| Valla: La falsa donazione di Costantino |
Lorenzo Valla
La cosiddetta Donazione di Costantino era il documento su cui per secoli la
Chiesa di Roma aveva fondato la legittimazione del proprio potere temporale in
Occidente. Si attribuiva infatti all’imperatore Costantino la decisione di
donare al papa Silvestro i domini dell’impero romano d’occidente. Bisognò
attendere il XV secolo per sconfessare filologicamente quella presunta
donazione. Fu il grande umanista Lorenzo Valla che nel 1440, intervenendo a
proposito dell’ingerenza pontificia riguardo la successione sul trono del regno
di Napoli, denunciò la falsità del documento con una memorabile dissertazione,
il De falso credita et ementita Costantini donatione declamatio. Con le armi
dell’analisi linguistica e argomentazioni di tipo storico-giuridico Valla
dimostra che l’atto era stato confezionato nelll’VIII secolo dalla stessa
cancelleria pontificia.
La falsa donazione di Costantino
Non mi accingo a scrivere per vanità di accusare e lanciare filippiche: questa
che sarebbe una turpe azione, sia lontana da me; scrivo, invece, per svellere
l’errore dalle menti, per allontanare, con moniti e rimproveri, dalle colpe e
dai delitti. Io, per me, non mi permetterei mai di augurarmi che altri sulla mia
scia poti con le armi la vigna di Cristo, cioè la sede papale, troppo rigogliosa
di rami inutili, e le faccia dare non selvatici racemi senza vita, ma dei
grappoli gonfi. Ma, se lo facessi, chi vorrebbe turarmi la bocca o chiudere i
propri orecchi o spaventarmi con la visione di supplizi e di morte? Come dovrò
chiamarlo io, foss’egli anche il papa? Buon pastore o non piuttosto sordo
aspide, che non vuole ascoltare la voce dell’incantatore e vuole morderne e
avvelenarne le membra?
Mi accorgo che si aspetta ormai di sapere qual delitto io imputi ai romani
pontefici: un delitto, per vero, grandissimo commesso o per supina ignoranza o
per sconfinata avarizia, che è una forma di soggezione a idoli, o per vano
desiderio di dominare, cui sempre si accompagna la crudeltà. Essi, per tanti
secoli, o non compresero la falsità della Donazione di Costantino o crearono
essi stessi il falso; altri, seguendo le orme degli antichi pontefici, difesero
come vera quella donazione che sapevano falsa, disonorando, così, la maestà del
papato, la memoria degli antichi pontefici, la religione cristiana e causando a
tutto il mondo stragi, rovine, infamie. Dicono essere loro Roma, loro il Regno
di Sicilia e di Napoli, loro Italia, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra:
tutta l’Europa occidentale, in una parola.
Tale pretesa si conterrebbe nel testo della Donazione. Ah, sì! Sono tuoi tutti
questi Stati? hai intenzione, sommo pontefice, di ricuperarli tutti? spogliare
tutti i sovrani dell’Occidente delle loro città o costringerli a pagarti tributi
annuali? invece io penso che sia più giusto ai sovrani spogliare te di tutto ciò
che possiedi. Dimostrerò, infatti, che la Donazione dalla quale i sommi
pontefici vantano i loro diritti, fu sconosciuta e a Costantino e a Silvestro.
[...] Io posso ben dire e gridare ad alta voce (non ho paura degli uomini,
protetto come sono da Dio) che ai miei giorni non vi è stato sommo pontefice che
abbia amministrato con fedeltà e saggezza. Furono tanto lontani dal dare il pane
di Dio alla famiglia dei loro sudditi, che anzi li farebbero sbranare come pezzi
di pane. Il papa, proprio lui, porta guerre a popoli tranquilli; semina
discordie tra le città e i principi; il papa ha sete delle ricchezze altrui, e,
al contrario, succhia fino in fondo le sue stesse ricchezze; egli è come Achille
dice di Agamennone Demoboros basileus, cioè “re divoratore dei popoli”. Il papa
fa mercato non solo dello Stato, ciò che non oserebbe né Verre né Catilina, né
alcun altro reo di peculato, ma mercanteggia perfino le cose della Chiesa e lo
stesso Spirito Santo! Perfino a Simon Mago desterebbe esecrazione! E quando ciò
viene avvertito e anche rimproverato da galantuomini, non nega, ma
sfacciatamente l’ammette e se ne gloria: afferma che gli è lecito strappare in
qualsivoglia modo dalle mani degli occupanti il patrimonio della Chiesa donato
da Costantino, come se da quel riacquisto la religione cristiana sia per trarre
maggiore felicità e non piuttosto maggior peso di peccati, di mollezza, di
passioni, se pure è possibile che la Chiesa sia più gravata di tali mali di
quanto non lo è già e se vi è più posto per scelleratezze.
Per riavere le altre parti donate, sperpera le ricchezze mal tolte ai buoni,
paga truppe a cavallo e a piedi, che fanno tanto male dappertutto, mentre Cristo
muore affamato e nudo in migliaia e migliaia di poveri. E non si rende conto (o
indegnità!) che mentre egli si affanna a strappare ai principi secolari i loro
beni, questi a loro volta sono spinti a strappare agli ecclesiastici i loro beni
o dal cattivo esempio o dalla necessità (talvolta non c’è neppure vera
necessità). [...]
Insomma, possiamo noi credere che Dio avrebbe permesso che Silvestro accettasse
materia di peccato? Non permetterò che si faccia questo oltraggio alla memoria
di un santissimo uomo, non permetterò che si insulti un ottimo papa, dicendo che
egli accettasse Imperi, Regni, province, alle quali sogliono rinunziare quelli
che vogliono entrare nella Chiesa. Pochi furono i beni che possedé Silvestro;
pochi furono quelli degli altri sommi pontefici, il cui aspetto era sacrosanto
anche ai nemici come quel san Leone, che atterrì l’animo truce del re barbaro
(Attila) e piegò chi la forza di Roma non aveva potuto né toccare né spezzare.
Ma gli ultimi papi, ricchi e affogati nei piaceri, sembrano non mirare ad altro
che a essere empi e stolti tanto quanto santi e saggi furono gli antichi
pontefici. Quale cristiano potrebbe sopportare ciò con tranquillità?
In questa mia prima orazione non voglio ancora spingere i principi e i popoli ad
arrestare il papa precipitante a corsa sfrenata e a costringerlo a star buono
nella sua sfera di azione, ma solo vorrei indurli ad ammonire il papa che,
forse, già ritrovata da sé la via della verità, attraverso essa se ne torni a
casa sua lasciando l’altrui e ripari nel porto, lontano dalle onde di dissennati
pensieri e dalle tempeste furiose. Ma se egli ricusa [di seguire la via della
verità] mi preparerò a una seconda orazione molto più aspra. Possa io una buona
volta vedere il papa fare solo il vicario di Cristo e non anche dell’imperatore:
nulla mi pesa più che l’attendere ciò, specialmente perché spero che avvenga per
i miei scritti. Che non ci giunga più l’eco di orribili voci: fazioni
ecclesiastiche, fazioni contrarie alla Chiesa; la Chiesa combatte contro i
perugini o contro i bolognesi. Non è la Chiesa che combatte contro i cristiani
ma il papa; la Chiesa combatte gli spiriti del male nel cielo. Allora il papa
sarà chiamato e sarà realmente padre Santo, padre di tutti, padre della Chiesa;
non susciterà guerre tra i cristiani, ma con apostoliche censure e con la maestà
del papato spegnerà le guerre provocate da altri.
Lorenzo Valla, La falsa Donazione di Costantino, a cura
di G. Pepe, Ponte alle Grazie, Firenze 1993.