sa pochissimo; non si conosce il prenome; da un epigramma, attribuito a Domizio Marso, si apprende che morì ancora giovane, quasi contemporaneamente a Virgilio (perciò nel 19 o 18 a.C.); nacque dunque, con ogni probabilità, tra il 54 e il 49. Pare fosse di famiglia equestre impoverita dalle confische in favore dei veterani di Filippi; se, come sembra, è identificabile con lui l'Albio a cui è dedicata l'Epistola 1, 4 di Orazio, conservò tuttavia una discreta agiatezza ed ebbe qualche proprietà nella zona fra Tivoli e Preneste. Non fece parte del circolo di Mecenate (benché amico di Orazio), bensì di quello che si raccoglieva attorno a Messalla Corvino, che egli aveva seguito in guerra (in Aquitania e in Oriente, nel 31 o 30 e nel 29). Durante la prima delle due spedizioni si ammalò, a Corcira, e si sentì vicino a morte, come narra in una delle sue più belle elegie (I, 3). Il circolo di Messalla si tenne lontano da quella calda adesione ai programmi politici di Augusto, che caratterizza invece i poeti raccolti intorno a Mecenate. Tibullo cantò soprattutto l'amore, che ha il nome di due fanciulle, Delia e Nemesi, e d'un fanciullo, Marato. Tra i grandi poeti dell'età cesariano-augustea e in particolare accanto ai due maggiori elegiaci, Catullo e Properzio, Tibullo si distingue per una sua vena, che a torto si considererebbe "minore". Fu artista di squisita sensibilità, di sentimenti delicati, amante della vita nascosta, fatta di serene gioie sensuali e di quiete, intime fantasie. La passione si fa struggimento, si nutre di atmosfere campestri e familiari, senza però cadere nel sentimentalismo, e si esprime in una forma limpida e semplice. Con Tibullo il distico elegiaco latino raggiunse una compiuta perfezione di chiarezza e musicalità. Le elegie di Tibullo sono raccolte, assieme a composizioni di altri autori, nel Corpus Tibullianum, del quale sono certamente di Tibullo i primi due libri.

Il Corpus Tibullianum

È una raccolta di componimenti poetici divisa nei manoscritti in tre libri (il terzo fu poi a sua volta diviso in due libri in età umanistica), in metro elegiaco (tranne il primo componimento del IV libro, il cosiddetto Panegirico di Messalla, in esametri). Sono tutti componimenti che nacquero nella cerchia letteraria di Messalla Corvino. Il primo e il secondo libro (con 10 e 6 elegie) sono di Tibullo. Il terzo libro contiene sei elegie in cui Ligdamo canta il suo infelice amore per Neera; il quarto, oltre al Panegirico di Messalla, opera giovanile di un poeta mediocre, contiene cinque poesie amorose di Cerinto, sei brevi biglietti amorosi (i cosiddetti elegidia) di Sulpicia e due brevi elegie che sono attribuite a Tibullo.